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Gran Bretagna, l’ultimo dibattito tv non cambia equilibri: sarà un testa a testa tra May e Corbyn – Repubblica.it

repubblica.it/esteri – Gran Bretagna, l’ultimo dibattito tv non cambia equilibri: sarà un testa a testa tra May e Corbyn.

Finisce in pareggio il secondo scontro tra i due candidati per le elezioni dell’8 giugno. In affanno la premier su clima e sanità, il leader laburista sotto pressione su nucleare e rapprti con l’Ira  dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Il secondo e ultimo dibattito televisivo finisce con un sostanziale pareggio. Nessuno dei due contendenti va al tappeto. Entrambi hanno qualche momento di difficoltà.

Resta confermata l’impressione del primo confronto e di tutta la campagna elettorale: Theresa May è a disagio di fronte alla gente, non ama sottoporsi a domande e le sue risposte non vanno oltre frasi fatte imparate a memoria; Jeremy Corbyn è molto più a suo agio in situazioni del genere, sa parlare a braccio con disinvoltura e sembra sincero.

Se il secondo “round” in tivù servirà a colmare la poca distanza rimasta tra i due candidati (appena 3 punti a favore della premier secondo YouGov, 9 punti secondo altri istituti di rilevamento), lo diranno i sondaggi dei prossimi giorni. In attesa dell’unico sondaggio certo e che conta davvero: le elezioni di giovedì prossimo, 8 giugno.

Intanto valgono le opinioni a caldo dei commentatori. Nick Robinson (Bbc): “Nessun K.O., qualche sbandata per ciascuno, May nei guai sul clima e sulla sanità, Corbyn su armi nucleari e rapporti con l’Ira”. Kevin McGuire (Daily Mirror): “Corbyn rilassato e fiducioso, si vede che gli piacciono questi match, mentre non penso che a May piacciano gli elettori, ha fatto meglio del primo dibattito ma fatica a difendersi”.

Paul Mason (Guardian): “May sembra una donna priva di emozioni, Corbyn brillante”. James Foresyth (Spectator): “May ha dato una migliore prestazione dell’altra volta”. Carl Dinnen (Itv): “Corbyn primo, May seconda”.  Tim Shipman (Sunday Times): “May barcolla su un paio di domande, ma Corbyn ha il momento peggiore della serata sulle armi nucleari”.

Si tratta, naturalmente, di opinioni, condizionate dalle simpatie politiche di chi le esprime.

Corbyn, per esempio, viene subissato di domande quando afferma che è contrario al “first strike”, a usare per primo armi nucleari, “non voglio essere responsabile della morte di milioni di persone”, e che punta “al disarmo mondiale”: posizioni nuove per un leader britannico, ma non per lui e su cui una parte della sinistra europea, certamente quella più idealista e radicale, si riconosce pienamente.

Stesso discorso per i suoi rapporti del passato con l’Ira, l’esercito clandestino repubblicano nord-irlandese: “Sono contrario a ogni tipo di terrorismo”, dice il capo del Labour, pur senza definire espressamente “terroristi” i guerriglieri dell’Ira, e ribadendo che i suoi incontri con Gerry Adams e altri membri dello Sinn Fein, braccio politico dell’organizzazione militare, miravano a ottenere il negoziato di pace poi portato a compimento anni dopo con la mediazione del governo di Tony Blair.

E in generale il leader laburista ha potuto ripetere le promesse che gli valgono consensi, università gratis per tutti (adesso costa 9 mila sterline l’anno), più soldi per la sanità e la scuola.

Come nel primo dibattito di una settimana fa, anche questo è in realtà un finto duello, un incontro separato, con il pubblico in sala che rivolge domande prima a May, poi lei se ne va, arriva Corbyn ed il il suo turno di rispondere.

Come è noto, la premier rifiuta di incontrare il leader laburista faccia a faccia. Un atteggiamento che le ha procurato accuse e critiche, ribadite stasera dallo stesso Corbyn: “Mi dispiace che la leader dei Tories non abbia il coraggio di affrontarmi”.

E viste le difficoltà di May in pubblico forse è proprio questione di coraggio, ovvero di paura di fare brutta figura. Una scelta che potrebbe rimpiangere, se gli elettori penseranno che ha preferito nascondersi.

Gli attacchi contro di lei continuano. Theresa May è costretta a negare di avere indetto le elezioni speciali perché pensava fosse il momento buono di stravincerle e sbarazzarsi di ogni opposizione.

La premier deve poi rispondere del perché non ha firmato la dichiarazione congiunta dei leader di Germania, Francia e Italia di condanna della decisione di Donald Trump di ritirarsi dagli accordi per combattere il cambiamento climatico: “Ho parlato con il presidente al telefono, lui dice che è una decisione nei migliori interessi dell’America, io viceversa credo che sia nell’interesse della Gran Bretagna e del mondo rispettare gli accordi di Parigi”.

Ma non condanna il capo della Casa Bianca. Una infermiera le chiede dei tagli alla sanità, lei nega, l’infermiera si mette quasi a piangere e la premier non è capace di offrirle neanche una parola di simpatia o di conforto.

Insomma, alla fine esce dall’arena televisiva senza avere subito una chiara sconfitta, ma non ha fatto niente per recuperare la sensazione delle ultime settimane: più la campagna elettorale va avanti, meno Theresa May sembra in grado di vincerla.

Fortunatamente per lei mancano soltanto sei giorni alle elezioni. E di dibattiti tivù, veri o falsi, non ce ne saranno più.

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Sorgente: Gran Bretagna, l’ultimo dibattito tv non cambia equilibri: sarà un testa a testa tra May e Corbyn – Repubblica.it

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