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La telefonata con Renzi e i timori di Berlusconi: governo di pm con Davigo – Corriere.it

corriere.it – La telefonata con Renzi e i timori di Berlusconi: governo di pm con Davigo.

Le paure dei leader senza il «tedesco» (e senza alleati). Il futuro per l’ex Cavaliere è fatto di pensieri cupi, quelli che aveva tentato di scacciare giustificando la sua svolta proporzionalista: «Sono un vecchio saggio che osserva la decadenza del Paese» di Francesco Verderami

Si sono sentiti come due amanti costretti a separarsi dalle circostanze. Berlusconi ha provato a convincerlo che c’era ancora una possibilità di tenere in vita il frutto della loro intesa, Renzi gli ha risposto che l’accanimento sul «tedesco» avrebbe solo portato a ulteriori e dolorose umiliazioni in Parlamento.

E quando il leader del Pd ha provato a chiedere cosa ne sarebbe stato dell’altra parte del pegno, il Cavaliere si è ritratto come può farlo chi avverte che è finita: perciò non l’avrebbe sostenuto nella richiesta di voto anticipato. Senza più il «tedesco» non c’è più l’accordo. Senza più l’accordo per entrambi cambia tutto.

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«Vedo il rischio di una vittoria dei grillini»

Il futuro per Berlusconi è fatto di pensieri cupi, quelli che aveva tentato di scacciare giustificando la sua svolta proporzionalista: «Sono un vecchio saggio che osserva la decadenza del Paese, che vede il rischio di una vittoria dei grillini, l’avvento di una repubblica giudiziaria con tanti magistrati come ministri e un governo guidato da Davigo».

Lo atterrisce l’idea di andare alle urne non più col «tedesco» ma con il doppio Consultellum. Al Senato ci sarebbero le preferenze e lo sbarramento all’8% su base regionale, cioè la perdita del controllo degli eletti e il rischio di non raccogliere seggi in alcune zone del Paese. Alla Camera potrebbe ottenere un’ottantina di deputati ma senza sapere anzitempo chi verrebbe eletto.

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Tedesco strada senza ritorno

Con il proporzionale aveva avviato il processo di distacco da Salvini. Con il maggioritario dovrà scegliere se assoggettarsi a una lista unica con il Carroccio — sapendo che il leader della Lega gli imporrebbe la sua forza al Nord — oppure acconciarsi a un’operazione solitaria, mettendo in conto l’addio di un pezzo del suo partito.

La scelta del «tedesco» era una strada senza ritorno, e infatti a guardare indietro si vedono solo le macerie del centrodestra.

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Al punto che la Meloni, dopo aver mandato a farsi benedire Berlusconi, ora che non c’è più la soglia capestro del 5% ha detto ciò che pensava anche di Salvini e l’ha accusato di tradimento. Se il leader di Forza Italia piange, il segretario del Pd non ride affatto. Anzi, è il principale sconfitto.

Raccontano che non abbia nemmeno partecipato alla segreteria, convocata dopo che alla Camera il centrista Lupi aveva orchestrato il botto insieme a una fila lunga così di franchi tiratori. Certo, rispetto al Cavaliere ha l’alternativa del doppio Consultellum.

Ma non potrà avere le urne a settembre, perché dopo aver rotto alla sua destra con Alfano e alla sua sinistra con gli scissionisti, se li ritroverà schierati a difesa di Gentiloni, con una legge di Stabilità da fare e i Cinquestelle ad attaccarlo: «Sarà un disastro. Mesi di campagna elettorale contro di noi, prima del voto».

Sorgente: La telefonata con Renzi e i timori di Berlusconi: governo di pm con Davigo – Corriere.it

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