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“Io dipinto come un mostro Volevo solo calmare la folla” – lastampa.torino.it

foto – Nel frame di una delle riprese di piazza San Carlo la sera della finale di Champions League si vede il agazzo a torso nudo con le braccia allargate. La folla si è appena allontanata molto velocemente creando. il vuoto intorno a lui e dando vita all’effetto onda che ha provocato 1.527 feriti

lastampa.torino.it – Il ragazzo a torso nudo a Torino: “Io dipinto come un mostro. Volevo solo calmare la folla”Il giovane tifoso: “Non sono indagato. Hanno spruzzato uno spray” – federico callegaro, simona lorenzetti

«Ho sollevato le braccia per cercare di calmare la folla. Volevo far capire che non c’era alcun pericolo, che bisognava stare tranquilli. Ma hanno fatto di me un capro espiatorio.

Quelle immagini mostrate in tv e sui siti mi si sono ritorte contro». Davide Buraschi ha 23 anni e fa il magazziniere a Cinisello Balsamo. È lui il giovane a torso nudo, con lo zainetto in spalla e le mani alzate, ripreso da decine di telecamere.

Domenica sera Davide è tornato a casa, con i genitori e la fidanzata. Vorrebbe buttarsi tutto alle spalle. Ha chiuso i suoi profili social per paura di essere minacciato, per sfuggire al cyber-linciaggio. Più ripensa a questa storia, però, e più monta la rabbia per quanto gli è accaduto.

«Mi hanno tenuto in questura per ore. Ho spiegato tutto quello che avevo visto e che ho fatto. È stato terribile.

I media hanno fatto di me un mostro, un sobillatore. Hanno cercato di scaricare su di me la colpa di quei mille e 500 feriti». I ricordi di Davide sono cristallizzati nella sua mente. Nonostante lo choc, ha ricostruito quegli istanti di panico e di follia che per poco non si sono trasformati in tragedia. «Eravamo sul 3 a 1. La delusione era tanta.

A un certo punto ho sentito un forte odore. Forse uno spray al peperoncino spruzzato incautamente, forse una fiala puzzolente di quelle che di solito si usano per gli scherzi di carnevale. Non lo so. So solo che intorno a me si è creato un vuoto. Io sono rimasto al centro. Isolato».

Davide era in compagnia della fidanzata, Sharon.

Con lei ha ripercorso più volte quei momenti, cercando di riportare alla memoria il maggior numero di dettagli possibili per aiutare gli investigatori a capire cosa fosse successo. Per capire come si sia scatenata quell’onda anomala animata da una psicosi collettiva che ancora adesso non riesce a spiegarsi.

«Ho alzato le braccia. Invitavo alla calma. Poi ho soccorso le persone che stavano male. Sharon ha avuto un attacco d’asma per quell’odore nauseabondo che si è sprigionato in quel punto della piazza. Ero preoccupato per lei».

Poco dopo è stato il caos. La gente scappava in tutte le direzioni alla ricerca di una via di fuga che non si trovava. La ringhiera del parcheggio sotterraneo è rovinata a terra sotto la spinta impazzita della folla.

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«Mi hanno rintracciato alle quattro del mattino e portato in questura e sono rimasto lì per ore. Ho chiamato i miei genitori. Ero spaventato. Quando sono uscito a notte fonda dagli uffici della polizia ero uno straccio».

Poi la rabbia. «Ho visto siti e tv. Sono stato dipinto come un mostro. In molti hanno scritto che mi avevano denunciato, che avevo confessato una bravata. Assurdo. Un linciaggio mediatico che non mi merito. E che non merita neppure la mia fidanzata.

C’erano commenti tremendi su di noi. Qualcuno ci ha augurato le peggiori cose, come se fossimo dei criminali». Adesso Davide si è rivolto a un avvocato. «Voglio capire cosa sia successo. Mi dispiace per tutte quelle persone ferite, ma non è stata colpa mia. Adesso devono trovare i veri responsabili».

Contro il giovane tifoso bianconero non è stata mossa alcuna accusa. È un testimone. Forse il primo sentito dagli uomini della questura, ma certamente uno dei tanti sfilati negli uffici di via Grattoni.

Sorgente: “Io dipinto come un mostro Volevo solo calmare la folla” – La Stampa

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