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Daesh e il forte fetore di morte in Occidente

Ogni volta che Daesh aggiunge una perla alla sua tragica collana degli attacchi dei “lupi solitari “ o della “rete” – come a Manchester, Parigi, Londra, Nizza, Berlino – l’Occidente si infuria contro quei “perdenti malvagi” (copyright Donald Trump).

Ogni volta che la formidabile macchina militare dell’Occidente aggiunge una perla alla sua tragica collana dei “danni collaterali” – in Libia, Yemen, Somalia o nelle aree tribali del Pakistan – regna il silenzio. Nessun nome musulmano completo nelle prime pagine.

Ogni volta che i burattini della NATO/GCC aggiungono una perla alla loro stessa tragica collana di massacri premeditati – in Siria, in Iraq – gli autori sono scusati perché sono “dei nostri”, ribelli  “moderati” e combattenti per la libertà.

Questa inesorabile logica perversa non sarà alterata. Ora però c’è una variante, perché il presidente Trump ha spiegato ad un mondo sorpreso, e grazie al discorso preparatogli dall’islamofobo di fiducia, Stephen Miller, che è tutta colpa dell’Iran.

Trump ha professato la sua fede, mentre giurava su una sfera splendente a Riyad; l’alma mater di tutte le forme di terrorismo Wahhabita o Salafita-Jihadista.

Egli ha professato la sua fede dopo che aveva appena venduto una partita di armi da svariati miliardi di dollari agli sfarzosi teocrati totalitari del Regno Saudita.

Queste armi saranno usate dal Regno Saudita per cancellare lo Yemen dalla faccia della terra, per acuire una guerra fratricida sunnita-sciita su tutti i fronti, e per lasciare mano libera ai loro accuratamente selezionati “combattenti per la libertà” in Siria.

Non si ripete mai a sufficienza che Daesh e il Regno Saudita, sono le due facce cadaveriche della medesima moneta stampata da Medusa: la teocrazia totalitaria, attuata per mezzo della Jihad.

La classe dirigente statunitense o lo StatoProfondo, così come il Regno Unito, non lo ammetteranno mai.  Così tante armi, in così poco tempo.

E chi poi, in Occidente, paga, in sangue, per questo circolo vizioso e depravato?

Ragazze adolescenti [in inglese] a Manchester. Per citare luttuosamente Morrissey e Marr all’apice degli Smiths : “I freschi  lillà nelle brughiere / Non possono nascondere l’insopportabile puzza della morte”.

Il Califfato Senza Terra

Gli strateghi del Daesh non potevano fregarsene di meno di quello sfavillante globo a Riyad (né la Casa reale Saudita, se per questo). Rintanati in un salotto di attesa del deserto “Syraq”, desiderosi di impossessarsi presto del nuovo hardware americano – chiamatela la Linea dei Topi Saudita [in inglese, qui in italiano] – se ne sono usciti con piani alternativi.

Sia a Mosul che a Raqqa, gli uomini del Daesh non se ne staranno ad aspettare di essere sterminati. Ben protetti da tribù locali leali e devote, ingegneri e tecnici esperti di combattimento sono stati spediti in mezzo al nulla nel deserto a cavallo del “Syraq”.

La strategia è stata perfezionata a Sirte, in Libia, sulle montagne del Sinai, e adesso a cavallo del “Syraq”. Ma il campo di battaglia privilegiato, da ora in poi, saranno le terre europee degli infedeli.

Sul fronte occidentale, il Daesh può contare su una miriade di jihadisti pronti a colpire ad ogni istante, gente residente in Unione Europea, radicalizzata su Internet e, oltre a questi, il Daesh può contare su una rete selezionata di moschee e madrasse finanziate dai proverbiali, ricchi donatori del GCC (Gulf Cooperation Council [il Consiglio per la Cooperazione nel Golfo Persico]).

