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Se l’Italia diventa come Calais, l’Europa ha chiuso – huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – Se l’Italia diventa come Calais, l’Europa ha chiuso Roberto Sommella Direttore Relazioni Esterne Antitrust, fondatore de La Nuova Europa

Proprio quando sembrava tornato un po’ di sereno sui cieli dell’Unione, il nodo dell’immigrazione rischia di far precipitare di nuovo la situazione. L’Italia protesta con l’Europa e compie un passo formale perché la questione dei migranti sta diventando emergenziale ed è molto più importante dei nodi economici o della tenuta dell’euro.

In ballo c’è addirittura la chiusura dei porti alle navi straniere che fanno salvataggi. Ma, ascoltando chi è in prima fila nella gestione dell’accoglienza, in assenza di fatti concreti da Bruxelles, sarà inevitabile prima o poi la totale serrata delle frontiere marine.

Troppi silenzi, troppe inutili dichiarazioni di sostegno, troppe pacche sulle spalle da parte dei leader europei per continuare a poter svolgere da soli il ruolo ingrato di poliziotti del Mediterraneo.

Ed è illusorio che qualcosa arrivi dal G20. Il cartello “Stop” sarebbe una scelta drammatica per un paese come il nostro votato all’accoglienza e forgiatosi nell’immigrazione, ed è auspicabile si possa evitare, ma sarebbe una logica conseguenza al termine di cinque giorni pesantissimi, in cui gli immigrati complessivi potrebbero superare il numero enorme di 15.000, secondo alcune stime.

Salvatori e salvati, sono tutti prigionieri di una bottiglia chiamata Italia che nessuno dei nostri alleati vuole raccogliere e aprire. Francamente inaccettabile, anche se la Germania nel 2015, dopo aver accolto un milione di profughi, dovette dire basta, con coraggio e senza aiuti di sorta. Ma non aveva l’immensa frontiera del mare che abbiamo noi.

I segnali di questo incredibile isolamento italiano vengono da lontano ma si colgono anche nelle piccole recenti cronache quotidiane che raccontano di come la solidarietà tra paesi stia venendo meno. Per esempio quelle che arrivano dal confine ligure, la nostra Calais.

Fin quando la frontiera a Ventimiglia resterà chiusa e le forze dell’ordine francesi costruiranno un muro impenetrabile per i migranti, sarà difficile sostenere che la Francia sta facendo la sua parte nella gestione comune degli immigrati.

A parole, il presidente Emmanuel Macron, anche all’ultimo vertice del Consiglio Ue, ha ammesso che l’Europa avrebbe dovuto fare di più per aiutare l’Italia a fronteggiare quella che in queste ultime ore sembra essere diventata una mini-invasione.

I fatti però dimostrano che il paese transalpino si comporta quasi come quelli dell’Est. Sono una novantina i migranti respinti nei giorni di fine giugno dalla polizia francese e accompagnati al valico di frontiera di Ponte san Luigi, a Ventimiglia.

Quasi tutti i circa quattrocento immigrati che nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 giugno avevano lasciato l’accampamento di fortuna sulle sponde del fiume Roja sono stati intercettati e bloccati dalla polizia d’Oltralpe.

Si tratta di piccoli numeri. Come è chiaro che queste persone non sono richiedenti asilo ma disperati che cercano un posto dove fermarsi e che non si può evidentemente mettere sullo stesso piano un esercizio di controllo del territorio con i muri che Ungheria, Polonia Slovacchia e Repubblica Ceca hanno eretto.

Eppure questo rimpallo non di scartoffie ma di individui, tra due paesi fondatori dell’Europa, è la spia che manca una consapevolezza politica del dramma in cui stanno precipitando le nostre forze di mare, le forze di polizia e intere popolazioni del Meridione.

Bene quindi ha fatto il governo Gentiloni a porre formalmente la questione al commissario europeo Avramopoulos e prospettare il respingimento delle navi delle Ong battenti bandiere straniere. Una decisione forte, irrituale, che si spera porti risultati. Ma è inutile illudersi: l’Ue è prigioniera di troppi veti incrociati e la Francia sembra il vero player della situazione.

Difficile che ci venga subito incontro. Qui non si tratta di chiudere un occhio sul deficit, ricostruire le zone terremotate con grandi investimenti europei o di permettere il salvataggio pubblico delle banche venete. La posta in gioco è molto più grande e investe principi cui nessun partner vuol rinunciare in quanto basi fondanti dello Stato. Questi principi si chiamano frontiere, sovranità, difesa del suolo.

La Commissione Europea deve intervenire con fermezza, anche con sanzioni immediate, e non solo con procedure d’infrazione, per far rispettare i patti sui ricollocamenti. E paesi importanti come la Francia devono essere solidali non solo a parole. Gli effetti di un ulteriore immobilismo comunitario sarebbero nefasti per tutta l’Unione Europea perché si sgretolerebbe l’hub di un intero continente: il nostro Paese.

Della pericolosità della situazione, va detto con onestà, se ne era accorto due anni fa Matteo Renzi quando era presidente del Consiglio e denunciò l’isolamento italiano. La preoccupazione del ministro dell’Interno, Marco Minniti e dello stesso Capo dello Stato, Sergio Mattarella, è figlia di quelle mancate risposte dall’Unione. Oltre 12.000 migranti, ma le informazioni raccontano di altre migliaia di persone pronte a sbarcare, in meno di una settimana, sono troppi per chiunque.

Se lasciata ancora sola, l’Italia rischia di diventare una gigantesca tendopoli stile Calais e la patria di un nuovo euroscetticismo, molto più pericoloso perché supportato dai fatti.

Sorgente: Se l’Italia diventa come Calais, l’Europa ha chiuso

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