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Che cosa rischiamo a non insegnare l’evoluzione (come succederà in Turchia) – Wired

wired.it – Che cosa rischiamo a non insegnare l’evoluzione (come succederà in Turchia). La Turchia prova a far fuori la teoria dell’evoluzione dai programmi delle scuole superiori. Non è il primo tentativo di “negare” Darwin, e nemmeno un tentativo innocuo – di Anna Lisa Bonfranceschi

Ciao Darwin. Nei giorni scorsi è arrivata la notizia che la Turchia ha intenzione di escludere la teoria dell’evoluzione dai programmi scolastici nazionali, a partire dal 2019.

L’annuncio era arrivato da Alpaslan Durmuş, a capo del curriculum board del ministero dell’Educazione turco, che aveva motivato la decisione dell’esclusione dichiarando che i ragazzi sono troppo giovani per comprendere temi controversi come la teoria del naturalista inglese. Troppo difficile insomma, meglio rimandare, semmai, all’università.

Il presidente turco Erdogan, riferisce la Bbc, dal canto suo avrebbe già approvato la proposta, di cui si aspetta la pubblicazione questa settimana.

Di per sé il provvedimento è solo in parte una notizia, e si inerisce in un contesto più ampio di deriva conservazionista abbracciata negli ultimi anni dalla Turchia. Una deriva che gli accademici ed esperti non esitano a definire rischiosa.

La Turchia
Che il paese abbia dei problemi con Darwin è storia ormai vecchia.

Non basta andare indietro fino all’inizio dell’anno e alle dichiarazioni del vice primo ministro, che parlò dell’evoluzione come una teoria arcaica e decaduta, e che non esisterebbe nessuna regola per cui dovrebbe essere insegnata. Serve almeno riavvolgere il filo del discorso a qualche anno fa.

Come ricorda il portale dedicato all’evoluzione Pikaia, il rapporto tra il paese e la teoria dell’evoluzione è stato a dir poco complicato negli ultimi anni.

Nel 2008 il sito dell’evoluzionista Richard Dawkins era stato bloccato nel paese dopo che il creazionista Adnan Oktar, noto anche come Harun Yahya, autore del libro L’atlante della creazione aveva dichiarato come i contenuti presenti sul sito oscurato e rivolti a lui e alla sua opera fossero diffamatori e blasfemi.

Era poi stato il caso della scomparsa di Darwin dalla copertina di una rivista di divulgazione scientifica – e del licenziamento di chi in copertina ce lo voleva mettere.

Ma ancor prima era cominciata la lotta a Darwin in Turchia, in parallelo allo spalancarsi delle porte alle teorie del creazionismo.

C’è chi ricorda, per esempio, l’ingresso del creazionismo come teoria alternativa all’evoluzione nei libri di scuola negli anni Ottanta, o ancora la collaborazione tra creazionisti americani e turchi.

Quella di depennare la teoria dell’evoluzione di Darwin dai libri di scuola non è quindi che l’ultima mossa, che andrebbe letta però in un quadro più ampio.

Nella bozza degli stessi programmi scolastici – che sarebbe stata discussa pubblicamente – sarebbe infatti prevista anche una riduzione dei tempi dedicati agli approfondimenti sul secolarismo e alla vita di Kemal Ataturk, fondatore della Turchia moderna.

Tutto questo rientrerebbe all’interno di un processo più grande per portare la Turchia lontano dai suoi valori fondanti, e renderla un paese sempre più conservatore, sempre più islamico, sostiene l’opposizione secolare del paese.

Assonanza italiane
Cose turche? Mica tanto. Era in 2004 quando l’Italia visse una situazione simile problematica: l’evoluzione scompariva dai programmi scolastici pubblicati nel decreto legislativo del 19 febbraio di quell’anno.

“Una dimenticanza dannosa per la cultura scientifica delle nuove generazioni”, la chiamarono gli scienziati nell’appello in cui chiedevano al Ministero dell’Istruzione di rivedere i programmi scolastici.

Letizia Moratti, allora ministro dell’Istruzione e dell’università, negò l’intenzione di escludere l’evoluzionismo, parlando del caso piuttosto come un equivoco sorto dalla riforma scolastica a cui si stava lavorando, che prevedeva programmi meno rigidi e più libertà per i docenti, e istituì una commissione di studiosi con l’intento di dare indicazioni per l’inserimento dell’evoluzione negli insegnamenti scolastici.

I rischi
Tornando in Turchia, e ammettendo solo per un attimo per vere le motivazioni per l’esclusione dell’evoluzione dai programmi da scuola, vien da chiedersi, ma davvero è difficile far conoscere le teorie di Darwin a degli adolescenti?

“Assolutamente no”, ribadisce Telmo Pievani, evoluzionista dell’Università di Padova, a Wired.it, “Quella della difficoltà delle teorie dell’evoluzione, per cui i ragazzi sono chiamati a confrontarsi con tesi per loro disorientanti, è solo un mito, per aggiunta per nulla nuovo, spesso sbandierato dagli oppositori di Darwin”.

Al contrario, continua Pievani, le esperienze didattiche smentiscono tutto questo: abbiamo gli strumenti e le modalità per far comprendere la portata rivoluzionaria delle teorie darwiniane ai ragazzi delle elementari e, in modo intuitivo, forse ancor prima.

Non solo non è difficile, ma per l’evoluzionista questa conoscenza porta giovamento ai ragazzi, aiutandoli a rispondersi alla domanda che prima o poi tutti si fanno nel corso della propria vita: come siamo nati, da dove veniamo?

Conoscere il percorso che ci ha portati qui, va avanti Pievani, dà ai ragazzi un’idea di appartenenza a una grande storia.

Senza dimenticare il ruolo di conquista che la teoria dell’evoluzione porta con sé. “Abbiamo a che fare con una delle conquiste più grandi non solo della scienza ma di tutta la conoscenza umana.

Negarla, ignorarla, significa ignorare e non capire in che modo abbiamo interagito e interagiamo con gli ecosistemi, non comprendere il posto dell’essere umano all’interno della natura, con risvolti anche pratici: se non si capisce l’evoluzione sfuggono concetti importanti come la conservazione e valorizzazione della biodiversità o perché i batteri diventano resistenti agli antibiotici”.

Ignorare tutto questo significa non considerarlo importante, non affrontarlo.

Ma il discorso è ben più ampio e non riguarda solo Darwin: “Qualsiasi svilimento dell’insegnamento della scienza è svilimento dello spirito critico: la scienza è libertà, si basa su processi di revisione, non ha autorità precostituite. E questa libertà può dar fastidio, molto fastidio”.

Sorgente: Che cosa rischiamo a non insegnare l’evoluzione (come succederà in Turchia) – Wired

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