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DUE CONSIDERAZIONI SUL FERVORE … IN QUELLA CHE CHIAMAMMO SINISTRA

di giandiego

È da un poco che non scrivo di Politica, forse per la forte sensazione che serva a molto poco, soprattutto se fatto da intellettuali disorganici e non riconosciuti e conclamati, privi dei sacri crismi dei riconoscimenti accademici, quale io penso e nel medesimo tempo temo, di essere.

Non è una parentesi egotica, ma una considerazione seria, sembra che siamo condannati all’adorazione delle icone … periodicamente sostituite , ma che abbiano in comune la caratteristica di essere passate per il video … di essere appunto “conclamate” in qualche modo, ma non è di questo che voglio parlare, anche se è una concausa del ritardo spirituale, filosofico e teorico di quella che chiamammo “sinistra”.

C’è fervore, sembra, dalle nostre parti, in molti dei frantumi di cui quest’AreA è composta … innegabilmente! È un bene, la storia ce lo dirà, certamente è necessaria una scossa, un guizzo d’orgoglio, ma non basta, temo.

In queste “Grandi Manovre”, purtroppo sempre a ridosso di appuntamenti elettorali che ne inficiano l’originalità e l’autenticità, molto, moltissimo si parla di “crescita dal basso” … si parla, appunto.

Quasi sempre però le soluzioni proposte calano dall’alto, preconfezionate, pretendendo adesione, lealtà incondizionata e silenziosa abnegazione. L’ipercriticismo viene criminalizzato, l’insistenza nel chiarire le diverse, numerosissime posizioni diviene limite, a parole, ma lo era da sempre ed è in realtà una ragione mai rimossa.

In qualche modo Circolarità, Orizzontalità, Controllo Democratico dal basso e Partecipazione divengono convitati di pietra, il più delle volte esaltati ed ampiamente citati, ma clamorosamente assenti.

Sono un invalido (vero), cardiopatico, diabetico e sto perdendo la vista, non per piangermi addosso o per chiedere la vostra compassione, ma per spiegare come mai io ne abbia scritto così tanto (per i pochi che mi abbiano letto negli anni), ma mi sia limitato ad una partecipazione, locale, lasciando allo scritto l’impegno nazionale.

Eppure, tornando alla tematica centrale, queste quattro definizioni sono assolutamente centrali, prioritarie ed indispensabili sia per definire un’AreA di Progresso e Civiltà che per individuarne una più “Squisitamente Socialista”.

Non bastano le assemblee romane, nemmeno se pregne di ottime intenzioni, non bastano perchè sono la meta prediletta dei rivoluzionari del biglietto chilometrico, che contrariamente a quelli da tastiera, come me, sono sempre onnipresenti e sempre loro.

Partecipazione è assente, Circolarità ed Orizzontalità rimangono nelle intenzioni personali, Controllo Democratico dal basso latita, di conseguenza. Il tutto si risolve allora in una Kermesse, a tratti di intellettuali bene intenzionati con contorno di biglietto chilometristi, nella migliore delle ipotesi. Oppure in un incontro di apparati, segreterie e gruppi d’interesse, nella peggiore.

Non si arriva ai territori dopo essere stati a Roma, si parte dai territori per arrivarci e poi non è magari nemmeno necessario farlo.

In questo senso io credo sia importante e centrale porre, non solo a parole, ma nei comportamenti reali queste premesse, non secondarie.

Credo anzi che proprio su queste premesse si fondi la sostanziale differenza di quello che dovrebbe venire da quello praticato sin lì.

Resto altresì convinto del fatto che solo elaborando comportamenti personali e pratiche politiche di conseguenza, improntati a premesse filosofico-spirituali importanti si possa sperare di ristabilire un contatto con la realtà e con quel popolo di cui si vocifera, si chiacchiera ma che è sempre più lontano dalle nostre pratiche quotidiane.

Territori quindi.

L’esempio delle Sinistre locali, spesso vincenti. Delle organizzazioni solidali e mutualistiche, dell’associazionismo diffuso è fondamentale.

Tutto il risveglio sud-centro americano è fondato su questo assioma … tutte le esperienze qualificanti europee nascono così … dal basso, da momenti di amplissima partecipazione reale, dai bisogni reali, dalla difesa dei beni comuni … dall’affermazione diffusa di un modello di rapporto differente da quello sistemico e della cultura dominante.

Solo affermando un modello differente ha senso parlare di alternativa, solo praticandolo nella propria esistenza e nelle proprie azioni si ha qualche speranza di essere! Questo modello differente inizia dal modo in cui si si pone di fronte a chi ci ascolta … la differenza da quel che c’è la dobbiamo dimostrare, per troppo tempo ne abbiamo solo parlato!

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