Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci è, infatti, in assoluto il giornale che dal 2003 ad oggi ha gravato maggiormente sulle casse dello Stato. Per la precisione, ha incassato la bellezza di 62,6 milioni di euro. Scorrendo la classifica, sono molti i quotidiani che pescano nel bacino di lettori di sinistra ad avere fatto incetta di finanziamenti. Al terzo posto in assoluto troviamo Europa, espressione della ex Margherita (poi confluita nel Pd), capace di raccogliere 32,5 milioni di euro di contributo pubblico. Liberazione, organo di stampa di Rifondazione comunista, si è messa in tasca poco meno di 32 milioni di euro. Anche a destra, però, si fa spesso incetta di contributi pubblici. Il secondo giornale più finanziato dallo Stato è, infatti, la Padania, organo della Lega Nord, che ha messo insieme 38,6 milioni di euro.

Il Secolo d’Italia, diventato l’organo del Movimento sociale negli anni Sessanta e poi passato attraverso varie proprietà ad An, ha raccolto 28,2 milioni di euro. Ma non ci sono solo questi giornali dai nomi molto noti. Esiste anche una galassia di pubblicazioni meno conosciute che, messe in fila, hanno raccolto parecchio denaro. Terra-Notizie Verdi era l’organo ufficiale della Federazione dei Verdi: ha ricevuto finanziamenti per 13,8 milioni di euro. Cronache di Liberal, organo ufficiale dell’Unione di Centro, ha totalizzato contributi per 10,1 milioni di euro. Ancora, la Discussione, nato come giornale legato alla Democrazia cristiana, poi organo della Dc per le Autonomie, ha ricevuto 7,9 milioni di euro. Chiudono la classifica Zukunft in SudTirol, organo della Sudtiroler Volkspartei, con 6,1 milioni di euro e Rinascita della Sinistra, settimanale dei Comunisti italiani, con 5,9 milioni di euro. Il conto totale, da mandare allo Stato italiano per il saldo, è di 238 milioni di euro.

Ma c’è un altro aspetto che rende la questione dei finanziamenti ai giornali di partito ancora più interessante. Come spiega proprio l’analisi di Openpolis, queste pubblicazioni negli anni sono quasi tutte sparite. Delle 19 testate di partito presenti negli elenchi di Palazzo Chigi, infatti, quasi tutte sono state costrette, dopo lunghi periodi di sofferenza e lotte intestine, a chiudere i battenti. L’80%, infatti, ad oggi non esiste più. Sono solo due i casi di giornali ancora attivi nella loro versione cartacea: La Discussione e Zukunft in Südtirol. Mentre il Secolo d’Italia sopravvive in forma ridimensionata, con una versione on line. E’ evidente, insomma, che i contributi pubblici non aiutano la costituzione di imprese solide e sostenibili. E, anzi, nel tempo portano pericolosi effetti collaterali.