Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Furti e rapine restano impuniti. “Pochi vanno in carcere se è il primo reato” – Repubblica.it-cronaca

repubblica.it/cronaca – Furti e rapine restano impuniti. “Pochi vanno in carcere se è il primo reato” Si riapre il dibattito dopo il caso delle sorelle bruciate: solo il 4,6 per cento dei ladri viene scoperto. “La condizionale è un diritto”  –  di FABIO TONACCI

ROMA – Un orribile caso di cronaca nera, la morte delle tre sorelle rom bruciate vive in un camper di Centocelle, torna a interrogare il sistema giudiziario italiano.

Perché uno dei presunti autori della strage, il bosniaco Serif Seferovic arrestato a Torino giovedì, non più tardi del febbraio scorso era stato condannato a due anni di carcere per lo scippo della studentessa cinese Yao Zhang, conclusosi nel peggiore dei modi: la ragazza investita da un treno mentre cercava di recuperare la borsetta.

Serif Seferovic si è fatto ventuno giorni di carcere, poi è tornato in libertà. Perché?

IL CASO SEFEROVIC – Sembra il fallimento di un intero sistema, che prima acciuffa il ladro e poi subito lo libera, ma in realtà lo prevede la legge per chi è incensurato.

Quando strappa la borsa della studentessa cinese lungo la ferrovia romana, il 5 dicembre scorso, Seferovic ha la fedina penale linda.

Non ha neanche precedenti di polizia. Dopo che si sparge la notizia della morte dì Yao Zhang, l’avvocato Gianluca Nicolini lo convince a consegnarsi ai magistrati di Roma.

Cosa che avviene il 23 dicembre, nel pomeriggio. In quel momento Seferovic è ancora un uomo libero, ma dopo l’interrogatorio viene portato nel carcere di Regina Coeli.

Dove rimarrà fino al 13 gennaio, giorno in cui viene liberato dal Tribunale del Riesame perché il suo legale e il pm si sono accordati sul patteggiamento.

“Due anni di prigione – racconta Nicolini – una pena alta per uno scippo. Il giudice poi ci ha concesso la sospensione della pena perché non c’erano pericoli di fuga e Serif era incensurato”. A febbraio, dunque, è tornato in libertà. La cella l’ha vista solo per ventuno giorni.

GLI INCENSURATI – Dire però che in Italia i ladri non pagano mai è una semplificazione grossolana, contraddetta dai fatti: attualmente 11.585 detenuti in carcere per furto (di cui 606 donne) e i 16.242 detenuti per rapina (tra cui 523 donne).

È vero, invece, che se si è al primo borseggio è praticamente impossibile finire dietro le sbarre.

La pena base per il furto aggravato va da uno a sei anni (fino a dieci anni se commesso in appartamento), ma qualsiasi avvocato col minimo sforzo riesce a evitare all’imputato la prigione.

Al processo per direttissima, tra attenuanti generiche (ad esempio, la confessione e la riconsegna del bottino) e la scelta del rito abbreviato che riduce di un terzo la pena, il giudice raramente emette condanne superiori a un anno, si arriva a due nei casi particolari come quello di Seferovic.

“Del resto la sospensione condizionale della pena per due anni è un diritto”, ricorda Roberto Trinchero presidente delle Camere penali del Piemonte occidentale e Valle D’Aosta. “Quando invece si è recidivi, il discorso cambia”.

MAMMA BORSEGGIO – O meglio, dovrebbe cambiare. Perché poi si incontra la storia di “mamma borseggio”, come è stata ribattezzata la 36enne nomade arrestata dai carabinieri nel centro di Roma a febbraio. L’avevano notata mentre sbirciava dentro gli zaini di alcuni turisti sulla linea Termini-Vaticano e l’hanno controllata.

Quando hanno inserito le sue impronte digitali nel terminale, i militari sono rimasti senza parole: la donna di origini serbe aveva alle spalle 25 sentenze di condanna in Italia per furto e borseggio, una carriera criminale cominciata tra Milano e Firenze ancora minorenne e proseguita per vent’anni grazie ai suoi dieci figli.

Ogni volta che veniva catturata, infatti, il tribunale era costretto a liberarla perché costantemente in stato di gravidanza.

“Donne incinte e minorenni non finiscono in carcere neanche quando sono ladri conclamati – spiega a Repubblica un alto magistrato di Cassazione – anche nei casi di recidiva, non è così scontato che si vada in cella: perché a un imputato di furto si possa contestare la recidiva che aumenta la pena, infatti, bisogna che ci sia stata una sentenza definitiva per l’altro reato e spesso ci si mette anni”.

PRESO SOLO UNO SU VENTI – Ladri e borseggiatori, poi, spesso sfuggono alle maglie della polizia, in carenza di forze in campo: solo nel 4,6 per cento dei casi (dati Istat) vengono scoperti gli autori, addirittura solo due volte su cento per i furti in appartamento. Certo, se il sistema carcerario svolgesse il compito affidatogli dalla Costituzione, la riabilitazione del detenuto, ce ne sarebbero meno in giro.

Uno studio commissionato dal ministero della Giustizia ha dimostrato che un percorso di riabilitazione corretto riduce del 10-15 per cento la possibilità della recidiva. Ma nonostante lo svuota carceri, sono ancora troppo affollate, motivo per cui i magistrati in sede di giudizio per furto tendono a non dare pene tali da finire dentro.

C’è poi chi punta il dito sulla mancanza della certezza della pena, perché difficilmente i detenuti scontano l’intero periodo stabilito dalla condanna. “Ma la liberazione anticipata, i permessi, l’affidamento in prova ai servizi sociali sono istituti previsti dal codice – sostiene l’avvocato Troncheri – la certezza della pena talvolta è in contrasto con la rieducazione”.

L’ultimo dibattito tv non cambia equilibri:  alle urne sarà testa a testa tra May e Corbyn

Gran Bretagna, l'ultimo dibattito tv non cambia equilibri: sarà un testa a testa tra May e Corbyn

Sorgente: Furti e rapine restano impuniti. “Pochi vanno in carcere se è il primo reato” – Repubblica.it

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *