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 Dalla bottega alle famiglie povere: l’altro destino del cibo invenduto – milano.corriere.it

milano.corriere.it – Solidarietà – Dalla bottega alle famiglie povere: l’altro destino del cibo invenduto. Parte la campagna di Csv «Ghe n’è minga de ruera»: «Salviamo alimenti che andrebbero buttati».

Panettieri, pasticceri, lattai, fruttivendoli, trattorie, minuscoli punti vendita di zona saranno i protagonisti

L’inizio, con un piccola storia. Sono coinvolti un quattordicenne e il suo papà. Il ragazzo, Leonardo, fa lo scout e ha una forte coscienza etica.

Il padre, Francesco Auricchio, è responsabile del progetto Fare non Profit del Ciessevi, Centro Servizi per il Volontariato Città Metropolitana di Milano. Seconda coscienza etica.

Capita di frequente che padre e figlio tornino la sera a casa insieme. Stesso percorso tutte le volte. Lo stop, quasi obbligatorio, davanti al panettiere di quartiere. Perché succede che accanto alla spazzatura di giornata, trovino sempre anche uno o due enormi sacchi di pane invenduto.

Destino segnato: finirà buttato. Una, due, dieci, venti volte. Finché l’adolescente sbotta: «Papà, scendiamo a prenderlo noi prima che lo portino via e andiamo a darlo in Stazione Centrale», dice.

Ovviamente non si può. Ma quel moto di stizza e la voglia di fare qualcosa sono sentimenti sempre più presenti.

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Expo ha gettato dei semi, molti li hanno raccolti, molti si interrogano su temi come diritto al cibo e lotta agli sprechi. In città si stima che ci siano 11 mila nuclei familiari che faticano ad arrivare a fine mese, con circa 21 mila minori a carico. Famiglie sui cui deschi arriva cibo sbagliato, cibo non sano.

Ed ecco il progetto «Ghe n’è minga de ruera», presentato giovedì nella sede di Banca Prossima in largo Belotti. Un network di prossimità voluto e innescato proprio dal Ciessevi in collaborazione con Milan Center for Food Law e Policy e con la media partnership di Corriere della Sera.

Mirato sulla piccola distribuzione che non vuole sprecare e sulle associazioni pronte a raccogliere per fare arrivare su quei deschi familiari cibo fresco e di qualità.

Il network virtuoso innesterà un sistema per facilitare il gioco di squadra, sostenendo i commercianti che vi prenderanno parte e aiutando associazioni e organizzazioni nel lavoro di distribuzione. «Panettieri, pasticceri, lattai, fruttivendoli, trattorie, minuscoli punti vendita di zona saranno i protagonisti», ha spiegato Ivan Nissoli, presidente Ciessevi: «Loro cederanno quegli alimenti che non potendo essere stoccati risultano invendibili ma che possono essere ancora mangiati, e che raccolti a fine giornata da volontari, saranno subito distribuiti a destinatari bisognosi, individuati e conosciuti».

I tempi sono stretti. Subito dopo la pausa estiva sarà creato un tavolo operativo fra commercianti e associazioni per mettere a fuoco la rete e i dettagli. E subito dopo avverrà il lancio pubblico di Ghe n’è minga de ruera.

Il Milan Center for Food Law and Policy, che ha preso parte attiva alla stesura della Legge 166 del 19 agosto 2016, la Legge Gadda sul recupero di cibo fresco invenduto della piccola e media distribuzione, avrà un ruolo di ricerca e monitoraggio.

«Siamo interessati allo sviluppo di una governance partecipata, che sostenga l’iniziativa e permetta la condivisione delle buone pratiche tra i diversi attori del progetto», ha detto la presidente Livia Pomodoro.

E Marco Morganti ad di Banca Prossima plaude all’iniziativa: «Un’altra conferma del grosso legame fra cibo ed economia sociale e del fatto che Milano è capitale di questa economia».

Sorgente: Corriere della Sera

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