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Ius soli, il Pd frena per il rischio crisi – Repubblica.it

repubblica.it – Ius soli, il Pd frena per il rischio crisiRenzi si rimette a Gentiloni dopo l’altolà dei centristi di Alfano ai quali si sono aggiunti i senatori delle Autonomie. Resta l’ipotesi di mettere la fiducia. Ma il capogruppo dem Zanda: “Severa verifica dei numeri di maggioranza”   –  di CARMELO LO PAPA

ROMA. «Se le cose stanno così, ci rimettiamo a Gentiloni, decida lui sulla fiducia, non passerò certo io per quello che porta il governo alla crisi». Matteo Renzi non getta la spugna sullo Ius soli, legge che per il segretario Pd resta «un principio di civiltà». Ma il quadro politico è mutato, deteriorato per la maggioranza.

Ne prende atto proprio il presidente del Consiglio Gentiloni dopo l’incontro mattutino con il leader di Ap Angelino Alfano, che a Palazzo Chigi gli allarga le braccia, pur dicendosi disposto personalmente a salvare il governo: «Non sono in grado di garantire la tenuta del nostro gruppo al Senato».

Venerdì era arrivato l’annuncio di dimissioni del ministro centrista Enrico Costa, su Repubblica, se l’esecutivo dovesse porre la fiducia. Quasi l’intera squadra di Ap a Palazzo Madama (tranne sei) voterebbe contro o comunque uscirebbe dall’aula. Stessa linea per gli autonomisti che finora hanno sempre votato con la maggioranza. I numeri, già precari in quel ramo del Parlamento, sul diritto di cittadinanza non ci sono.

Palazzo Chigi fa saper che farà di tutto per condurre in porto comunque la legge, anche con la fiducia, seguendo le indicazioni e i desiderata del Pd, ma dopo una «attenta verifica dei numeri». Solo se ci saranno le condizioni, insomma.

La blindatura del testo, che il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto adottare i primi giorni della prossima settimana, slitterà ancora. Il provvedimento è gravato da 50 mila emendamenti ed è finito nell’imbuto creatosi al Senato tra decreto vaccini, banche e altre misure.

La probabilità che scivoli alla ripresa di settembre diventa una mezza certezza. Col conseguente rischio, altrettanto elevato, che a ridosso della campagna elettorale il testo finisca su un binario morto.

Il fatto è che in questi ultimi giorni si erano fatte insistenti le voci e le ricostruzioni sulle reali intenzioni del segretario Renzi, dietro la determinazione con la quale stava perseguendo l’approvazione a tutti i costi della legge, nonostante la probabilità che il governo vada sotto.

«Ma per me ormai è pacifico che si vada al voto l’anno prossimo, a settembre parto in treno in campagna elettorale, non voglio staccare la spina a Paolo, figuriamoci, a questo punto faccia lui», è quanto il leader Pd ripete ai big del Nazareno in queste ore.

Nasce da queste considerazioni e dalla necessità di liberarsi da qualsiasi sospetto l’uscita del portavoce della segreteria, Matteo Richetti: «Il Pd seguirà l’indicazione del presidente Gentiloni.

Noi vogliamo lo Ius soli e siamo pronti ad andare fino in fondo ma negli ultimi sei mesi di legislatura vanno avanti leggi che hanno ragionevole certezza di avere il consenso di entrambi i rami del Parlamento e il Pd non vuole né intende creare inciampi e ostacoli al governo».

I capigruppo di Ap Lupi e Bianconi esultano al «modo giusto di affrontare la questione, inopportune e divisive» le richieste di fiducia.

E il presidente del gruppo pd Zanda, che in un primo momento in mattinata dichiara che «non è ipotizzabile un rinvio» e che la legge passerà entro l’estate, nonostante gli avvetimenti centristi, dopo il suo incontro pomeridiano col premier sfuma la propria posizione.

«Occorre una severa verifica sui numeri della maggioranza su tutti i provvedimenti», ammette. Anche Fi festeggia la frenata. «Inseguono i numeri certi, ma gli unici certi saranno quelli che perderà il Pd se insisterà sulla legge», attacca Deborah Bergamini.

Il premier Gentiloni continuerà il suo check sui centristi nei prossimi giorni, comunque «farà di tutto», lasciano trapelare da Chigi. La svolta di ieri sta nel fatto che alla fine, se la fiducia non sarà posta e si andrà a settembre, la segreteria Pd ne prenderà atto, senza spingere a tutti i costi verso un voto-corrida.

Stavolta con l’alta probabilità che a finire infilzato non sarebbe come al solito il toro. «Decida Paolo cosa fare, lo sosterremo comunque», è l’ultima parola di Renzi. Passerà per uno stop, ma lo libererà dai sospetti di inseguire una crisi.

Sorgente: Ius soli, il Pd frena per il rischio crisi – Repubblica.it

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