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Verba volant: parmigiano…

E’ un po’ paradossale la vicenda politica di Federico Pizzarotti. Cinque anni fa è diventato sindaco di Parma perché era il candidato del Movimento Cinque stelle, ossia di una forza politica che si poneva in radicale alternativa ai partiti, considerati tutti – a ragione – responsabili dello sfacelo a cui era giunta l’amministrazione di quella città, quindi ha vinto perché in qualche modo “senza partito”. In seguito è stato cacciato dal Movimento perché ha chiesto, con un’ostinazione che gli è stata fatale, che il Movimento si organizzasse come un partito, addirittura ha chiesto un congresso. Ossia Pizzarotti ha violato l’unico vero dogma di quel movimento, saldamente difeso dalla casta sacerdotale della Casaleggio Associati. E’ impossibile violare la “linea” del partito, dal momento che una linea non esiste, è impossibile violare le regole, che, anche quando ci sono – come nel caso di cosa fare quando qualcuno è sotto indagine – sono sempre interpretabili a seconda del momento, ma non si può assolutamente chiedere che le decisioni vengano prese in modo democratico, attraverso un confronto politico, come ad esempio si potrebbe fare in un partito. Come qualcuno di noi si ricorda si faceva una volta.

Domenica Pizzarotti arriverà quasi certamente al ballottaggio e probabilmente lo vincerà, perché non è più il candidato del Movimento Cinque stelle, considerato ormai un partito tra i partiti, in sostanza perché anche questa volta è un candidato “senza partito”. Secondo me, è stato anche un discreto sindaco, che ha fatto quello che poteva fare nella condizione data e nella situazione drammatica in cui sono costretti a operare gli amministratori locali in questa fase ipercentralista, ma certamente la possibilità di presentarsi senza l’ingombrante simbolo a Cinque stelle gli gioverà, credo in maniera determinante.
Anche perché il suo unico vero sfidante – ossia quello che presumibilmente arriverà con lui al ballottaggio – è Paolo Scarpa, un altro “senza partito”, che ha vinto le primarie del pd sconfiggendo il candidato sostenuto dai maggiorenti locali, se è lecito usare questa espressione per le mezze e tristi figure a cui mi riferisco. Il partito mal nato ha ovviamente fatto buon viso a cattivo gioco e ora sostiene abbastanza convintamente l’unico candidato che ha una qualche possibilità di sconfiggere Pizzarotti, perché è di Parma e perché, nonostante sia stato uno dei fondatori dell’Ulivo in città, non è iscritto al pd. Ovviamente a nessuno importa nulla dei programmi, tutti ugualmente generici, tutti ugualmente pieni di buoni propositi, tutti sostanzialmente disattesi una volta che il candidato che li ha stilati verrà eletto, perché di fatto impossibilitato a svolgere il proprio ruolo. Personalmente, vivessi a Parma, voterei Pizzarotti, al 50% perché ne sono convinto e per l’altra metà perché non voglio votare come quelli del pd: non esattamente un nobile obiettivo.
Il resto dei candidati è fuori concorso: quella della Lega, che riunisce un centrodestra che a Parma ha perso ogni opportunità di essere in gara – anche perché il suo elettorato di riferimento è ormai migrato da altre parti – corre per il terzo posto e poi c’è una eterogenea schiera di candidati di bandiera, tra cui anche quello “ufficiale” del Movimento Cinque stelle, portato in braccio dal bolognese Bugani; un errore madornale, visto che i cittadini della petite capitale hanno sempre guardato a noi provinciali bolognesi con non nascosto senso di superiorità. Sentimento peraltro ricambiato, tanto che i bolognesi dicevano di preferire Wagner pur di non rendere omaggio al genio di Verdi.
Quindi il prossimo sindaco di Parma sarà, ancora una volta, un “senza partito”. Ovviamente nessuno lo è, neppure il povero Ubaldi che nel 1998 iniziò la stagione dei sindaci “civici”. Ma piace far finta che sia così e vincerà chi meglio degli altri riuscirà a farlo credere.

La vicenda della città emiliana, pur nella sua peculiarità a cui i cittadini parmigiani sono così testardamente attaccati, racconta bene la crisi del nostro paese. Perché a fronte di una politica sempre più debole, volutamente resa sempre più debole, altri continueranno a governare davvero questa città, a governarla male come hanno fatto in questi vent’anni. E soprattutto continuerà a succhiare sangue dalla città; in questi anni, dal crac Parmalat dell’inizio del Duemila alla storia recentissima delle tangenti della sanità per cui si è dimesso il rettore, la città è stata via via sommersa da scandali in cui la cosiddetta società civile ha sempre fatto peggior figura della politica. Se Parma è così è colpa di industriali, magistrati, giornalisti, notabili e presunti tali, dame e presunte tali, che l’hanno resa così. Per spazzare via questa feccia ci vorrebbe la politica, invece vogliamo continuare a votare per un “senza partito”.

 

Sorgente: i pensieri di Protagora…

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