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Il governo silura il capo del Fisco: era il simbolo della lotta agli evasori – l’Espresso

espresso.repubblica.it – Il governo silura il capo del Fisco: era il simbolo della lotta agli evasori. Dal 12 giugno Rossella Orlandi non sarà più al vertice dell’Agenzia delle Entrate, nonostante il record storico nel recupero di capitali nascosti.

Al suo posto Ernesto Ruffini, renziano di ferro e numero uno di Equitalia di Paolo Biondani

Rimosso il capo del fisco. Dopo mesi di voci, ora è ufficiale: Rossella Orlandi dovrà lasciare dal prossimo 12 giugno la carica di direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Al suo posto il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, ha deciso di nominare un renziano di ferro: Ernesto Ruffini, attuale numero uno di Equitalia. Padoan, nei mesi scorsi, aveva resistito alle pressioni politiche, anche interne al governo, che chiedevano un cambio al vertice dell’agenzia fiscale.

L’ex premier Matteo Renzi ha dichiarato più volte anche pubblicamente la sua stima per Ruffini e non ha nascosto invece la sua crescente ostilità nei confronti della Orlandi, considerata un simbolo della lotta all’evasione, che in un paese come l’Italia non è sempre popolare in tempi di campagna elettorale.

Tra i casi più vistosi di scontro, spicca il no della direttrice dell’agenzia nel dicembre 2015 alla famosa leggina del 3 per cento (poi saltata) che avrebbe consentito in particolare a Silvio Berlusconi di chiedere l’annullamento della condanna definitiva per frode fiscale; la sua opposizione all’aumento a tremila euro della soglia di utilizzo dei contanti (poi varata ugualmente e ora contestata dalle autorità europee); la sua contrarietà al progetto di annullare tutte le accuse fiscali contestate prima delle nuove norme sui termini di prescrizione (una specie di amnistia poi ritirata dal governo); e, da ultimo, il testo del regolamento con cui la responsabile delle entrate ha limitato l’applicazione della flax tax (la tassa fissa di centomila euro per i super-ricchi) ai soli cittadini veramente stranieri, escludendo invece gli italiani con dubbie residenze nei paradisi fiscali.

Formalmente il ministro Padoan ha deciso solo di non rinnovare l’incarico alla Orlandi, che scade appunto il 12 giugno. Lo stesso giorno, salva la possibilità di una brevissima proroga tecnica, si insedierà al vertice dell’Agenzia l’ex avvocato Ernesto Ruffini, scelto due anni fa dal governo Renzi come numero uno di Equitalia, la struttura che ha il compito di riscuotere le tasse già accertate.

Ancora l’anno scorso, l’annuncio di Renzi della cosiddetta abolizione di Equitalia (in realtà assorbita nell’Agenzia) era stata interpretata dagli addetti ai lavori come la premessa di un ridimensionamento e successiva rimozione della Orlandi. L’ormai ex direttrice e il nuovo direttore hanno profili molto diversi.

Orlandi ha lavorato per più di trent’anni come funzionaria statale scalando tutti i gradini dell’Agenzia delle Entrate e ha fatto carriera in particolare con l’ex direttore Massimo Romano, il grande esperto di lotta all’evasione che per due volte fu nominato da Prodi e Visco e per due volte rimosso da Berlusconi e Tremonti.

Ruffini invece è un giurista che si è formato nel privato e ha lavorato fino al 2015 come professionista con l’ex ministro Fantozzi in uno dei più importanti studi di commercialisti italiani.

Tra i suoi libri di diritto, «L’evasione spiegata a un evasore». Mentre la Orlandi ha conservato una figura di tecnico sganciato dalla politica, Ruffini ha un rapporto diretto con l’ex premier Renzi, che lo ha voluto a capo di Equitalia, e appartiene a una famiglia palermitana che ha espresso importanti esponenti delle istituzioni: il padre fu ministro democristiano, mentre uno zio materno è stato al governo con Berlusconi.

Di certo il cambio al vertice del fisco non dipende da scarsità di risultati: con Rossella Orlandi, l’Agenzia delle Entrate ha raggiunto nel 2016 il record storico nella lotta all’evasione, con oltre 19 miliardi di somme effettivamente recuperate e incassate dallo Stato.

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Sorgente: Il governo silura il capo del Fisco: era il simbolo della lotta agli evasori – l’Espresso

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