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L’affermazione dell’Io e la nascita del racconto di sé in J. J. Rousseau – artspecialday.com

artspecialday.com – L’affermazione dell’Io e la nascita del racconto di sé in J. J. Rousseau

Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 – Ermenonville, 2 luglio 1778) è considerato uno dei padri della modernità: è con lui infatti che nacque la concezione romantica della letteratura come espressione di un’individualità e come produzione artistica originale.

Il primo libro delle Confessioni, nota sua autobiografia, si apre proprio dichiarando queste parole:

Mi inoltro in un’impresa senza precedenti, l’esecuzione della quale non troverà imitatori. Intendo mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della sua natura; e quest’uomo sarò io. Io solo. Sento il mio cuore e conosco gli uomini. Non sono fatto come nessuno di quanti ho incontrati; oso credere di non essere fatto come nessuno di quanti esistono.

Assoluta originalità dell’impresa, il soggetto al centro della narrazione, l’Io come entità unica e inimitabile: questi sono i presupposti della grande letteratura romantica inaugurata dallo scrittore francese.

Ma per inoltrarsi nella lettura di questo capolavoro è utile conoscere preventivamente chi era Jean-Jacques Rousseau e cosa significava pubblicare la propria autobiografia nel 1782.

Rousseau ebbe un’infanzia piuttosto tormentata e un’adolescenza piena di avventure, a volte anche piuttosto picaresche. Dato che sua madre morì durante il parto, il giovane Jean-Jacques crebbe con un padre molto assente e poco paterno.

Ben presto lasciò la casa familiare e tentò di fare fortuna come musicista, pur non essendo veramente esperto nel mestiere; in seguito visse svariati anni presso Madame de Warens, una donna abbastanza facoltosa che lo accolse per convertirlo alla fede cattolica e con la quale egli ebbe una relazione ambigua ma felice.

Fu soltanto nel 1750, cioè quando Rousseau aveva ormai 38 anni, che debuttò come scrittore vincendo il premio per un concorso indetto dall’Accademia di Digione con il suo Discorso sulle scienze e le arti.

In questo trattato, come in quelli che seguiranno, lo scrittore ginevrino trattava un argomento che gli rimarrà caro durante tutto il corso della vita e per la quale ebbe molta fama: ossia declamava, in netto contrasto con la visione positivista dell’epoca dei Lumi, che il progresso, la scienza e la civiltà non avevano fatto che corrompere l’uomo e allontanarlo sempre più dallo “stato di natura” che, nella visione rousseauiana, corrispondeva ad uno stato di assoluta felicità, lontano dal progresso moderno (soprattutto dall’invenzione del denaro).

Lo scandalo di queste affermazioni lo rese ben noto e avversato da molti suoi contemporanei – Voltaire disse che il suo testo faceva venire la tentazione di mettersi a quattro zampe – ma in realtà con la propria filosofia Rousseau intendeva criticare la società dei salotti parigina, basata su convenzioni e codici che permettevano di salvaguardare la propria immagine pubblica, conducendo allo stesso tempo vite estremamente dissolute.

Egli auspicava il ritorno dell’uomo a una trasparenza maggiore, a una vita più libera dalle convenzioni sociali e più in contatto diretto con la natura e con i sentimenti genuini.

Le Confessioni furono redatte e pubblicate quando lo scrittore aveva già raggiunto un’ampissima notorietà grazie ai propri libri, ma anche in un momento in cui egli aveva già preso la decisione di allontanarsi dai circoli letterari e sentiva l’esigenza del racconto di sé per ritrovare quel posto nella società che egli sentiva gli uomini gli avevano negato.

Per capire cosa comporti questo evento, bisogna tenere conto del fatto che allora non era comune come oggi che uno scrittore pubblicasse il resoconto della propria vita.

Con il titolo dell’opera Rousseau si rifaceva a un modello insigne, le Confessioni di Sant’Agostino, edite intorno al 400, un testo religioso nella quale il santo raccontava la propria conversione al cattolicesimo e riviveva le fasi iniziali della propria esistenza nel segno di una coscienza illuminata dalla verità.

L'affermazione dell'Io e la nascita del racconto di sé in J. J. Rousseau
J. J. Rousseau

Il genere autobiografico in seguito si era sviluppato maggiormente in due filoni: da una parte vi era appunto la confessione religiosa, che ebbe credito tanto in ambito cristiano che protestante, dall’altra vi erano alcuni personaggi pubblici che raccontavano la propria vita con un intento didattico, ma anche di autocelebrazione. Rousseau fu il primo nella propria opera a dare uno spazio così importante al racconto dell’infanzia, allo sviluppo della propria individualità, a sottolineare alcuni eventi marcanti della propria esistenza come tappe fondamentali di un processo formativo.

Soprattutto era il primo a dichiarare di voler esprimere se stesso nella propria totalità, senza omettere alcun particolare della propria esistenza e mettersi completamente a nudo di fronte al lettore.

Oggi sappiamo che tale operazione non è possibile, non solo perché c’è sempre una certa dose di menzogna nel racconto di sé, ma anche perché la memoria stessa, come hanno dimostrato le teorie freudiane, rimuove alcuni eventi che non considera importanti o che semplicemente non vuole ricordare!

Nondimeno, Rousseau tentò di mettere l’accento proprio su tutti quei dettagli della nostra esistenza che sono precari, insicuri, difficili da dire persino a noi stessi e che egli decise di confessare, non di fronte a Dio, ma in un mondo ormai laico, di fronte all’umanità intera.

Consuelo Ricci per MIfacciodiCultura

Sorgente: L’affermazione dell’Io e la nascita del racconto di sé in J. J. Rousseau

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