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Vigilia di voto in Gran Bretagna: non solo Brexit e terrorismo – Remocontro

Conti verità tra May e Corbyn. Non solo Brexit morbida o dura, non solo antiterrorismo. Economia e futuro possibile fuori dall’Unione europea, con quel matto che si trovano oggi dall’altra parte dell’Atlantico.

Quattro milioni di elettori a decidere del futuro della Gran Bretagna. Sul voto pesa come un macigno l’incognita terrorismo. ‘Momento critico’, ammette la premier conservatrice Theresa May. Stando agli ultimi sondaggi, i conservatori mantengono i favori del pronostico, ma il Labour é in rimonta e il trionfo che la May pregustava giocandosi la carta del voto anticipato potrebbe ridursi a una vittoria stiracchiata. O persino peggio.

Ecco i programmi in 5 punti dei conservatori della premier Theresa May e del Labour di Jeremy Corbyn che si sfideranno alle urne, sintetizzati dall’agenzia Ansa. Nella foto di copertina ex appartenenti alle forse armate britanniche alla vigilanza nei seggi.

IL PROGRAMMA DEI TORY
1. Il punto centrale del programma conservatore è offrire al Paese “una leadership forte e stabile” nei negoziati sulla Brexit e per affrontare le sfide dei prossimi dieci anni. I conservatori vogliono uscire dal mercato unico europeo e dalla Corte europea di giustizia, e controllare direttamente l’immigrazione in Gran Bretagna per ridurre gli ingressi sotto i 100 mila l’anno.

2. Dopo gli attacchi terroristici di Londra e Manchester è stato promesso un inasprimento delle misure di sicurezza riguardanti i potenziali terroristi e gli estremisti. Potrebbero essere riviste anche le leggi riguardanti i diritti umani.

3. Welfare, promesso un investimento di 8 miliardi l’anno in più per il settore sanitario e di 4 miliardi nell’istruzione. Il governo è stato criticato per la proposta di far pagare l’assistenza a domicilio agli anziani in base al loro reddito, con quella che è stata ribattezzata dai critici come ‘dementia tax’, e ha in parte rivisto l’iniziativa.

4. isco, entro il 2020 previsto un aumento della quota di reddito non imponibile da 11.500 a 12.500 sterline e l’innalzamento dell’aliquota massima del 40% dalla soglia di 45 mila a quella di 50 mila sterline.

5. In ambito economico resta l’impegno a ridurre la corporation tax al 17% entro il 2020 e semplificare il sistema fiscale per le imprese. L’idea è quella di attirare imprese dopo la Brexit con una bassa tassazione e una burocrazia efficiente.

IL PROGRAMMA DEL LABOUR
1. Lo slogan del manifesto laburista è “ai tanti, non ai pochi”. L’intento è di chiudere con l’austerità dei conservatori e inaugurare un nuovo corso con forti investimenti nel settore pubblico, in particolare sanità e scuola, per ridurre il divario fra la fascia più ricca e quella più povera della popolazione.

2. Sulla Brexit i laburisti rispettano il risultato del referendum e intendono condurre trattative costruttive con Bruxelles per arrivare ad un accordo che salvaguardi in primo luogo i posti di lavoro e l’economia britannica. Inoltre si punta a tutelare fin da subito i diritti dei residenti Ue nel Regno Unito.

3. Fisco, oltre all’introduzione di una ‘Robin Hood tax’ sulle transazioni finanziarie, si punta all’ampliamento della platea soggetta all’aliquota più elevata a chi guadagna oltre 330 mila sterline l’anno. In generale l’incremento della pressione fiscale dovrebbe riguardare solo la fascia più ricca della popolazione, il 5%.

4. Si punta alla nazionalizzazione completa o parziale di diversi settori, fra cui ferrovie, società elettriche e idriche, Royal Mail.

5. Sul fronte immigrazione i laburisti vogliono introdurre forme di controllo ma non hanno definito dei tetti massimi agli ingressi come invece hanno fatto i conservatori.

Sorgente: Vigilia di voto in Gran Bretagna: non solo Brexit e terrorismo – Remocontro

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