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I fattori che favoriscono la diffusione di fake news – Le Scienze

lescienze.it – I fattori che favoriscono la diffusione di fake news.

La limitata attenzione degli utenti dei social network e il sovraccarico d’informazione a cui sono esposti sono i due fattori che distorcono il rapporto tra qualità e popolarità dell’informazione, rendendo possibile la diffusione virale delle fake news. Lo dimostra un nuovo studio basato su una simulazione di social media come Facebook e Twitter.

Le fake news, vale a dire le notizie fabbricate ad arte che circolano sul web e soprattutto sui social network, sono uno dei fenomeni più preoccupanti della comunicazione contemporanea, tanto che alcuni le considerano una minaccia per la democrazia.

Ma perché le fake news vengono riprese da un enorme numero di utenti fino a diventare virali? Secondo uno studio pubblicato su “Nature Human Behaviour” da Diego Fregolente Mendes de Oliveira dello Shanghai Institute of Technology, e colleghi di altri istituti statunitensi, i fattori determinanti delfenomeno sono due: la limitata capacità di attenzione di chi usa il web e il sovraccarico d’informazione che subisce.

Le ricerche condotte finora sulle bufale online hanno mostrato che la combinazione tra la particolare struttura dei social network e una limitata capacità di attenzione sono sufficienti a far diventare virale un meme, cioè un’informazione o un’idea che può essere trasmessa in rete: una frase, un hashtag, un link a un articolo, un’immagine o un video. E la viralità è in gran parte indipendente dalla qualità dell’informazione trasmessa.

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Più precisamente, sembra che il legame tra qualità e popolarità venga distorto dal fatto che ciascun utente sceglie le notizie che lo interessano conoscendo le scelte aggregate dei propri pari, cioè in pratica quanti dei suoi contatti hanno consigliato un meme.

I riceratori hanno sviluppato un modello semplificato dei social network in cui agenti individuali, che simulano gli utenti reali, hanno una preferenza per la qualità dei memi ma hanno delle limitazioni comportamentali, dovute al fatto che non possono gestire l’enorme quantità di informazioni che circolano.

Ciò ha consentito di analizzare in che modo il carico d’informazione, definito come il numero medio di memi ricevuto da una persona nell’unità di tempo, e la capacità di attenzione individuale interagiscano con la qualità del meme influenzandone la popolarità.

Si è così scoperto che è teoricamente possibile avere un mercato dei social media in cui si raggiunge un buon compromesso tra qualità e varietà dell’informazione. Ma quando il modello viene calibrato utilizzando dati misurati su social media reali come Twitter, si vede che informazioni di bassa e alta qualità vengono condivise più o meno con la stessa frequenza.

I risultati dello studio indicano che esiste un modo per aumentare il potere discriminativo dei social media: ridurre il carico d’informazione degli utenti, limitando il numero di post del sistema.

Il confronto delle idee nell’epoca di Facebook

Attualmente, una buona parte dei profili dei social media sono robot: sono controllati cioè da software che  inondano letteralmenteil web con elevati volumi di informazioni di bassa qualità per manipolare l’opinione pubblica.

Limitare questo tipo di abuso, suggeriscono gli autori, potrebbe essere un primo passo verso una parziale soluzione al problema delle fake news.

Sorgente: I fattori che favoriscono la diffusione di fake news – Le Scienze

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