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Rino Gaetano: colui che cantava (e denunciava) un’Italia ancora attuale – artspecialday.com

artspecialday.com – Rino Gaetano: colui che cantava (e denunciava) un’Italia ancora attuale – Marta Merigo* per MIfacciodiCultura

Rino Gaetano, nato Salvatore Antonio Gaetano a Crotone il 29 ottobre 1950, morirà a Roma il 2 giugno 1981, vittima più della malasanità che di un incidente.

C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta.

Cosa succedeva nel 1979 sulla spiaggia di Capocotta?

C’era un personaggio un po’ bizzarro, dal cantare un po’ sguaiato, quello che si suol definire un urlatore: era quel ragazzo di Crotone che l’anno prima era giunto all’apice con Gianna, cantata a Sanremo e arrivata al terzo posto (dopo Matia Bazar e Anna Oxa). Era un uomo che non aveva paura di fare nomi e cognomi, nella sua canzone di protesta.

Era Rino Gaetano e stava per cantare un suo pezzo che diede fastidio a molti volti noti. Era Nuntereggaepiù.

La sua carriera iniziò in sordina, discostandosi dalla tradizione cantautorale degli anni ’70, entrando in un territorio minato all’epoca per i rapporti tra cantanti e case discografiche. Il suo debutto fu nel 1973 con I love you Marianna, pubblicata però sotto lo pseudonimo Kammamuri’s.

Il primo album ufficiale a suo nome fu Ingresso Libero (1974), ma ottenne poco riscontro dalla critica e dal pubblico.

In realtà, anche Ma il cielo è sempre più blu non ebbe subito il successo di cui gode ora. Sono sincera: quando nel 2003 uscì il remix di dj Molella (chi ha la mia età potrà capire quanto, in quegli anni, questo personaggio fosse davvero sulla cresta dell’onda) non avevo la più pallida idea di chi fosse quel signore che diceva che il cielo era sempre più blu. E ricordo che tutti avevamo nei CD questa canzone.

Mi rendo conto, a distanza di anni, del perché molti si risentirono per quella versione. Anche perché le canzoni di Rino, al di là dei testi e della sua voce particolare e unica, erano musicalmente modernissime.

Tra il soul e il reggae, con degli arrangiamenti musicali degni di nota: penso a Gianna, dove il basso tiene il ritmo accompagnato da un giro di chitarra che ricorda molto La canzone del sole, accostando quindi musicalità tipicamente italiane ad un reggae alla Bob Marley che, allora, era davvero una novità nel panorama musicale della nostra penisola.

Riprendere una perla del genere per renderla una canzone da discoteca, effettivamente, forse poteva avere un effetto disagiante per chi Rino lo aveva sentito per la prima volta nel 1978.

Eppure, oggi, senza quelle canzonette da discoteca non conoscerei Rino Gaetano.

Alla fine era quello che si auspicava il cantante a Capocotta in quell’estate: che la cultura di massa diffondesse le sue canzoni tra i giovani.

Comunque, quelle di Rino erano nuove musicalità, portata da un personaggio controcorrente, irriverente: stava cambiando il modo di fare musica e, conseguentemente, il modo di fare cantautorato.

Le sue canzoni sono ironiche, beffarde, divertenti e politicamente scorrette. Lui ci ha raccontato di Berta che filava con Mario e con Gino, e che aveva un bambino che non era di Mario e non era di Gino.

Ci raccontava la sua terra, che tanto amava e raccontava, quella che era sempre sud, dal crepuscolo sul mare, il rosso cielo che va a brunire, e qualcuno che si avvicina alle lampare. Raccontava di come suo fratello era figlio unico perché era un uomo normale, non perché ci fossero motivi particolari per essere discriminato: non ha mai pagato per fare l’amore, non ha mai vinto un premio aziendale e non ha mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona.

Perché, spesso, la discriminazione non è solo per la tua razza, la tua religione, la tua città di provenienza: la cattiveria umana ci mette poco a renderti un reietto, se sei un personaggio scomodo.

Lui raccontava gli umili, la vita in fabbrica, il lavoro e la lotta per il salario, chi mangia una volta, chi tira al bersaglio, chi va sotto un treno e chi muore al lavoro. Il suo grido era quello di tutti quelli che, purtroppo, non avevano abbastanza voce per essere sentiti.

Gli ultimi album, nel 1980 con E io ci sto e 1981 con Al bar dello sport e la tournée con Riccardo Cocciante, non seguono il successo di Gianna. Ma lui continuava a dire la sua, anche se qualcuno voleva mettergli il bavaglio, appunto.

Il destino però voleva qualcosa di diverso per lui.

Il 2 giugno del 1981 trova la morte, a 30 anni, in un incidente stradale. Muore anche perché nessuno dei cinque ospedali chiamati dai soccorsi accettò di ricoverarlo, non avendo posto.

Si spense così una leggenda: per strada, alle sei del mattino, su una macchina, per un colpo alla testa.

Proprio come Renzo, nella sua canzone.

Quel giorno Renzo uscì,

andò lungo quella strada

quando un’auto veloce lo investì

Quell’uomo lo aiutò e Renzo allora partì

per un ospedale che lo curasse,

per guarir

Rino Gaetano – La ballata di Renzo

Proprio come per Rino, nessuno ospedale accettò di ricoverarlo. E Renzo morì.

E così Rino.

Oggi ci rimangono la sua musica, i suoi lamenti e le sue polemiche, le sue grida e il suo cilindro. Come tutti i poeti, non venne capito in vita tanto quanto venne celebrato in morte.

Ma, forse, questo è davvero l’infausto destino delle leggende.

 

By: Marta Merigo

Laureata in Filosofia e laureanda in Scienze Filosofiche, scrivo da sempre, anche se qualcuno ha cercato di demolire il mio sogno, di fermarmi e di farmi cambiare strada.
Pare che non ci sia riuscito.
La matematica non sarà mai il mio mestiere, ogni tanto cerco di diventare una cantante professionista, ma nel dubbio continuo a mantenere viva la mia passione per carta, penna e libri.
Una frase mi ha conquistata, e da anni me la ripeto: “la cultura non è tale, se non viene condivisa”.

Sorgente: Rino Gaetano: colui che cantava (e denunciava) un’Italia ancora attuale

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