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Una stagione costituente per rilanciare l’Europa “Ora accordi con l’Africa” – La Stampa

lastampa.it – Una stagione costituente per rilanciare l’Europa: “Ora accordi con l’Africa” Lo strappo degli Stati Uniti sul clima è una chance per l’Ue. Se trova l’unità potrà essere sempre più protagonista 

marco zatterin

L’aggettivo è «costituente». Paolo Gentiloni lo sceglie per spiegare «il significato della risposta sul clima» che l’Europa vuol dare a un Donald Trump assediato in patria che, uscendo dagli Accordi di Parigi, ha reso concreta la promessa elettorale di scardinare gli assetti globali.

«Sono in gioco valori, ma anche interessi economici comuni su energie rinnovabili e green economy», assicura il presidente del Consiglio, certo che «il rapporto con l’Africa si giocherà su questo terreno». Con nuova diplomazia e nuovi accordi firmati da un’Ue che tenta di serrare le file per occupare la scena liberata dagli americani.

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L’annuncio di giovedì ha provocato ira e risentimento fra i leader del Vecchio continente e non solo. In una dichiarazione a tre, Gentiloni, il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel, hanno espresso apertamente la convinzione che la Casa Bianca abbia commesso un errore e promesso «forti iniziative» per convincere tutti ad avanzare lo stesso, con (meglio) o senza gli States. Nuovo dialogo, nuova unità, nuove intese.

Gentiloni: clima, rilanciamo l’Europa. Intese con l’Africa Negli Usa Stati contro Trump: avanti lo stesso

Negli Usa Stati contro Trump: avanti lo stesso

Da qui, dallo choc «made in the Usa», si vuole ridare impulso all’Ue, per rifondarla nel momento più difficile e tessere relazioni multilaterali che puntino anzitutto a garantire che l’aumento della temperatura terrestre sia «molto sotto» i 2 gradi rispetto all’era pre-industriale. Poi, magari, andare oltre, con altri dossier.

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A Palazzo Chigi la sensazione diffusa è che questo possa essere il tempo della ripartenza. Vista da qui, l’Europa che perde un pezzo importante con la Brexit, e che deve misurarsi con la doppia rivoluzione geopolitica americana e cinese, ha la possibilità di prendere le redini del gioco se solo dimostrerà di poter essere unita.

Il percorso impone un confronto più costruttivo fra le capitali europee, quindi un’offensiva diplomatica coi leader asiatici e africani. Al più presto.

Comanda Angela Markel, che da settimane ha ingaggiato un braccio di ferro con Trump. È «più determinata che mai». L’appoggia il giovane Macron che parafrasa Trump e grida «Make the Planet Great Again».

Il francese è andato in tv per invitare «tutti gli scienziati, ingegneri, imprenditori e cittadini responsabili che sono delusi dalla Casa Bianca a venire nel nostro Paese».

Ieri sera ha reiterato il messaggio incontrando Mike Bloomberg, ex sindaco di New York, inviato Onu per il Cambiamento climatico che l’ha giurata a Trump. «La Francia prenderà iniziative», ha promesso.

Le fonti rivelano l’intenzione di Berlino, Parigi e Roma di aggregare chi ci sta. Si discute con gli altri Stati. Si lavora perché la condanna del divorzio climatico imposto unilateralmente da Trump sia netta e, tuttavia, non si chiude la porta, perché «senza l’America la lotta contro la terra che brucia non può essere la stessa».

Gli sherpa invitano ad aspettarci nuovi eventi, eppure suggeriscono cautela. Temono i balzi in avanti e i facili entusiasmi.

Sino a poche settimane fa l’Europa discettava in effetti di più velocità e geometrie variabili. La ripartenza «costituente» deve necessariamente rispondere al dubbio che la rifondazione possa esser per pochi, il che amplificherebbe le fratture che già agitano il quotidiano delle riunioni a dodici stelle. Il clima, come la difesa e la sicurezza, può essere fiamma «costituente».

Ma giusto ieri gli ambasciatori Ue hanno discusso del trasferimento delle sedi delle agenzie britanniche e si sono spaccati secondo il più classico dei copioni, nuova Europa contro Fondatori.

È solo uno dei punti di dissidio. Ogni volta che si viene agli interessi più banalmente nazionali il dialogo si interrompe. Fra tre settimane i leader dovrebbero dare un’indicazione sulla riforma del regolamento di Dublino, quello che attribuisce al paese di primo sbarco l’obbligo di ospitare i migranti.

Chi ci lavora dice che siamo davvero lontanissimi, con le capitali dell’Europa centro-orientale che rifiutano l’accoglienza. E la Commissione che teme la sua potenza e, difficilmente, attiverà sanzioni per chi viola le regole, quelle Ue e quelle della solidarietà.

Avviare una stagione «costituente» non appare a nessuno uno scherzo. Però clima e Africa si tengono, come si tengono Africa e migranti, Africa e commerci. Analogamente l’esigenza di «rendere il pianeta nuovamente grande» può permettere di avviare sinergie e intese sinora inedite.

A Sud e a Est. I tre leader di testa, che in realtà sono ancora due (francesi e tedeschi) più uno (l’Italia), cercando di sfruttare l’attimo. «Make Europe great again», stavolta. Essere il pivot che dialoga convinto tanto con la Cina quanto coi Paesi emergenti.

Giocare con lo spirito di una costituente che convinca persino gli americani a ripensarci, sul clima e sui commerci. Sarebbe una svolta virtuosa per tutto il pianeta. Impossibile, però, se l’Unione non sarà prima in grado di avere la meglio sui troppi litigi che, ogni giorno, rendono difficile la vita della grande famiglia europea.

Sorgente: Una stagione costituente per rilanciare l’Europa “Ora accordi con l’Africa” – La Stampa

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