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“Tutte quelle bottiglie non dovevano entrare” – La Stampa

La polemica sui controlli: molti feriti hanno tagli profondi provocati dai cocci di vetro

MAURIZIO TROPEANO
TORINO

Piazza San Carlo è una grande distesa di zaini, scarpe dimenticate, lattine calpestate, bottiglie di birra vuote e intatte e tante tantissime frantumate che sono diventate i pezzi di un mosaico pericoloso. Dietro il palco uomini della Protezione civile urlano in un megafono i nomi dei dispersi indicati da amici e parenti. «I feriti sono molto più di duecento. Ho visto delle fratture esposte, delle ferite lacerocontuse molto profonde, soprattutto agli arti inferiori».

 

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Francesco è un volontario della Protezione civile, sta per raggiungere la moglie ricoverata all’ospedale Martini e si chiede perché è come sia stato possibile far entrare centinaia di bottiglie di vetro? Francesco, che ha una lunga esperienza, è convinto: «Sono loro, oltre al panico, la vera causa del numero dei feriti». A mezzanotte, mentre i suoi colleghi stanno scandendo i nomi di chi non è stato ancora rintracciato, entrano in funzione i mezzi dell’Amiat che devono ripulire la piazza.

 

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Sotto i portici c’è chi continua a gridare a squarciagola il nome degli amici. E c’è anche chi chiede in prestito il telefono per fare una chiamata: «L’hai trovata? Ti ho detto di venire dietro il palco. Eccoti, eccoti». Ringrazia mentre restituisce il telefono. poi dolce: «È passato tutto, è passato tutto» sussurra abbracciando l’amica. Ma, a tardissima notte, è difficile dire se è davvero così mentre in piazza C’è chi ha messo in fila le scarpe rimaste sull’asfalto sperando forse che qualcuno che le ha perse possa recuperarle. Altri hanno fatto la stessa operazione con gli zaini. Ci sono piccole montagnette sparse qua e là con attorno decine di ragazzi che aspettano ordinatamente il loro turno per vedere se ritrovano quello che hanno perso scappando in preda al panico.

Sorgente: “Tutte quelle bottiglie non dovevano entrare” – La Stampa

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