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Vertice Ue-Cina, salta la dichiarazione comune finale con la risposta a Trump sul clima – Il Sole 24 ORE

ilsole24ore.com – Vertice Ue-Cina, salta la dichiarazione comune finale con la risposta a Trump sul clima  – –dal nostro corrispondente

BRUXELLES – Nonostante una piena intesa sull’urgenza di difendere l’Accordo di Parigi dedicato alla lotta contro l’inquinamento, la Cina e l’Unione europea sono state drammaticamente incapaci di mettersi d’accordo su un comunicato congiunto alla fine di un atteso vertice bilaterale.

Ad animare le discussioni sono state le questioni commerciali, e in particolare la concessione alla Cina dello status di economia di mercato. Intesa, tuttavia, vi è stata sulla protezione delle indicazioni geografiche.

«Vogliamo oggi rilanciare la nostra cooperazione nella lotta contro l’inquinamento. Abbiamo il comune fondamentale interesse a proteggere un sistema internazionale basato sulle regole», ha affermato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk durante una conferenza stampa qui a Bruxelles, con una presa di posizione che si vuole una risposta alla clamorosa decisione americana di rinnegare l’Accordo di Parigi (si veda Il Sole/24 Ore di oggi).

Il presidente Tusk ha definito la scelta americana «un grande errore». La difesa dell’ambiente continuerà «con o senza gli Stati Uniti». Dello stesso avviso è stato il premier cinese Li Keqiang: «Le relazioni tra la Cina e l’Unione devono rimanere stabili e consolidarsi per rispondere all’instabilità di questo mondo. Ciò richiede uno sforzo instancabile da parte nostra».

La risposta all’isolazionismo americano sul versante ambientale non ha però sanato imbarazzanti differenze sul versante economico.

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Il vertice Cina-UE doveva chiudersi con una dichiarazione congiunta. Così non è stato. «C’era intesa sul testo relativo al clima, ma i nodi commerciali hanno bloccato il via libera finale», spiegava ieri un diplomatico. A creare dissidio, come ha ricordato il premier Li in conferenza stampa, è l’articolo 15 del Protocollo d’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del Commercio il quale prevede che il paese ottenga lo status di economia di mercato a 15 anni dalla sua adesione.

Poiché non tutti i Ventotto sono d’accordo nel concedere lo status a Pechino – ciò provocherebbe una riduzione delle difese europee nei confronti della Cina –, la Commissione ha proposto una alternativa. Il progetto di Bruxelles, in discussione nel Consiglio e al Parlamento, prevede misure di difesa economica che superino la dicotomia tra economia di mercato ed economia non di mercato, e mettano invece l’accento sulla presenza o meno di sussidi pubblici nell’economia (si veda Il Sole/24 Ore del 4 maggio).

Trump spinge la Ue verso la Cina

«L’Unione sta emendando la legislazione comunitaria. Ci aspettiamo un messaggio di rispetto delle regole internazionali», ha avvertito il premier cinese. Per tutta risposta, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si è lamentato di «una differenza di trattamento» nel modo in cui le imprese europee sono trattate in Cina, e quelle cinese sono considerate in Europa. Il comunicato congiunto doveva altresì contenere la promessa di cooperare per ridurre la produzione di acciaio.

Intanto, un centinaio di indicazioni geografiche europee saranno protette in Cina e viceversa, secondo una intesa raggiunta ieri. Attraverso un prossimo accordo bilaterale, l’obiettivo è di contrastare le frodi.

Tra i prodotti europei che faranno parte della lista ci sono il gorgonzola, la birra bavarese, la feta greca, il queso manchego, lo champagne e la polska wodka. La cooperazione sulle indicazioni geografiche è cominciata una decina di anni fa e ha già portato alla protezione di 10 prodotti per ogni parte.

La Cina è un partner difficile per gli europei. Da un lato è un enorme mercato in forte crescita, impossibile da ignorare. Dall’altro è un paese che usa la mano pubblica per aiutare le sue imprese ad espandersi all’estero. C’è di più. L’establishment comunitario si lamenta della chiusura dell’economia cinese.

Ancora ieri il presidente della Commissione Juncker ha sottolineato come secondo un rapporto della Banca Mondiale la Cina sia al 78mo posto su 190 per la libertà dell’attività economica.

A dispetto di un vertice terminato senza una dichiarazione congiunta, il presidente Tusk ha cercato ieri di apparire ottimista. Ha definito la riunione «la più promettente» nella storia dei rapporti Cina-UE. «Abbiamo però bisogno di più tempo per trovare un accordo su alcune questioni».

Pur di facilitare rapporti che sia Bruxelles che Pechino considerano importanti, le parti hanno deciso di costituire un gruppo di lavoro per studiare l’annosa questione degli aiuti di Stato nell’economia.

Sorgente: Vertice Ue-Cina, salta la dichiarazione comune finale con la risposta a Trump sul clima – Il Sole 24 ORE

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