Il profilo dell’attentatore di Manchester è particolarmente eloquente: un Britannico di ascendenze libiche, con rapporti indiretti (presunti viaggi segreti in Siria) con la via di fuga Libia-Siria Takfiristan voluta da Hillary Clinton. Queste connessioni implicano l’esistenza dei collegamenti fra Al Qaeda e Daesh, perché il progetto originale della via di fuga prevedeva che il Lybia Islamic Fighting Group (LIFG), fosse affiliato ad Al Qaeda e pienamente sostenuto da Washington e da Londra.

E poi, il Daesh può contare su specialisti che gli guardano le spalle.

Ogni agenzia di spionaggio occidentale ha calcolato che in Libia ci sarebbero state fino a 6.000 vittime fra gli Jihadisti. Veramente, non è così, sono stati solo poche centinaia. Questa è la conseguenza di un ritiro organizzato degli Jihadisti dal deserto. Mentre la guerra civile libica di fatto continua a svolgersi, il Daesh troverà modi sicuri per infiltrare nuove ondate di jihadisti esperti in battaglia, confondendoli con i profughi e i rifugiati che attraversano il Mediterraneo.

Quelli pochi lasciati morire per la causa a Mosul rappresentano un problema diverso. I documenti [in inglese] trovati alla Università di Mosul hanno mostrato un dettagliato programma di armi chimiche grezze, sviluppato in loco, comprendente esperimenti con gas nervini sui prigionieri. C’è bisogno di specialisti per condurre tali esperimenti – e molti di essi potrebbero essere degli occidentali. Dove sono? Sono stati infiltrati nel profondo del deserto “Syraq” tra Deir Ezzor e Al Qaim.

La propaganda rimane implacabile. L’ultimo video del Daesh, pubblicato la scorsa settimana, presenta jihadisti occidentali, tra cui un americano, Abu Hamza al-Amriki. Essi invocano la vendetta dopo che “donne e bambini sono stati uccisi dai selvaggi bombardamenti degli Stati Uniti”. Così, secondo la loro logica, è “giusto” uccidere i civili occidentali, incluse le ragazze a Manchester.

Il video presenta anche le nuove attrezzature fai da te del Daesh fabbricate nella provincia di Mosul – dai droni ai lanciatori di razzi artigianali.

Quindi, strategicamente, il Daesh si sta adattando rapidamente ai nuovi campi di battaglia. Si tratta di combattere i missili e le bombe al fosforo dei “crociati” per mezzo di ondate crescenti di attentatori suicidi solitari.

Il Daesh potrebbe essere già stato espulso, o essere sulla via per esserlo, da Fallujah, Sirte, Mosul e Raqqa. Ma, al contempo, entra nel Califfato Senza Terra, negli snodi fantasma delle aree deserte lungo l’Eufrate, nel deserto libico, nelle montagne del Sinai.

Questo va aldilà di una battaglia per Mosul o di una battaglia per Raqqa.

Questo va ben oltre una politica di “Armi in cambio di Soldi” promossa dall’amministrazione Trump, a vantaggio di un complesso militare-industriale sempre più ingordo.

E questo va al di là del fatto che un Trump letalmente inconsapevole creda che una “NATO araba” sunnita composta dai despoti dei petrodollari disposti a distruggere l’Iran sciita – ed i suoi alleati – sia destinata a portare la “pace” tra gli Arabi e Israele.

Daesh non si preoccupa di nessuna di queste sfumature geopolitiche. I figliol prodighi del Salafismo-Jihadismo wahabita rappresentano, in questo momento, una “Morte–che-Cammina” senza nessun confine geografico. Parliamo qui di una ingegnosa divisione del lavoro: mentre i loro progenitori si abbuffano con le armi degli Stati Uniti, la loro missione di diffondere il “forte fetore della morte” in tutto l’Occidente si espande senza sosta.

Sorgente: Daesh e il forte fetore di morte in Occidente – Guard for AngelsGuard for Angels

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