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Kenya, il business delle scommesse sulla pelle dei poveri

Tra il 2014 e il 2016 gli introiti fiscali sono schizzati a 41 mln di euro. Le agenzie di betting si moltiplicano. E attirano una fetta sempre più consistente della popolazione indigente. I ricavi? Finiscono all’estero.

Una corsa all’oro sulle spalle degli ultimi. In Kenya quasi metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il Pil pro capite è di circa 30 volte inferiore a quello italiano, il tasso di disoccupazione è del 40%. Nella capitale Nairobi tre quarti della popolazione vive in slum e in bidonville. Ed è proprio la popolazione più povera il motore di un business che sta crescendo a livelli esponenziali, diventando una delle industrie più fiorenti del Paese. Quello delle scommesse sportive online.
CRESCITA SENZA FRENI. L’industria mondiale del betting in questi anni ha sfiorato un valore complessivo di 450 miliardi di dollari. Secondo le stime del centro Research and Markets di Dublino, mantenendo gli attuali livelli di crescita nel 2022 raggiungerà i 635 miliardi di dollari (596 miliardi di euro), pari al prodotto interno lordo di una nazione sviluppata. Questo boom globale è anche sostenuto dai Paesi in via di sviluppo e da un mercato in crescita formidabile che sta coinvolgendo sempre più persone che sopravvivono a stento o vivono con redditi di sussistenza. Lo scorso febbraio l’autorità responsabile della tassazione del Kenya, la Kenya Revenue Authority, ha rivelato di aver raccolto in due anni, dal 2014 al 2016, 41 milioni di euro (4,7 miliardi di scellini keniani) in tasse provenienti dalle scommesse e di prevedere per il solo periodo 2016-2017 un introito di 30 milioni.

TASSE DAL 5 AL 12%. Contando che le tasse sull’azzardo in Kenya vanno dal 12% per i giochi al 7,5% per gli operatori di betting fino a un misero 5% per le lotterie, si ha la dimensione di un giro d’affari enorme in un Paese in cui quattro abitanti su 10 guadagnano meno di un dollaro al giorno. Le società di betting raccolgono i frutti di campagne di marketing aggressive che puntano anche alle persone che vivono nei quartieri più poveri. Un quinto di tutte le pubblicità televisive sui tre principali canali nazionali promuove l’azzardo. Le strade di Nairobi sono tappezzate di cartelloni che promettono vincite favolose con spese minime, seducendo con jackpot stellari e diffondendo sui giornali fotografie di scommettitori con assegni a sette zeri. Negli slum le persone si sono trasformate in testimonial ambulanti, indossando magliette delle società di scommesse donate da campagne promozionali porta a porta promosse sui social.

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Stella Yamumo è una giornalista che lavora a Mtaani Radio, emittente di comunità nel quartiere popolare di Dagoretti e che ha come ascoltatori molti abitanti degli slum: «Il messaggio che viene diffuso è che con meno di 100 scellini (1 euro circa) si possono vincere fino a 100 milioni (1 milione di euro). In molti ci credono e scommettono i pochi soldi che hanno. Il mercato è così cresciuto di 10 volte negli ultimi anni, coinvolgendo tutti gli strati della popolazione. Sta diventando un enorme problema». Le scommesse sono diventate anche un tema della campagna elettorale in corso: «È stata proposta dal governo una nuove legge che vuole aumentare la tassazione fino al 50% su tutti i giochi d’azzardo, ma questo forse non riuscirà a ridurre il problema».

SI MOLTIPLICANO I CASI DI SUICIDIO. Su una società già povera le ricadute sociali della ludopatia sono inevitabilmente catastrofiche. Secondo uno studio del Digital Skills Observatory, un gruppo di ricerca finanziato dalla Bill and Melinda Gates Foundation, il gioco ha preso piede in particolare tra chi ha salari di sussistenza o non ha un’entrata fissa. Molti scommettono soldi essenziali alla loro sopravvivenza. Si moltiplicano le notizie di studenti che si giocano i soldi delle loro rette scolastiche. Un’altra ricerca ha appurato che il 50% di un campione di studenti universitari scommetteva e l’8% di questi aveva seriamente pensato di uccidersi in seguito ai soldi persi. Le cronache riferiscono sempre più di frequente di gesti inconsulti come suicidi o omicidi dopo perdite di denaro. Spesso questi atti tragici sono legati a match che riguardano anche il calcio italiano. L’anno scorso uno studente del principale ateneo di Nairobi, la Kenyatta University, si è ucciso dopo la sfida dell’Italia agli Europei contro la Germania.

UNA LEGISLAZIONE TROPPO PERMISSIVA. L’enorme diffusione delle scommesse online in Kenya è stata in parte favorita da una legislazione antiquata e fin troppo permissiva, e in parte dalla popolarità di un sistema di pagamenti e money transfer via telefoni cellulari chiamato M-Pesa e lanciato nel 2007 dai maggiori operatori attivi sul territorio come Vodafone, Safaricom e Vodacom. Il servizio permette di usare il cellulare per effettuare pagamenti quotidiani anche modesti, un equivalente per telefonia di un bancomat o di una carta di credito ricaricabile. La procedura – facile e conveniente – si è affermata soprattutto nei quartieri poveri dove non è semplice né sicuro portare con sé i contanti e dove le persone non possono permettersi carte di credito o servizi bancari tradizionali.

