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Urla nel silenzio della piccola feroce tortura quotidiana – Remocontro

remocontro.it – Urla nel silenzio della piccola feroce tortura quotidiana. 26 giugno, giornata internazionale contro la tortura. Quale tortura?

Quella della scuola Diaz a Genovca con la recente condanna all’Italia, o quella che uccide Stefano Cucchi? La tortura quotidiana di un sistema carcerari barbaro.

Francesca de Carolis senza sconti. Dal 2000 nelle carceri 956 suicidi e 2.663 morti, molte per cause mai chiarite. Da quest’anno già 23 suicidi.

«Si impiccano, si strangolano con i lacci delle scarpe, si tagliano le vene con le lamette oppure si mettono un sacchetto di plastica in testa e ci infilano il fornellino e aspirano il gas…». Di  

26 giugno, giornata internazionale contro la tortura. E chissà perché la pagina del taccuino di appunti si apre su una testimonianza di Patrizia Pugliese, che è stata insegnante in carcere a Tolmezzo: “Il mio incontro con la realtà carceraria è stato devastante, dal punto di visto emotivo, umano.

Alcune scene ricostruite stasera mi riportano ai grandi soprusi, eccidi della storia, uno su tutti, l’olocausto, il disprezzo verso gli ebrei, i diversi…”. E racconta del colloquio avuto con una guardia.

Di cui naturalmente non può fare il nome, che non lavora in Friuli, ma che le ha raccontato cose che avvengono in carceri italiane…

La testimonianza è di sette anni fa, ma ancora ritorna, negli incubi…
Dell’agente non si fa il nome, Patrizia lo chiama Gesù… che al suo lavoro in carcere, racconta, “sopravvive”.

A cosa? “Al dolore, alla storia dei deboli, dei marocchini, degli albanesi, ma anche di tanti, troppi ragazzi italiani.”

Gesù, che una volta ha salvato un marocchino che aveva tentato di uccidersi con il laccio delle scarpe. “Ma mica è l’unico che ho salvato. Sai quanti… io non sono cattivo come certi miei colleghi. Sai quante volte mi hanno detto… lascialo morire lì quel delinquente.

Ma io non voglio pesi sulla coscienza. Io quando torno da mia moglie e da mia figlia devo guardarle diritto negli occhi. Alcune volte ho visto scene non belle (…).

Una volta un albanese aveva appena saputo della madre morta… dopo poche ore si era aperta la pancia con una lametta, aveva le budella di fuori… sono corso in bagno a vomitare… non ho dormito per diverso tempo”.

E perché un gesto così estremo?

“E senti, Patrì, quello stava già depresso.. Sai quanti depressi ci stanno in carcere? Forse, dico io, non gli avranno dato il permesso di andare ai funerali e lui ha cercato di uccidersi. Poi, ho saputo dopo, è stato ricucito e si è salvato.

Ma io per mesi ho avuto incubi, sudavo e mia moglie che mi implorava di cambiare lavoro… Cambiare lavoro adesso? E cumme facciu a cangiare… A’ Crisi….”

“Ma sai quanti in carcere si tagliano, si provocano ferite per protesta… e noi, cosa vuoi che facciamo? Li portiamo in infermeria, medicati, un calmante. Per avere poi un colloquio con uno psicologo ne passa tempo, devi fare le domandine. E non sempre ti vengono inoltrate. Per cattiveria, alcune non partono nemmeno…”
Roba da denuncia, incalza Patrizia.

E Gesù: “Ma chi vuoi che parli? Prova tu a dire queste cose… Vedrai come ti rompono le palle. (…) Non ho mai visto in tanti anni di carcere un educatore, un professionista esterno denunciare questo stato di cose. Tanto a chi vuoi gliene freghi dei detenuti? (…) Ma sai quanta disperazione c’è… A me fanno pena.

Sembrano leoni in gabbia, una volta a uno gli ho raccolto una pagnotta da terra, lui era dentro la cella, e la pagnotta è cascata fuori dalle sbarre. Io l’ho raccolta …

Un mio collega si è avvicinato al detenuto e con violenza gli ha detto: sei fortunato che stasera hai trovato lui… Per me potevi pure morire di fame, pezzo di merda!!”

E scivolano davanti agli occhi numeri: dall’inizio del 2000 nelle nostre carceri ci sono stati 956 suicidi e un totale di 2.663 morti. Ma di molte di queste morti non sono state chiarite le cause. Dall’inizio di quest’anno già 23 suicidi… e spesso si parla di morti annunciate… ma a chi importa?

Ancora le parole terribili del nostro Gesù: “Si impiccano, si strangolano con i lacci delle scarpe, si tagliano le vene con le lamette oppure si mettono un sacchetto di plastica in testa e ci infilano il fornellino e aspirano il gas…”

Ancora: “Certo che avvengono i pestaggi in tutte le carceri italiane. Io no… mai pestato nessuno… Non ci riesco… Quando vedo mi allontano… Non voglio vedere e sentire le urla. Sembrano quelle dei maiali. Quando vengono uccisi… Ma sai, alcuni ti provocano, ti ci portano a mettergli le mani addosso. Alcuni se la cercano…”

Ma non è provocazione, si chiede e chiede Patrizia, il fatto di stare al chiuso in celle sovraffollate…

Quando Patrizia Pugliese ha incontrato quest’agente, era trascorso appena un anno dall’omicidio di Stefano Cucchi… Come non chiedersi e non chiedere, dunque… Stefano Cucchi potrebbe essere stato pestato?

“Certo che è stato pestato… Si usano delle buste nere, da spazzatura, per non lasciare troppe tracce e su quelle si pesta… Poi si sanno i punti da colpire… Ma nessuno ti dirà mai che è stato pestato. Si suppone… Io non lo trovo né giusto e né umano, ma nelle carceri funziona così, è il sistema e nessuno può farci niente…Ma sta storia non sta’ a raccontarla nessuno…”

Ma Patrizia Pugliese aveva sentito subito il bisogno di scrivere, “scrivere, scrivere scrivere, forse vorrei urlare, ululare, miagolare, nitrire, abbaiare…. Farmi sentire da tutti, dall’universo intero, ma qui tutti dormono…”.

E il suo urlo arriva fin qui. Quelli che ho riportato sono solo alcuni brevi passi di una lunga conversazione, che invito ad andare a leggere tutta nel sito di “Urla dal Silenzio”.

(https://urladalsilenzio.wordpress.com/?s=patrizia+pugliese). Sì, ci vuole un po’ di coraggio…

Ma provateci, mentre ricorre la Giornata contro la tortura, mentre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo torna a condannare l’Italia per le violenze e le torture avvenute all’interno della scuola Diaz durante il G8… mentre alla Camera è in attesa di essere approvata una legge che, se ne avete letto qualcosa, la tortura sembra definitivamente autorizzare… purché si torturi poco poco, purché si uccida una volta sola…

Un testo che dovrebbe farci vergognare… Il mesto commento di Antigone e Amnesty International: “Con rammarico prendiamo atto del fatto che la volontà di proteggere, a qualunque costo, gli appartenenti all’apparato statale, anche quando commettono gravi violazioni dei diritti umani, continua a venire prima di una legge sulla tortura in linea con gli standard internazionali che risponda realmente agli impegni assunti 28 anni fa con la ratifica della Convenzione”. Quella che oggi ancor più mestamente si ricorda…

Sorgente: Urla nel silenzio della piccola feroce tortura quotidiana – Remocontro

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