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La carica dei 21 mila all’esame di maturità – milano.corriere.it

milano.corriere.it – Scuola – La carica dei 21 mila all’esame di maturità. Le storie di chi affronta l’esame tra ansie, soddisfazioni e voglia di farcela. Mobilitate 522 commissioni, ma fino all’ultimo sono arrivate defezioni che il provveditorato deve compensare

La prima prova scritta è italiano, lunedì tutti alle prese con il quizzone

Appesi gli ultimi tabelloni con i risultati degli scrutini nelle scuole, adesso tutto è pronto per la maturità. Sui banchi di Milano un esercito di 21 mila maturandi (più altri mille candidati esterni) e 1.044 classi da valutare: mobilitate 522 commissioni, ma fino all’ultimo minuto sono arrivate defezioni che il provveditorato ha dovuto compensare.

Ventisei presidenti (su 522 nominati dal Miur) si sono ritirati, certificato medico alla mano, e sono stati sostituiti in extremis, insieme ad 87 commissari (su 1.628).

Per i ragazzi mercoledì il battesimo del fuoco: prima prova scritta, quella di italiano. Giovedì la seconda, diversa in base all’indirizzo delle scuole, lunedì prossimo il cosiddetto quizzone.

E sarà l’ultima volta: dal prossimo anno, con la riforma della Buona scuola, il test sarà sostituito da una tesina da discutere durante l’orale, sotto forma di relazione sull’esperienza scuola-lavoro.

Nelle ultime ore online ha imperversato il toto tema, tradizionalmente infruttuoso: ipotizzati i titoli più disparati, ma i più attesi sono quelli sullo Ius soli e il terrorismo internazionale.

Si potrà comunque scegliere tra indirizzo storico o di attualità, articolo di giornale, analisi di testo o saggio breve. Quanto agli esiti degli scrutini generali delle scuole, si conferma il miglioramento di performance: meno bocciati, più voti alti in tutte le annate.

«Merito anche dei docenti nominati l’anno scorso che hanno portato una ventata di novità – ragiona Agostino Miele, alla testa dell’associazione dei presidi —. Nel complesso le attività non tradizionali e legate all’attualità hanno saputo coinvolgere gli studenti più che in passato. La passione negli studi spesso corrisponde a voti alti», considera.

Anche i progetti di alternanza scuola-lavoro sono stati, a suo avviso, motivanti: «Quando si lavora fianco a fianco con le aziende ne beneficiano tutti», è la sua idea. Tra i tabelloni usciti nelle ultime ore quello del Vittorio Veneto dove i non ammessi all’anno successivo sono stati poco meno del 4 per cento e i rimandati il 21 per cento.

Al professionale Carlo Porta tra i maturandi più del 10 per cento ha la media sopra l’8. Mentre all’Istituto Cardano brilla il liceo sportivo, arrivato al terzo anno. L’exploit maggiore è stato però per gli studenti del primo: tutti promossi con voti alti, nessuno escluso. E senza materie da riparare a settembre.

Alice, la figlia del mondo studia da diplomatica: «Ma scelgo Milano»

L’avevano selezionata per la Normale di Pisa, ma lei ha rinunciato perché vuole stare a Milano, la sua città. Alice de Kormotzij, tra le più brillanti maturande del liceo classico Carducci, proviene da una famiglia che è un crogiolo di culture. «Mi sento italiana perché sono nata e cresciuta qui, ho ottenuto anche la cittadinanza.

Ma sono mista proprio come altri che non ce l’hanno — riflette —. Mio papà è italiano ma di origine ungherese. Mia mamma figlia di una giapponese e di un cinese emigrati in Svezia per aprire uno dei primi ristoranti orientali di Stoccolma. Si sono conosciuti a vent’anni, per caso, in Francia». Alice ha la media che supera il 9, è appassionata d’arte e curava le pagine culturali del giornalino scolastico, Oblò sul cortile.

Vorrebbe diventare diplomatica: «Le lingue e l’abilità nel trovare compromessi sono il mio cavallo di battaglia», dice. In questi giorni si accalora sul tema dello ius soli e spera esca come traccia per il tema d’esame. «È una questione sociale, molto prima che politica — è la sua idea —. Nelle scuole i bambini sono mescolati, con gli stessi diritti.

E poi, risalendo agli avi, quanti possono dire di essere al 100% italiani? Da piccola non ero contenta di avere un cognome strano e tante nazioni dentro. Adesso vado fiera della tradizione che porto con me».

