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Tortura: un ritardo di vent’anni, il testo della discordia è all’ultimo miglio – Repubblica.it

Il 29 giugno il provvedimento arriva alla Camera. Ma tra i partiti ci sono ancora divisioni. Tra chi promette di “alzare muri” per evitare l’approvazione e chi denuncia un testo “troppo soft”

di Giovanna Casadio

ROMA. Luigi Manconi dice che forse c’è un nesso “tra la timidezza con cui lo Stato italiano ha chiesto all’Egitto verità per Giulio Regeni e la mancanza nel nostro ordinamento del reato di tortura”. Noi siamo un paese – è il ragionamento del senatore dem, presidente della commissione per i diritti umani – che non ha “la forza giuridica e l’autorevolezza morale” per pretendere verità su un caso efferato di tortura. Parole dure del “padre” della legge che introdurrà in Italia il reato di tortura. Quando sarà approvata definitivamente dal Parlamento. E siamo ormai a un passo. Se ne parla da vent’anni. Negli ultimi quattro è stato un continuo stop and go. Nel maggio scorso ha avuto l’ok dal Senato tra mille polemiche, tanto che lo stesso Manconi non l’ha votata: “Testo stravolto”.

Da ieri la riforma è al traguardo: sarà in aula a Montecitorio il 29 giugno e la prossima settimana in commissione Giustizia si voteranno gli emendamenti. Però Donatella Ferranti, la presidente della commissione, non dà nulla per scontato. “Attenti, il meglio può essere nemico del bene”, è stato il suo richiamo quando è cominciata la discussione parlamentare ieri. Lo ha detto al vendoliano Daniele Farina, tante esperienze tra gli antagonisti milanesi ai tempi del Leoncavallo, che boccia una versione della legge considerata soft verso i torturatori. Stesso giudizio delle associazioni, tra cui Amnesty e Antigone, per le quali la legge uscita dal Senato è “un compromesso al ribasso, un testo confuso e pasticciato scritto con la preoccupazione prevalente di restringere le aree della potenziale punibilità”. Al contrario la destra non vuole la legge. Edmondo Cirielli è intervenuto ieri per Fratelli d’Italia e l’ha definita “inutile e dannosa “, richiamando altre fattispecie di reato a cui potere fare ricorso in caso di abusi, difendendo l’autonomia delle forze dell’ordine. La Lega alzerà le barricate, a sua volta.

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Nel paese dello scempio della Diaz, di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva, introdurre il reato di tortura è “un passo di civiltà”. Il Pd rivendica la strada intrapresa e giura che, se anche ci fossero elezioni anticipate, questa riforma andrà in porto. Mdp voterà a favore. I 5Stelle sono critici. Spiega il grillino Vittorio Ferraresi: “Il rischio è che la legge, così com’è formulata, favorisca l’impunità di chi tortura per la difficoltà ad accertare il reato”. Restano insomma le contestazioni sulle modifiche che il Senato ha consegnato alla Camera: in primo luogo, il reato di tortura viene considerato comune e non un reato proprio, slegandolo quindi dall’operato dei pubblici ufficiali o di incaricati di pubblico servizio. È stato cancellato l’aggettivo “reiterate” (che sembrava assolvere il singolo atto di violenza), ma è stato subito sostituito con “più condotte”. Inoltre i traumi psichici dovranno essere verificati e, ha osservato Manconi, “i processi di tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi. Come si fa a verificare dieci anni dopo, un trauma avvenuto tanto tempo prima?”.

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La legge prevede per il reato di tortura una pena da 4 a 10 anni, aumentata da 5 a 12 se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale. È aumentata fino alla metà se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima; se ne deriva la morte la pena è aumentata fino a 30 anni. Punita l’istigazione a commettere atti di tortura. Non sono ammessi poi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di migranti verso Stati in cui si corra il rischio di essere sottoposti a tortura.

Sorgente: Tortura: un ritardo di vent’anni, il testo della discordia è all’ultimo miglio – Repubblica.it

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