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La furia distruttrice si abbatte su Mosul: distrutta la moschea Al Nouri – artspecialday.com

La furia distruttrice si abbatte su Mosul: distrutta la moschea Al Nouri.

Nel 2014 a Mosul Abu Bakr al Baghdadi urlò al mondo la nascita del Califfato, quello Stato Islamico a cavallo tra Siria ed Iraq conosciuto come Daesh o Isis che terrorizza il mondo tra attentati e distruzione.

Il dibattito sulle motivazioni economiche, politiche e religiose che giustificano l’esistenza dell’Isis è più che mai aperto, ma una soluzione che riporti la pace in Medio Oriente e che ci liberi dal giogo della minaccia attentati sembra lontana.

C’è chi dice sia l’Occidente stesso ad alimentare il Califfato, chi dà la colpa a secoli di colonialismo scellerato, chi ancora vede nello scontro tra religioni una guerra destinata a non finire mai. Ma mentre ci si arrovella su tutto questo, a farne le spese sono i civili, martiri di questa guerra senza capo né coda, e la Storia.

Due anni fa gli amanti ed i sostenitori della cultura incassavano un durissimo colpo guardando la meravigliosa Palmira rasa al suolo. Simbolo della cultura pre-islamica come moltissimi altri reperti di infinito valore storico ma anche economico (si parla di milioni di dollari), è stata attaccata e distrutta in nome di un estremismo religioso cieco e barbaro, che non ha nessuna intenzione di fermarsi.

È di ieri la notizia della distruzione della moschea di Mosul: nota per il suo minareto pendente detto Al Hadba, il gobbo, pare che i jihadisti l’abbiamo fatta esplodere per contrastare le truppe irachene che tentavano di conquistare la città, roccaforte dell’Isis.

Alt, un momento: perché distruggere una moschea? Non è un monumento culturalmente ostile all’Islam, anzi!

Haidar al Abadi, premieri iracheno, ha definito la distruzione della moschea come un segnale di indebolimento dello Stato Islamico ormai allo sbando, che però dal canto suo ha incolpato gli USA di aver bombardato l’area, quindi di aver colpito la moschea la cui costruzione risale al 1172–1173, ma a loro volta le forze militari americane negano qualsiasi responsabilità, non avendo effettuato raid in quella zona.

Chi è a farne le spese? Complotti o non complotti, Ordine mondiale interessato a mantenere un clima di terrore, estremismo religioso come maschera di spietati interessi economici, ribellione dell’Oriente sull’Occidente, tutto può essere possibile, ma a farne le spese sono le persone comuni che lì sono nate e cresciute, e l’inestimabile patrimonio che ci lascia in dono la Storia.

Ninive e Aleppo, rispettivamente in Iraq e in Siria, sono solo due delle tante città e siti archeologici che hanno subito la furia dell’uomo dettata da una sete di potere incontrollabile, tanto cieca da portare all’annientamento di ciò che vi è più prezioso come la vita umana e la cultura.

Centinaia di migliaia le persone bloccate in queste terre, destinate alla morte o alla fuga: e allora ecco i profughi, i barconi, la difficoltà nell’accoglienza, la fame, la delinquenza, la disperazione. Una spirale, un circolo vizioso che trascina verso l’Inferno e che tutto porta con sé tranne che la speranza.

Onu denuncia, l’UNESCO denuncia, eppure sembrano appelli inascoltati: le grandi potenze scendono in campo in uno scontro dove il dialogo e il compromesso sembrano impossibili e pure la migliore delle intenzioni viene annientata.

E a noi che siamo al di qua della barricata, cosa ci resta da fare o da pensare?

Guardare le foto dei bambini uccisi, dei corpi ammassati per le vie di quelle che una volta erano città, le case distrutte, la cultura spazzata via porta con sé molta amarezza e una tristezza devastante che non lascia spazio ad altro. E la speranza? No, oggi purtroppo per la speranza non c’è spazio. Forse, domani, chissà.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

Sorgente: La furia distruttrice si abbatte su Mosul: distrutta la moschea Al Nouri

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