Assistiamo a una crescita esponenziale dell’utilizzo di M-Pesa, grazie al settore delle scommesse sportive che sta surclassando tutti gli altri

BOB COLLYMORE, CEO DI M-PESA

Oggi M-Pesa ha quasi 30 milioni di utilizzatori in Kenya (su circa 42 milioni di abitanti), tuttavia questa facilità nel gestire il proprio portafoglio sul cellulare ha anche aiutato l’utilizzo delle piattaforme di betting online a cui ci si accede proprio con i dati di M-Pesa e che hanno una serie di allettanti offerte di lancio, jackpot milionari e consentono giocate modeste (a partire dai 10 scellini, circa 10 centesimi di euro). Il volume di transazioni registrate dal servizio M-Pesa nel 2015 è così aumentato del 48%. «Stiamo assistendo a una crescita esponenziale dell’utilizzo», ha detto il ceo Bob Collymore, «e questo grazie al settore delle scommesse sportive che sta surclassando tutti gli altri».

SEDICI PIATTAFORME AUTORIZZATE. A oggi ci sono 16 piattaforme autorizzate per il gioco online. Uno dei servizi di scommesse in Rete più affermati del Paese, SportPesa, lanciato nel 2013, dichiara di avere più di 1 milione di iscritti e un giro d’affari di 40 milioni di euro. Pur essendo attivo solo in Africa quest’anno è diventato il main sponsor dei un team di Premier League, l’Hull City, sborsando 11 milioni di euro per un accordo triennale. A marzo ha firmato un contratto con la Liga spagnola per diventare “Official Betting Partner” africano del campionato. Matrimoni di reciproco interesse, visto che il campionato inglese e quello spagnolo sono le competizioni sportive più guardate nel Paese (un’ex colonia britannica) e il seguito di fan e scommettitori in Africa ne consolida il primato globale. Ma come troppo spesso accade nel continente, questo boom arricchisce in molti casi gruppi imprenditoriali non locali.

LE MULTINAZIONALI SI ARRICCHISCONO. Gran parte delle società che stanno alimentando questo settore sono partecipate da miliardari stranieri o sono emanazioni di multinazionali dell’azzardo. SportPesa fa capo alla Pevans East Africa, una società guidata dal keniano Ronald Karauri, ma finanziata da un pool di uomini d’affari di varie nazionalità tra cui tre bulgari, Valentina Nikolaeva Mineva, Ivan Kalpakchiev e Gerasim Nikolov (che in Kenya hanno già alle spalle il fallimento di una lotteria), e l’americano Gene Grand. Ci sono poi la Dafabet, che ha sede nelle Filippine e il cui maggior azionista è una società chiamata AsianLogic che fa capo a Tom Hall, inglese che risiede a Hong Kong. La Dafabet è stata oggetto nel 2015 in Cina di un’inchiesta per aver alimentato un giro di scommesse online illegali.

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Lo sponsor SportPesa sulle maglie dell’Hull City.

La Betway ha sede a Malta e gran parte della dirigenza è inglese. Betin è un marchio della GoldBet Sportwetten GmbH con sede in Austria e della Logispin Ltd con sede in Regno Unito; come si legge sul sito keniano, tutto l’apparato tecnologico del sistema è in Europa «per garantirne la sicurezza e l’affidabilità». Le BetPawa è emanazione della società inglese Gaming International Ltd. La società svedese di gaming SpiffX ha annunciato investimenti nel settore e la partnership con un operatore locale. La febbre dell’azzardo ha portato con sé anche la diffusione capillare di slot machine e di luoghi di scommesse, molti dei quali illegali. Questa fetta di mercato è in gran parte controllata da capitali e macchinari di produzione cinese.

L’OPPOSIZIONE ALZA LA VOCE. Un parlamentare dell’opposizione, Jakoyo Midiwo, l’anno scorso ha tentato invano di introdurre una regolamentazione nell’ambito dei giochi d’azzardo: «Chi è che vuole dedicarsi all’allevamento di polli quando può guadagnare soldi dal telefono senza lavorare? Quando una compagnia sponsorizza una squadra di calcio straniera, ci stanno dicendo che esportano i soldi. Stiamo perdendo una buona parte della nostra economia». Gli ha fatto eco a fine marzo il ministro del Tesoro Henry Rotich proponendo la nuova tassa che alzerebbe l’aliquota sulle giocate 50%: «Le scommesse e l’azzardo si sono diffuse in un ambito non sufficientemente regolato. L’espansione sta avendo effetti negativi in particolare sui giovani e i membri più vulnerabili della nostra società».

IL “VIRUS” CONTAGIA UGANDA E GHANA. Ma la malattia del gioco ormai si è diffusa non solo in tutto il Kenya, ma sta conquistando l’intera Africa. Il Kenya è già il terzo Paese del continente come fatturato dell’azzardo, dopo i più ricchi e popolosi Sudafrica e Nigeria. Le nuove frontiere sono l’Uganda e il Ghana, dove le scommesse stanno avendo una crescita paragonabile a quella keniana. Un operatore di scommesse inglese (Premier Bet) ha aperto piattaforme anche in Malawi e Guinea, tra gli Stati più poveri del continente e del pianeta. Ma per il mondo dell’azzardo, che vende l’illusione di vincite favolose e il sogno di una vita migliore, il povero è il cliente ideale. E dagli slum di Nairobi ai villaggi dell’Africa subsahariana i potenziali clienti non mancano di certo.

Sorgente: Kenya, il business delle scommesse sulla pelle dei poveri

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