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Non siamo un paese migliore se facciamo morire Riina a casa – huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – IL BLOG – Non siamo un paese migliore se facciamo morire Riina a casa -di Samanta Di Persio Scrittrice

Fortunatamente non ho mai dovuto riconoscere un familiare da un brandello di stoffa, da un braccialetto di un braccio squarciato da una bomba, non ho dovuto mai pregare qualcuno affinché si ritrovasse un corpo o peggio sapere semplicemente il luogo dov’è stato ucciso.

La Mafia, apparentemente, è lontana da me, ma nello stesso tempo è vicina. I programmi televisivi, le radio, i giornali, nel corso degli anni ci hanno fatto conoscere l’efferatezza dei boss di Cosa nostra.

Ci hanno tenuti informati sulla loro storia, sui loro omicidi, attentati, sulla loro latitanza. Ci hanno coinvolti tutti nella loro caccia e, come accade spesso, non si muovono mai da casa loro perché le complicità sono ad ampio raggio: politiche, militari, familiari, amicali.

Totò Riina, quando fu arrestato, era a casa sua. Con la morte di Falcone e Borsellino fu Antonino Caponnetto ad esprimere la fine di un’epoca: finalmente la Mafia poteva continuare ad indossare il colletto bianco indisturbata.

Il suicidio di Rita Atria, la testimone di giustizia che riponeva in Borsellino la speranza per un cambiamento, non è altro che la disperazione di chi rimane solo, di nuovo nelle mani di Casa nostra.

Non è un caso che molti politici dal 1992 ad oggi si sono trovati ad affrontare processi per Mafia, nel frattempo, ogni anno, celebriamo il ricordo dei magistrati che hanno pagato con la loro stessa vita una lotta contro un sistema: carovane, marce, navi, corone di fiori, bigliettini, palloncini, cerimonie tutte le massime cariche istituzionali ed i cittadini esprimono il loro cordoglio.

Ed oggi, proprio dai colleghi di Falcone e Borsellino arriva la richiesta di uscire dal carcere, sì proprio coloro che qualche giorno fa commemoravano Giovanni e fra qualche giorno commemoreranno Paolo.

Non siamo un Paese migliore se facciamo morire Totò Riina a casa, no, perché gli abbiamo permesso di uccidere con ferocia, freddezza, senza pietà, gli abbiamo permesso di nascondersi, gli abbiamo permesso di far paura anche da una cella del 41 bis.

Lo Stato di diritto e la “dignità” della morte di Riina – di Daniele Tissone Segretario generale sindacato di polizia Silp Cgil

In carcere muoiono tanti uomini e tante donne che non hanno ucciso nessuno, di cui non sappiamo nemmeno il nome.

Muoiono anche persone che avevano diritto ad una vita dignitosa come Aldo Bianzino, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi e tanti altri.

Il Presidente della Repubblica, fratello di Piersanti Mattarella ucciso dalla Mafia, ovvero ucciso da Riina, oggi più che mai, dovrebbe esprimersi in maniera netta e in un paese democratico dovrebbe essere dalla parte dei cittadini non mafiosi.

La deriva dell’integrazione in Europa, fra islamofobia e relativismo culturale –  di  Ismail Ali Farah

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Sorgente: Non siamo un paese migliore se facciamo morire Riina a casa

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