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I casi russi, l’arrivo in Italia, le indagini e i consigli della polizia postale: cosa sappiamo di Blue Whale| Le schede  | corriere.it

corriere.it – I casi russi, l’arrivo in Italia, le indagini e i consigli della polizia postale: cosa sappiamo di Blue Whale| Le schede

È quasi psicosi sulla «sfida» che spingerebbe gli adolescenti all’autolesionismo. Un fenomeno di internet nato in Russia che consiste in una serie di prove da superare tra cui l’automutilazione, e che secondo qualcuno avrebbe spinto decine di adolescenti nel mondo al suicidio –   di  Lorenzo Fantoni

La genesi del fenomeno Blue Whale

Dopo l’articolo in cui abbiamo analizzato le molte incongruenze che aleggiano intorno alla presunta emergenza «Blue Whale», è giunto il momento di fare il punto sulla situazione. La vicenda ha avuto inizio ad aprile dello scorso anno con un pezzo di Novaya Gazeta in cui si denunciava la presenza di gruppi pro-suicidio sul social network russo VKontakte.

Il pezzo ha suscitato un certo clamore tra i siti scandalistici, ma è stato anche oggetto di un meticoloso lavoro di fact checking da molteplici fonti che ha portato tra le altre cose alla sospensione del vicedirettore della testata. Tuttavia, con l’esplosione del caso anche a livello italiano e il moltiplicarsi delle segnalazioni, ha poco senso risalire alla veridicità del fenomeno, meglio dedicare tempo e risorse a definirne la dimensione e gestire la situazione di quella che è diventata una profezia che si autoavvera.

Un lavoro che in parte avevamo già cercato di fare con il primo articolo, in cui si raccontava come il centinaio di vittime attribuite a Blue Whale non avrebbe in realtà nessun legame accertato con questa macabra pratica. In alcuni casi il nome veniva sfruttato per generare traffico verso pagine dedicate ai ragazzi, per attirare l’attenzione o semplicemente per scherzi di cattivo gusto.

Al momento l’unica persona imputata rimane Philipp Budeykin e rispetto ai 15 casi inizialmente attribuitigli si è scesi a uno solo. Secondo RAPSY, Philipp si sarebbe dichiarato colpevole di istigazione al suicidio e al momento la sua detenzione è estesa fino al 28 agosto. Ma cosa resta oggi di Blue Whale?

L’arrivo in Italia

Come ricostruito su Valigia Blu, le prime informazioni su Blue Whale arrivano in Italia con La Stampa un anno fa in un articolo che smonta il fenomeno e lo qualifica come una via di mezzo tra uno scherzo di cattivo gusto e qualcosa che va ad attecchire su situazioni di forte disagio personale in cui il rituale rappresenta solo il passo finale di un cammino già iniziato in altro modo.

Poi a febbraio del 2017 la questione improvvisamente torna di nuovo alla ribalta della cronaca grazie a una serie di articoli che in alcuni casi proseguono sui toni de La Stampa, in altri si allineano con quelli ben più scandalistici del The Sun o Daily Mail, i primi ad aver portato l’allarme fuori dalla Russia.

Il picco di notorietà nel bel paese arriva però dopo un servizio della trasmissione Le Iene, a cui ha poi fatto seguito un secondo servizio di precisazione in risposta alle perplessità sollevate dal nostro e da molti altri articoli. Successivamente al primo video sono arrivate segnalazioni, dichiarazioni della Polizia, degli psicologici, spiegazioni e, purtroppo, tanto allarmismo che talvolta è sfociato in psicosi.

La psicosi e le false segnalazioni

La paura e l’allarmismo generati dai toni e dalle immagini utilizzate per parlare di Blue Whale in Italia hanno portato alcune persone a ritenere che qualunque cosa con lo stesso nome fosse automaticamente un’organizzazione creata per spingere i ragazzi al suicidio. A farne le spese sono stati ad esempio un ristorante di Monterosso chiamato «La Balena Blu» che si è visto sommergere di offese e recensioni negative. Stessa sorte è toccata a un’app creata con lo scopo di mostrare attraverso la realtà virtuale l’anatomia delle Balenottera Azzurra.

Addirittura sarebbe circolata via Whatsapp una bufala relativa a un fantomatico «numero telefonico» di Blue Whale a cui non bisognava rispondere per non rischiare di iniziare il gioco, quasi fosse una malattia virale. Si è poi scoperto che il fantomatico numero apparteneva alla sede legale di Coop Alleanza 3.0

Il debunking

A livello internazionale molti siti, tra cui ad esempio Snopes, hanno raccolto le principali incongruenze e fin da subito contestato numeri, collegamenti e testimonianze relative alla Blue Whale in un reso conto che ne mostrava le basi decisamente poco solide. Lo stesso processo per fortuna si è avuto anche in Italia (nonostante per molti sia ancora tutto verissimo), da segnalare sono senza dubbio il video della pagina «Alici come Prima» che ha evidenziato come i filmato utilizzati nel primo servizio de Le Iene fossero in alcuni casi suicidi avvenuti in altre parti del mondo, ad esempio in Cina, oppure nel caso peggiore un vero e proprio falso abbastanza grossolano.

Un’altra bufala la troviamo smascherata in un video del Butac dove viene mostrato come il presunto suicidio di una ragazza sia in realtà un salto da un gradino in cui non viene furbescamente mostrata la parte finale. Anche l’ipotetico collegamento tra il suicidio di un ragazzo di Livorno, sbandierato come primo caso di Blue Whale in Italia, è stato smentito dagli inquirenti con la frase «Si tratta di un dramma privato, legato a motivi esclusivamente familiari».

Al momento dunque, nonostante le molte segnalazioni, non ci sono casi accertati di decessi legati Blue Whale in Italia, così come non è stato possibile risalire ad alcun «curatore» che ha come scopo della vita la morte dei più giovani.

Le linee guida della polizia postale

In seguito al nascere del problema e al moltiplicarsi delle chiamate di genitori preoccupati, la Polizia Postale ha diramato una guida ufficiale in cui dichiara che «Il Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni sta coordinando gli interventi attivati a seguito delle numerose segnalazioni pervenute ed in trattazione degli Uffici territoriali della Polizia Postale al fine di individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano a indurre minorenni ad atti di autolesionismo e al suicidio attraverso l’uso di canali social e app ovvero di intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in Rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvisa fragilità magari condivisa con un gruppo di coetanei».

 Tra i consigli per i genitori possiamo leggere “Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla Balena Blu-Blue Whale parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra «roba da ragazzi» per i ragazzi sia determinante.
Mentre in quelli per i ragazzi si legge «Ricorda che anche se ti sei lasciato convincere a compiere alcuni passi della pratica Blue Whale non sei obbligato a proseguire: parlane con qualcuno, chiedi aiuto, chi ti chiede ulteriori prove cerca solo di dimostrare che ha potere su di te». È dunque evidente ormai che discutere sull’assurdo sviluppo di una cosa che quasi non esisteva non ha più senso.
L’unico modo per smontare il caso è essere prudenti, usare il buon senso, parlare con i propri figli e ricordarsi che nessun “curatore” può obbligare nessuno a fare niente.

Sorgente: Corriere della Sera

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