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Venezuela quasi golpe, a Caracas blindati nelle strade – I VIDEO – Remocontro

remocontro.it – America del sud. Venezuela quasi golpe, a Caracas blindati nelle strade – I VIDEO

Granate da un elicottero contro la Corte suprema. Il presidente Maduro: attacco terroristico.

L’Ufficiale disertore a bordo ora ricercato è accusato di essere in contatto con la Cia.
Militari e mezzi blindati presidiano le strade della capitale.

Più un atto dimostrativo che un serio attentato, ma potrebbe diventare la scintilla che da tempo in molti temono o vogliono per incendiare definitivamente il Venezuela.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha affermato che un elicottero di “terroristi” ha attaccato, con lancio di granate, la Corte suprema.

In alcuni video diffusi dai media si vede l’elicottero sorvolare il centro di Caracas, fermarsi su un tetto e si sentono distintamente due esplosioni. Un elicottero della Polizia scientifica da cui sarebbero state lanciate granate sulla sede del Tribunale supremo di giustizia.

Il ministro dell’Interno ha poi rivelato che sono stati sparati almeno 15 colpi di arma da fuoco contro il suo dicastero “mentre era in corso una visita di 80 persone” e che la Corte suprema è stata fatta oggetto del lancio di 4 granate. IL VIDEO

I fantasmi della Cia
Un elicottero della polizia, rubato da Oscar Perez, agente dei servizi segreti, precisa successivamente il ministro della comunicazione Villegas. Che poi aggiunge, “Perez e ricercato ed era sotto inchiesta per i suoi rapporti con la Cia e l’ambasciata americana a Caracas”.

E’ stato lo stesso presidente Maduro a lanciare le accuse più esplicite al potente vicino nord americano. Secondo Maduro, l’elicottero era pilotato dall’autista del suo ex-ministro degli Interni e della Giustizia, Miguel Rodriguez Torres, un generale in pensione che ha preso le distanze dal governo. Il presidente ha accusato il generale di essere legato ai preparativi di un presunto colpo di stato contro di lui. “È il tipo di attacco che sto denunciando da tempo”.

Miguel Rodriguez Torres, -accusa il ministro Villegas- “ha ammesso pubblicamente che è in contatto con la Cia”.
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I proclami del golpista 

Roccaforte Palacio Miraflores
Nella notte c’è stato un forte spiegamento militare di sicurezza nel centro di Caracas. Intorno a Palacio Miraflores, sede della presidenza, carri armati leggeri e posti di blocco militari impediscono il traffico.

Sul social network sono circolate foto che mostrano un elicottero che sorvola Caracas e la visualizzazione di uno striscione con la scritta “350 Libertad”. Nelle foto, ci sono due piloti in elicottero, uno col volto coperto da un cappuccio e l’altro a viso aperto.

Oscar Perez, l’agente della Polizia scientifica responsabile del gesto ha poi pubblicato un video-manifesto su Instagram nel quale chiede le dimissioni del presidente Nicolas Maduro e chiama il popolo venezuelano a unirsi con le forze armate contro il governo. Il manifesto è firmato da “una alleanza di funzionari militari, poliziotti e civili, alla ricerca di un equilibrio e contro questo governo transitorio e criminale”.

Presidente despota e rivolta sospetta
Il presidente Maduro si trova ad affrontare dal 1° aprile un’ondata di proteste che ha provocato almeno 76 vittime negli scontri di piazza tra manifestanti e forze dell’ordine, in un contesto di grave crisi economica e politica.

Un tempo abituato a essere tra i paesi più ricchi dell’America Latina, il Venezuela vive da circa tre anni una crisi economica gravissima. L’inflazione è arrivata all’800 per cento e l’81 per cento degli abitanti, vive in povertà. Per il 52 per cento è povertà assoluta, mentre il 93 per cento della popolazione non ha abbastanza denaro per comprare da mangiare.

Il problema sono i soldi. Chávez si era pesantemente indebitato per finanziare le spese nel settore sanitario, dell’istruzione e degli alloggi, che hanno davvero trasformato la vita di molti poveri venezuelani.

Ma il momento di pagare i conti è arrivato solo dopo la sua morte. Il prezzo mondiale del petrolio è crollato e con esso anche le entrate del Venezuela. E così tutto ha cominciato ad andare storto.

Le molte colpe, apparenti e nascoste
La risposta di Maduro è stata dare la colpa di tutti i problemi all’élite economica del paese, che a suo dire starebbe accumulando le merci tenendole nascoste per provocare le attuali penurie, e agli Stati Uniti, che secondo lui complottano con i partiti d’opposizione locali per rovesciare il governo regolarmente eletto.

Ma per mandare via Maduro non ci sarebbe nemmeno bisogno dei complotti: già nel 2012 è stato eletto per un pelo e se oggi ci fossero delle elezioni perderebbe di sicuro. L’opposizione ha già ottenuto una maggioranza di due terzi all’assemblea nazionale nel 2015.

Maduro con le spalle al muro, non potrebbe mai vincere le elezioni, né quest’anno né il prossimo. Non è neppure certo di poter contare sul fatto che il personale delle forze di sicurezza lo potrà difendere per sempre. E quindi si è giocato la sua ultima carta: una nuova costituzione.

Ma il Paese sta scivolando verso la guerra civile.

 

 

Sorgente: Venezuela quasi golpe, a Caracas blindati nelle strade – I VIDEO – Remocontro

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