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Romanzo criminale popolare: Ponzi in Veneto – Phastidio.net

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phastidio.net – Romanzo criminale popolare: Ponzi in Veneto.Sarete certamente nauseati di leggere della e sulla vicenda delle due banche venete. In fondo, molto meglio dibattere furiosamente sulla natura “sistemica” di Fabio Fazio per la Rai, come da dichiarazioni dell’ineffabile presidenta del carrozzone-bene comune sussidiato in bolletta.

Oppure cercare di capire se Romano Prodi ha messo una croce sulla recuperabilità alla causa neo-ulivista del giovinotto di Rignano domiciliato a Pontassieve che, dopo essere stato adoratore del professore bolognese, ora manifesta insofferenza nei suoi confronti, convinto com’è di riuscire a sfondare al centro e a destra anche prima di assumere la terapia giornaliera.

Zaia il ristoratore, o del premio all’analfabetismo finanziario

Noi però oggi vorremmo segnalarvi la dinamica della valanga di sofferenze che tutto ha travolto, in Veneto. Una spirale criminale prima che mortale, perpetrata dai vertici delle due banche, di cui dà conto Fabio Pavesi sul Sole:

«Il livello dei crediti deteriorati toccati da Vicenza e Veneto Banca è da record assoluto. Le due banche a fine del 2016 avevano infatti un tasso di prestiti deteriorati del 37%. Ed è il trend che impressiona. Solo l’anno scorso e solo per la Popolare di Vicenza i prestiti cattivi erano saliti di 874 milioni, l’11% in più sul 2015»

Esplosione recente, come si nota, addirittura in un periodo di ripresa economica, quando nel mondo normale le sofferenze calano. Pare un’anomalia ma è “solo” conseguenza di condotte criminali protratte nel tempo e della loro tardiva scoperta. Ma c’è altro, il pivot di tutto:

«Non solo ma si scopre nel bilancio che la metà di questi prestiti malati (quasi mezzo miliardo) [quelli riconosciuti nel 2016, ndPh] sono crediti non restituiti da chi ha sottoscritto le azioni ora azzerate della banca.

E qui, nel circuito perverso dei finanziamenti baciati (azioni in cambio di mutui e fidi), che ha contrassegnato l’epopea tragica di Zonin e Consoli, che si annida il virus mortale che ha condannato a morte le due banche del territorio»

Perché il giochetto, oggi ormai noto anche ai sassi, era quello di tentare la ricapitalizzazione espandendo il credito. Una variante diabolica di uno schema Ponzi, in pratica. Ancora Pavesi:

«Quell’anomalia profonda era strutturale e visibile da lungo tempo. E per lungo tempo è stata di fatto ignorata e sottovalutata da decisori politici e autorità di controllo. Mentre il resto del sistema bancario frenava gli impieghi a partire dalla crisi per non imbarcare sofferenze, le due venete facevano il contrario.

Basti rilevare, come sottolinea Fabio Bolognini ex banchiere e ora consulente di Pmi nel suo blog Linkerbiz, che dal 2008 al 2011 il tasso di crescita dei prestiti è stato del 64% per Veneto Banca, del 35% per la Vicenza.

Tassi astronomici dato che una banca prudente ma solida come il Credem ha avuto una crescita di solo il 17%. È qui il peccato originale»

Qui la probabilità di rovina era pari a certezza. Bastava solo che qualcuno guardasse “per bene” nei conti e chiedesse rettifiche e sterilizzazioni patrimoniali.

Quello che ha fatto la Bce dopo aver “indotto” ispezioni della Banca d’Italia, a inizio 2015, cioè poche settimane dopo esserle subentrata come responsabile della vigilanza delle banche di maggiori dimensioni. Ma la situazione non era certo nata a inizio 2015:

«Credito allegro e a piene mani senza valutare la sua rimborsabilità perché quel credito a pioggia con la tecnica dei prestiti baciati portava in casa capitale aggiuntivo.

Più si prestava (con disinvoltura), più le banche di Zonin e Consoli si capitalizzavano artificiosamente.

Tra l’altro a prezzi del tutto irrealistici per i compratori dati i fondamentali già scricchiolanti, almeno dal 2013, dei conti. Si è lasciato correre, non si è messo un freno e la situazione non ha fatto che deteriorarsi senza sosta»

Però le banche andavano bene, oh se andavano bene. Leggete quanto dichiarava in una nota di ottobre 2014 l’allora d.g. di Vicenza, Samuele Sorato, dopo che la banca aveva passato gli stress test della vigilanza Bce. Sono parole da consegnare alla storia economica di questo paese:

«Dopo le importanti iniziative sul capitale, siamo particolarmente orgogliosi di aver superato il comprehensive assessment con un’eccedenza pari a 593 milioni per quanto riguarda l’Aqr, con un’eccedenza pari a 554 milioni per quanto riguarda lo stress test nello scenario di base, e con un’eccedenza di 30 milioni per quanto concerne lo stress test nello scenario avverso»

«Un motivo di soddisfazione ancora maggiore se si considera che negli ultimi quattro anni abbiamo erogato nuovi impieghi per 11,5 miliardi di euro, con una crescita media annua degli impieghi dal 2001 a giugno 2014 pari al 5,8% rispetto all’1,3% del sistema bancario italiano, un contributo prezioso per il sostegno dell’economia reale che ha salvato migliaia di piccole e medie aziende e con loro un numero ancora di lavoratori»

«Eravamo consapevoli che far impieghi in un momento di crisi economica avrebbe comportato un forte assorbimento di capitale, così come il rischio di dover registrare nuove sofferenze di bilancio e un maggiore impegno negli stress test, ma abbiamo voluto fortemente mantenere il nostro ruolo di banca al servizio dell’economia reale»

L’eroica banca di servizio che ha sfidato a mani nude la Grande Recessione, per sostenere l’economia reale ed i lavoratori.

Solo che questo tentativo di sfidare la legge di gravità è finito in catastrofe. Ripetiamo la sequenza: inizia la crisi, la banca si accorge del deterioramento dei crediti ma tiene la cosa per sé (come tutti o quasi), ed al contempo rilancia il credito con le operazioni “baciate”, che permettevano di colmare i crescenti buchi di capitale chiedendo ai debitori di comprare azioni della banca.

Perché le banche non potevano permettersi un credit crunch per riparare il proprio stato patrimoniale: il leggendario “territorio” non lo avrebbe accettato.

Piccolissima nota a margine: gli stress test della Bce sono ca..ate? Forse sì ma non nel senso che si crede di solito. Bensì in quello che, di fronte a condotte criminali, ogni stress test è destinato a fallire.

Ci sono momenti e situazioni, nell’esistenza delle persone, in cui pare non sia possibile “scendere” da una situazione critica in cui ci si è ficcati.

Lo stesso fece Giuseppe Mussari in MPS quando, all’emergere dei primi problemi di redditività e di erosione del capitale, ordinò al suo desk proprietario di andare pesantemente a leva sul Btp per recuperare utili. Il resto è cronaca, soprattutto giudiziaria.

Sorgente: Romanzo criminale popolare: Ponzi in Veneto – Phastidio.net

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