Poi ci sono  i molestatori delle macchinette, sono tornate infatti le esperte dell’elemosina insistente. Qualcuna non ha abbandonato il gonnellone, altre si sono occidentalizzate e per camuffarsi meglio tra la folla, indossano jeans e t-shirt. Si offrono di aiutare i viaggiatori più spaesati per fare il biglietto ma poi chiedono una mancia per la gentilezza. Presidiano le biglietterie per diverse ore e a fine giornata riescono a fare anche 60 euro. Ne abbiamo contate quattro in poco meno di trenta minuti. Da mesi Ferrovie e Polfer stanno concentrando i propri forzi per arginare l’abusivismo: oltre al presidio fisso, tre anni fa sono arrivate le transenne che permettono l’accesso ai binari solo ai viaggiatori col biglietto. Ma Santa Maria Novella, uno scalo da 160mila frequentatori giornalieri e 59 milioni l’anno, continua a offrire di tutto e di più. In barba alle regole, in barba ai divieti. E l’alta stagione è di sicuro il periodo peggiore.

Difficile sfuggire all’astuzia delle borseggiatrici. Con il viso appena coperto dai cappelli di paglia, sorriso smagliante, di primo acchito sembrerebbero turiste se non fosse per le mani puntualmente infilate nelle borse degli altri. Approfittano della calca, sorridono, fanno finta di chiedere o offrire informazioni e in pochi secondi il gioco è fatto: spillano i portafogli sia sui treni, sia a terra. «Taxi, serve un taxi». Ci sono anche loro nella filiera, i tassisti abusivi. Posteggiano i propri mezzi proprio alle porte dello scalo ferroviario mentre i ‘buttadentro’ cercano clienti alle fermate degli autobus. Caricano le prede in auto private e chiedono anche 50 euro per una corsa. Più discreti e dall’aspetto quasi professionale, gli ‘info point’ anche loro fuorilegge. Al posto del vecchio ufficio informazioni, chiuso e sostituito da un negozio, un uomo all’ingresso della stazione sfoggia un inglese maccheronico e si spaccia da cicerone. Vende consigli e mappe rigorosamente su misura. «Eppure le grandi città dovrebbero curare il proprio biglietto da visita – è rammaricato Aldo Cursano, presidente Fipe Toscana (Confcommercio) –. L’immagine immediata è quello che resta e che il turista porta a casa. Bisogna investire nei luoghi di accoglienza e tutelare le persone che sono la benzina del motore della nostra città».