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E Juncker scrive a Gentiloni: «Migranti, pronta una task force con 500 esperti e 100 milioni»

La Commissione europea decide di appoggiare con un impegno straordinario la «legge Minniti» sui migranti. Mentre al Viminale arrivano i rappresentanti delle Ong che dovranno aderire al «codice di comportamento»

di Fiorenza Sarzanini

Un «contributo di emergenza fino a 100 milioni», 500 esperti di controllo delle frontiere per accelerare i rimpatri degli irregolari, provvedimenti per completare il ricollocamento dei richiedenti asilo: la Commissione europea decide di appoggiare con un impegno straordinario la «legge Minniti» sui migranti. Mentre al Viminale arrivano i rappresentanti delle Ong che dovranno aderire al «codice di comportamento» pena il divieto di attraccare nei porti italiani, il presidente Jean-Claude Juncker invia una lettera al capo del governo Paolo Gentiloni per dichiarare la volontà di «intervenire a sostegno dell’Italia con misure concrete da attuare rapidamente su richiesta di Roma, già nelle prossime settimane».
Passa dunque la linea del ministro dell’Interno Marco Minniti che sin dal suo insediamento aveva sottolineato la necessità di avere «una collaborazione costante con Bruxelles per raggiungere risultati concreti nella gestione dei flussi migratori».

Il doppio binario

E adesso può con soddisfazione rivendicare il fatto che il nostro Paese «è al centro dell’agenda internazionale, visto che noi siamo la porta dell’Europa e dunque l’appoggio degli altri Stati diventa fondamentale proprio per governare il fenomeno anziché subirlo». È la strategia del doppio binario: da una parte la trattativa con Bruxelles, dall’altra il negoziato con la Libia. E il «segnale forte» che il governo lancia a livello internazionale è la visita di questa mattina del primo ministro di Tripoli Fayez al-Sarraj al premier Gentiloni, dopo l’accordo firmato a Parigi con il generale Khalifa Haftar. Perché, come viene ribadito dal governo italiano «le basi per l’intesa sono state gettate mesi fa proprio da Roma con un impegno costante nei confronti di entrambe le parti e soprattutto la consapevolezza che la Libia fosse il Paese nei confronti del quale indirizzare tutti gli sforzi per arrivare a una pacificazione e dunque alla possibilità di controllare il territorio».

Ecco la vera emergenza italiana I migranti meno istruiti d’Europa
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Numero «percepito» e numero reale
L’inversione di tendenza

In questi giorni per la prima volta c’è stata un’inversione di tendenza rispetto agli sbarchi che sono appena il 5 per cento in più di quelli registrati nello stesso periodo del 2016, ma soprattutto un impegno della guardia costiera libica che ieri ha riportato sulle proprie coste 280 persone, mentre 620 venivano trasportate in Italia, compresi undici morti. Anche di questo si è parlato nella riunione con i rappresentanti delle Ong presieduta dal prefetto Mario Morcone.
Entro venerdì i rappresentanti delle Organizzazioni umanitarie impegnate nel Mediterraneo dovranno presentare le loro «osservazioni» sulle nuove regole imposte dall’Italia e condivise dall’Ue. I punti maggiormente criticati sono il divieto di trasbordo dalle navi che effettuano il salvataggio a quelle istituzionali, e soprattutto la possibilità che a bordo delle imbarcazioni Ong salgano gli agenti: «È impossibile accettare che siano armati», hanno evidenziato alcune associazioni.

Ultimatum delle Ong

La trattativa è aperta, ma entro la prossima settimana la lista di chi aderisce dovrà essere stilata. La linea, ribadita anche ieri, rimane quella di fissare regole più rigide per impedire la «creazione di corridoi umanitari privati». Una posizione già evidenziata anche ai vertici di Frontex con i quali l’Italia sta rinegoziando la missione Triton perché «alle attuali condizioni non sarà più possibile concedere l’uso dei porti italiani. Per questo è stato chiesto l’impiego di altri mezzi navali e ponti aerei per i migranti salvati da navi battenti bandiere straniere.

Sorgente: Corriere della Sera

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