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Si riaccende l’attivismo del movimento per la pace – lastampa.it/torino

lastampa.it/torino – Si riaccende l’attivismo del movimento per la pace. In campo associazioni e coordinamento interreligioso per mettere al bando le armi nucleari

maurizio tropeano
torino – Probabilmente senza Donald Trump e il coreano Kim Jong-un il movimento per la pace, anzi contro le guerre, non sarebbe riuscito a mettere in campo una rete così ampia, trasversale e, almeno per ora, senza partiti.
Era dai tempi della mobilitazione contro l’intervento militare in Iraq che non si notava questo attivismo.Questa volta l’obiettivo è spingere l’Italia a rivedere la sua posizione e a lavorare in modo attivo e costruttivo per un trattato internazionale che metta al bando le armi nucleari.

«Quando abbiamo lanciato la campagna “senza atomica” abbiamo fatto fatica a trovare altre associazioni che si impegnassero su questo fronte. Poi lo scenario internazionale è cambiato e adesso non siamo più soli».

Walter Nuzzo, responsabile relazioni esterne dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai, racconta così la decisione di lanciare la petizione che lunedì sarà inviata al presidente della Repubblica Mattarella, al premier, Gentiloni, e ai presidenti di Camera e Senato.

 L’OPERAZIONE

La regia dell’operazione è stata affidata al centro Sereno Regis di Torino. Tra le associazioni coinvolte ci sono il Movimento Non Violento, i comuni per la pace ma anche, e forse soprattutto, gruppi di ispirazione religiosa. Ancora Nuzzo: «La bellezza e la forza di questo movimento è il suo carattere non politico.

Lavorando insieme con esponenti di altre religioni siamo diventati amici e abbiamo imparato che anche con modalità diverse possiamo promuovere gli stessi valori». In questo caso, l’idea comune è che la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca siano contrarie al bene dell’umanità e all’etica civile.

SUPERPARTES

A dire il vero un politico c’è, Gianpiero Leo, ma gli viene riconosciuto un ruolo superpartes come vicepresidente della Commissione regionale per i diritti civili e portavoce del coordinamento interreligioso «Noi siamo con voi» che comprende esponenti della Chiesa cattolica e Valdese, gruppi evangelici, gli ortodossi e «anche 14 imam e il rabbino capo», spiega Leo.

Anche quando era impegnato in politica, con il centrodestra, Leo è sempre stato in prima linea nei movimenti per la pace: «In passato le marce e le proteste erano di carattere unilaterale in funzione e anti-americana. C’era una forte prevalenza della politica che invece adesso sta in disparte».

IN PRIMA LINEA

Paolo Candelari, del centro Sereno Regis, la vede così: «Sicuramente c’è meno politica e per questo la società civile è in prima linea. L’assenza di partiti e ideologie premia lo spontaneismo ed evita le accuse di strumentalizzazioni: Però facciamo fatica a far capire i pericoli del nucleare anche se abbiamo un grande alleato: papa Francesco».

I NEGOZIATI

Quel che è certo, però, è che il 27 ottobre 2016 il primo comitato sul disarmo dell’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato una risoluzione che chiede di avviare nel 2017 i negoziati per un Trattato Internazionale per vietare le armi nucleari.

L’Italia e altri 38 Stati (tutti quelli con la bomba atomica e i loro alleati), hanno votato contro. In 123 hanno detto sì e 16 si sono astenuti. Alla prima sessione dei negoziati hanno partecipato 132 Stati su 193 membri e oltre 220 organizzazioni della società civile.

Ventotto premi Nobel con altri 3000 scienziati hanno scritto una lettera aperta all’Onu per sostenere la messa al bando delle armi atomiche.

video – Concerto con le pentole per la differenziata al Campus Einaudi

L’assenza del governo italiano è stata la scintilla che ha spinto associazioni e singoli a lanciare la petizione. L’obiettivo è di convincere Roma a modificare la sua posizione e a partecipare alla prossima sessione negoziale che partirà il 15 giugno.

I tempi sono stretti ed è per questo che oltre agli ordini del giorno che saranno presentati nelle assemblee elettive, dai Comuni al Parlamento, la petizione sarà promossa sui social. La speranza dei promotori è che diventi virale.

Sorgente: Si riaccende l’attivismo del movimento per la pace – La Stampa

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