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Regionali, tutti i dubbi di Maroni sull’election day: «Sì al voto anticipato ma niente blitz» – milano.corriere.it

milano.corriere.it – Regionali, tutti i dubbi di Maroni sull’election day: «Sì al voto anticipato ma niente blitz». Il governatore: «La scelta sarà condivisa». Rimane la tentazioni di accelerare e di anticipare il voto previsto in primavera, ma senza strappi né forzature istituzionali. I grillini attaccano Gori per il tour in Emilia di Andrea Senesi

«La settimana prossima sentirò i capigruppo e i segretari di partito di maggioranza e opposizione per valutare i diversi scenari e verificare con loro la possibilità di fare elezioni regionali anticipate e sciogliere il Consiglio».

Roberto Maroni conferma le indiscrezioni: «nessun blitz», la scelta sulla data del voto sarà condivisa con le forze politiche di centrodestra e centrosinistra.

Anche gli umori del governatore in proposito sono in continua evoluzione. Rimane la tentazioni di accelerare e di anticipare il voto previsto in primavera, ma senza strappi né forzature istituzionali. E c’è il problema del referendum sull’autonomia che lo stesso presidente leghista ha già convocato (insieme col veneto Luca Zaia) per il 22 ottobre.

Difficile immaginare un election day che accorpi Politiche, Regionali e consultazione. Se si andasse a votare però il 24 settembre per Camera, Senato e Pirellone, nove milioni di lombardi sarebbero poi riconvocati alle urne solo quattro settimane dopo, per esprimersi sul quesito autonomista proposto da Maroni. Un azzardo. Da qui le incertezze e i dubbi. E l’impegno a prendere una decisione il più possibile condivisa.

«Noi siamo pronti a tutte le evenienze; abbiamo il piano A, cioè la scadenza naturale, nella primavera del 2018, della legislatura regionale, e un piano B, se ci fosse un’accelerazione a Roma, per la data delle elezioni politiche», garantisce il governatore: «Non siamo, comunque, affannati a cercare una data, tanto o prima o dopo, vinciamo lo stesso, anche se per scaramanzia non lo diremo più». Insomma, come sintetizza ancora Maroni, il pronostico sulla data giusta è da tripla: «1,X,2».

Dal Pd per ora l’invito alla «cogestione» è respinto al mittente. «Maroni pensi a governare fino alla fine visto che il suo mandato termina a febbraio prossimo», dice il segretario regionale Alessandro Alfieri: «Se intende dimettersi, prima deve spiegare le ragioni ai lombardi. Noi, in ogni caso, siamo pronti».

Tutti contro tutti. Perché ci sono anche i Cinque Stelle che contemporaneamente attaccano Maroni e inaugurano la guerriglia contro Giorgio Gori, candidato in pectore del centrosinistra.

Il sindaco di Bergamo ha in animo di studiare il modello emiliano e ha programmato una trasferta a Bologna per una lezione di buona amministrazione dal governatore Stefano Bonaccini e dalla sua giunta. «Gori è il candidato del partito unico, anello di congiunzione di Berlusconi e Renzi.

Un precursore dei patti del Nazareno. Oggi scopriamo che andrà a studiare il modello Emilia per farsi digerire dal partito e dal suo segretario Renzi. In sostanza vogliono passare dal sistema Formigoni a quello delle coop rosse di Errani», attacca il consigliere regionale grillino Stefano Buffagni.

Intanto Maroni ha confermato la querela a Luigi Di Maio per le frasi pronunciate dal vicepresidente della Camera, in un recente comizio a Monza, su Mafia Capitale e sulle presunte responsabilità dell’allora ministro dell’Interno. Roberto Maroni, appunto.

Sorgente: Corriere della Sera

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