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La «Tour Eiffel» di Ispra che annusa i gas serra nella regione – milano.corriere.it

milano.corriere.it – ambiente- La «Tour Eiffel» di Ispra che annusa i gas serra nella regione. La struttura alta 100 metri misura le emissioni nocive in Lombardia. I ricercatori: «Oggi la qualità dell’ aria è migliore rispetto a 30 anni fa»

Una torre alta 100 metri fiuta i gas serra della Lombardia. L’ha costruita la Commissione Europea a Ispra, nel centro di ricerca europeo sul Lago Maggiore, e i dati raccolti dalla grande antenna serviranno a capire come sta il pianeta e anche se stiamo rischiando la nostra salute.

La struttura è entrata in funzione il 10 luglio e, guardandola dal basso, ricorda vagamente la Tour Eiffel di Parigi. I gas serra sono raccolti a tre altezze, 40 metri, 60 metri e sulla sommità a 100 metri.

Il manufatto è stato costruito in due anni ed è un incastro di tubi in acciaio zincato. Alla base della grande antenna vi sono una serie di laboratori, in funzione ogni giorno 24 ore su 24, per tutto l’anno. Con scienziati che arrivano da mezza Europa.

La misurazione dei gas serra permetterà di avere informazioni sulle loro emissioni entro un raggio di 200 chilometri, a cavallo tra le Alpi e la Pianura Padana.

Questo nuovo monitoraggio scientifico si va ad aggiungere al lavoro di ricerca sulla qualità dell’aria che, dal 1985, viene effettuato dalla stazione ambientale del JRC (Joint Research Center) di Ispra e che ha permesso di scoprire molte cose sulla qualità dei nostri cieli. Intanto non tutto è catastrofico, a sentire gli scienziati che lavorano a Ispra.

Le notizie sono migliori di quelle che ci aspetteremmo leggendo i giornali: «La qualità dell’aria negli ultimi trent’anni è sicuramente migliorata e anche il particolato e le polveri sottili, che costituiscono il PM10, hanno avuto una diminuzione», osserva la responsabile del laboratorio, la dottoressa Elisabetta Vignati.

Le masse d’aria che vengono catturate da questi sensori costituiscono, per i ricercatori, il respiro della Lombardia.

 A conti fatti, il malato, non ha più quella tosse così dura e secca di un tempo, ma sta cominciando a respirare un po’ meglio. «A Ispra analizziamo l’impatto che le politiche europee hanno sull’ambiente — osserva Vignati —, a partire dalle convenzioni europee che hanno deciso di effettuare questi studi.

Un dato importante, ad esempio, è quello che riguarda la presenza di composti di zolfo, che dal 1985 è andato generalmente diminuendo e che era una delle componenti che più contribuiva al problema delle piogge acide, molto sentito dall’opinione pubblica negli anni Ottanta.

Oggi la situazione è migliorata su questo fronte, però abbiamo notato che é aumentato il contributo dell’uso della legna da ardere all’inquinamento atmosferico».

Trasporto e riscaldamento rimangono le due sorgenti inquinanti più importanti, ma intanto i dati di Ispra confermano che l’impatto delle politiche antinquinamento è stato molto forte.

Nel 1979 la comunità internazionale prese coscienza del fatto che le masse d’aria non avevano confine e che l’inquinamento era un problema globale. Le Nazioni Unite diedero inizio alla «Convention on Long-Range Transboundary Air Pollution» e nel 1985 nacque la stazione di monitoraggio al Jrc su proposta della Comunità Economica Europea.

Da allora Ispra raccoglie i dati e li confronta con quelli di altri siti scientifici, praticamente in tempo reale.

Nelle piattaforme Internet del centro europeo le misurazioni si possono anche vedere e analizzare in tempo reale grazie a una filosofia di condivisione che può essere molto utile alla comunità scientific, e anche ai cittadini che possiedono un po’ di cultura scientifica.

All’interno della stazione i laboratori fanno rilevazioni molto sofisticate. Esiste ad esempio un laboratorio di fisica delle particelle, che misura la grandezza e la proprietà delle stesse e le loro capacità di assorbimento della luce.

Si tratta di un lavoro molto importante, che permette ad esempio di capire se l’aria é piena di «black carbon», un tipo di particella che riscalda e che per questo è molto nociva per i ghiacciai quando ricade sulla terra, oltre che essere dannosa per la salute. Pochi lo sanno, ma questi scienziati stanno curando il pianeta.

Sorgente: Corriere della Sera

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