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Stracci e disperazione sotto il viadotto. L’assedio dei profughi a Ventimiglia – La Stampa

Dormono tra i rifiuti sul greto del fiume per non essere identificati. Cresce la rabbia: “Turisti in fuga”. E si teme l’emergenza sanitaria

LORENZA RAPINI
VENTIMIGLIA (IMPERIA)

Dopo il sole del deserto e la traversata disperata sulle carrette del mare, dormono in un «accampamento» di fortuna, tra i rifiuti sul greto di un fiume. Sono quasi 300.

In un’Europa in cui l’accoglienza sembra ancora non essere un problema comune, tra chi costruisce muri, chi chiude le frontiere come la Francia e chi, al contrario, tenta di dare asilo ai migranti. L’«imbuto» è a Ventimiglia, dove arrivano migliaia di stranieri che vogliono attraversare il confine ma che, alla fine, «invadono» pacificamente la Riviera dei turisti.

 

Gli stracci per terra, a mo’ di materasso. I sacchetti con pochi effetti personali gettati lì accanto. I panni appena sciacquati stesi non lontano, sui cespugli. Il greto del fiume Roja è diventato il «villaggio» dei migranti, a Ventimiglia. A nulla valgono gli appelli, lanciati dall’Amministrazione e dalle forze di polizia, affinché gli stranieri si sistemino all’interno del centro d’accoglienza, allestito accanto allo stesso fiume soltanto a poche centinaia di metri di distanza. Gli stranieri, in massa, preferiscono non entrare, temono l’identificazione, anche se praticamente tutti sono già stati identificati all’arrivo in Italia. Ma ora, in una città che ha dato moltissimo, in cui l’accoglienza è diventata un sentimento collettivo che ha coinvolto centinaia di persone, e in cui le associazioni hanno davvero fatto la differenza – la Caritas in primis sia quando il Centro della Prefettura e gestito dalla Croce Rossa ancora non c’era, sia dopo, garantendo cibo durante il giorno e vestiti puliti a tutti – Ventimiglia è stanca.

 

Il commercio risente della presenza massiccia di stranieri e più volte le associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme, anche se la crisi ha fatto la sua parte consistente. Il turismo si trova a fare i conti con una immagine che, in una parte della città, non è delle migliori: il «villaggio» dei migranti è in bella vista, sul fiume si vedono gli stranieri che si lavano, che fanno il bucato, i loro giacigli colorano le sponde e spuntano sulla terra o tra le fronde. Gli abitanti dei quartieri in cui la presenza degli stranieri è più evidente chiedono più controlli, denunciano una integrazione che è difficile o non c’è, vorrebbero tornare al passato.

 

Secondo i dati Caritas, nel 2016 sono passate per il confine di Ventimiglia 15 mila persone in cammino. Nel centro d’accoglienza della Prefettura, da luglio 2016 ad oggi sono 13 mila. Oggi il sito è in ampliamento: ha 306 posti (ma dà alloggio circa 270 persone) e da luglio arriverà a quota 500. Eppure, resta vuoto, almeno in parte. Per un «corto circuito» dell’accoglienza, gli stranieri sono divisi tra la paura di essere rimpatriati (infondata, visto che tutti quelli che arrivano a Ventimiglia sono già stati identificati all’arrivo in Italia) e le loro necessità più immediate. Ed ecco che il greto del fiume Roja diventa la loro «casa». Cucina, camera e bagno tra i cespugli o all’ombra del cavalcavia. E il problema sanitario è dietro l’angolo. Senza contare che, poco più in basso, si trova la foce del fiume, vicino alle spiagge dei turisti.

 

Lo scorso anno, quando le presenze sul greto erano diventate un problema analogo, una ordinanza di sgombero aveva imposto ai migranti di andarsene. Oggi, con topi e gabbiani che banchettano tra le cianfrusaglie degli stranieri, è arrivata una nuova ordinanza sindacale che impone a giorni una pulizia straordinaria dell’area e chiede ai profughi di andarsene proprio per consentire le operazioni.

 

Pur con tutti i problemi, l’accoglienza continua. I volontari e le associazioni si danno da fare. Alla Caritas per esempio, ma anche al centro d’accoglienza dove si sperimenta un modello unico: la struttura della Prefettura è gestita dalla Croce Rossa, ma tutti coloro che vogliono dare una mano possono farlo, purché inquadrati nelle associazioni accreditate. Il timore di nuovi arrivi, con la stagione estiva e soprattutto con il mare calmo, è dietro l’angolo. E la richiesta da Ventimiglia è sempre la stessa: tentare di intercettare i flussi di migranti prima che arrivino in Riviera.

Sorgente: Stracci e disperazione sotto il viadotto. L’assedio dei profughi a Ventimiglia – La Stampa

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