Nicholas, giornate sui libri e le notti sull’ambulanza: «Le mie due vite»

Di giorno studia per la maturità, di notte spesso è volontario in ambulanza. Nicholas Miccichè, 21 anni, aspetta di prendere il diploma all’Iis Ferraris-Bertarelli. In passato è stato bocciato due volte ma ora si presenta davanti alla commissione d’esame grintoso, con una media superiore al 7, e per l’occasione si è tatuato sul braccio il motto: «Memento audere semper», ricordati di osare ogni giorno.

«La soddisfazione di esserci quando qualcuno ha bisogno e chiama il 118 è enorme, anche se costa fatica. Quante volte mi sono ritrovato alle sei del mattino, dopo il turno di notte, davanti alla scuola ancora chiusa — racconta Nicholas —. Una volta, poco tempo, fa mi sono addormentato in auto, e il bidello è venuto a bussarmi sul vetro».

Rappresentante di istituto, creativo quando si tratta di tecnologie, è stato premiato «per merito» durante la giornata della valorizzazione delle eccellenze scolastiche milanesi. Il suo cruccio, comune a tanti, è non avere più tempo per fare le cose che lo interessano.

Per un po’ ha lavorato in officina: «Nella praticità di certi lavori con le mani, trovo il senso delle cose — dice —. La teoria mi piace ma se resta solo sui libri mi annoia. Come il milanese tipo io sto bene se sono operoso. Devo produrre, rendermi utile. Insomma, l’ambrosiano “fare”».

Elena, la disabilità, gli amici e il mito di Sherlock: «I miei anni formidabili»

Non la emoziona l’esame alle porte, ma la fine delle superiori e di un mondo che le ha fatto compagnia per cinque anni, quello della Vsa del Virgilio.

«È strano smettere la scuola, a me piace Sherlock Holmes e da grande voglio scrivere con il computer», dice tutto d’un fiato Elena Majocchi, 19 anni, tre fratelli e la sindrome di Down. Con la sua classe, le due insegnanti di sostegno e le docenti, è riuscita a tirare fuori il meglio di sé.

«Volevo ringraziarvi, perché siete stati attenti alle emozioni di Elena e avete condiviso con lei le vostre passioni», scrive la mamma Francesca in una lettera indirizzata alla Vsa. Lei, l’adolescente sempre con il sorriso, si ammira le unghie con lo smalto a colori alternati che la compagna di banco le ha messo, uguale al suo.

«Anche le rose che le avete regalato l’ultimo giorno di scuola restano come simbolo della vostra empatia. Le avete dato l’entusiasmo per svegliarsi presto ogni mattina, anche quando era molto stanca». Scrive ancora, questa mamma: «Non so cosa farà Elena a settembre.

Ma a tutti voi auguro di entrare nella vita adulta con la stessa apertura e sensibilità e di portare sempre alti i due concetti che — se applicati — cambiano il mondo. La diversità come risorsa e l’inclusione come valore. Grazie ragazzi, buon viaggio».

Elena Majocchi
Regene, unica femmina su 1.110 studenti: «Amo la meccatronica, ce l’ho fatta»

È l’unica ragazza del corso di meccanica in tutto l’istituto Galilei Luxemburg, che conta 1.100 studenti. Gioca a calcio in una squadra femminile ed è cintura nera a karate. Eppure ama anche la danza classica.

Regene Valderana, origini filippine e cittadinanza italiana appena conquistata, è una studentessa a 360 gradi. Com’è stare cinque anni in mezzo a classi di soli maschi ? «Per integrarmi ho fatto fatica — ammette —.

I miei compagni ci hanno messo molto tempo a metabolizzare la mia presenza. Io però ero determinata, la mia passione per la meccatronica è stata più forte delle loro resistenze». Alla maturità si presenta con una media superiore all’8.

E come terza prova, invece del tradizionale quizzone, con la sua classe, affronterà un test sperimentale messo a punto con Bosch nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. «Io avevo iniziato al Verri studiando ragioneria, ma non era la mia strada.

Dai fallimenti bisogna imparare — riflette Regene —. In un mondo come quello della meccanica, inizialmente sfavorevole per una ragazza a causa di stereotipi radicati e diffusi, mi sono impegnata molto, perché ci credevo davvero. I risultati che ho ottenuto mi riempiono di orgoglio. Io studio anche per le altre.

Le ragazze che verranno dopo di me».

Sorgente: Corriere della Sera

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