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Ci avevano raccontato che nelle vere democrazie la sera delle elezioni si sa già chi ha vinto e chi governerà.

Ci avevano raccontato che nelle vere democrazie la sera delle elezioni si sa già chi ha vinto e chi governerà. Non era vero: non esiste legge elettorale al mondo che garantisca a chi arriva primo la maggioranza per governare da solo a prescindere dai voti (salvo l’Italicum, che infatti è incostituzionale). Nemmeno nei paesi maggioritari come la Francia (Macron, dopo le legislative di domenica, dovrà fare un governo di coalizione). E neppure in quelli ipermaggioritari come gli Usa (dove Obama ebbe contro sia la Camera sia il Senato) e il Regno Unito (dove Theresa May deve coalizzarsi con gli irlandesi e sperare in Dio).

Ci avevano raccontato che una sinistra dalla parte dei deboli e gli onesti anziché dei potenti e dei ladri, è destinata all’estinzione: Corbyn a Londra, Mélenchon a Parigi e il sondaggio IprFatto su una sinistra italiana unita con Saviano o Rodotà o Bersani (Pisapia non a caso sfugge ai radar) dimostrano l’esatto contrario.

Ci avevano raccontato che la trattativa fra lo Stato e la mafia e gli interessi di Cosa Nostra dietro la nascita di Forza Italia nella stagione delle stragi erano fandonie partorite dalla fantasia malata di alcuni pm visionari e politicizzati e di pochi giornalisti affetti da complottismo e giustizialismo: ora ne parla in presa diretta, intercettato nell’ora d’aria nel carcere di Ascoli, Giuseppe Graviano, il boss di Brancaccio che fu mandante delle stragi di Palermo nel ’92, di Roma, Firenze e Milano nel ’93 e della mattanza fallita e poi annullata allo stadio Olimpico di Roma nel gennaio ’94. “Berlusca – rivela il boss – mi ha chiesto questa cortesia. Per questo è stata l’urgenza… Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto: ‘Ci vorrebbe una bella cosa’… Nel ’93 ci sono state altre stragi, ma no che (non) era la mafia, loro dicono che era la mafia”. Una conferma al racconto del suo killer pentito Gaspare Spatuzza sul “colpetto” che lo stesso Graviano gli avrebbe commissionato con la strage di carabinieri all’Olimpico per dare l’ultima spinta al partito di B. ideato dall’amico Dell’Utri. Ma non ce ne fu bisogno: il 26.1.94 B. annunciò la discesa in campo e l’indomani i fratelli Graviano furono arrestati a Milano. B. andò al governo, ma non mantenne tutte le promesse: “Quando lui si è ritrovato un partito così nel ’94 si è ubriacato e ha detto: ‘Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato’. Pigliò le distanze e ha fatto il traditore… 25 anni mi sono seduto con te, giusto? Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi…”.

“E per che cosa?”, si domanda Graviano, sdegnato per tanta ingratitudine: “Per i soldi, perché tu ti rimangono i soldi. Dice: non lo faccio uscire più, perché sa che io non parlo, perché sa il mio carattere… Alle buttane glieli dà i soldi ogni mese… Io ti ho aspettato fino adesso perché ho 54 anni, gli anni passano, io sto invecchiando e tu mi stai facendo morire in galera… Al signor crasto (cornuto, ndr) gli faccio fare la mala vecchiaia“. Più di parola fu il governo Ciampi che subito dopo le stragi di Firenze, Milano e Roma, ammorbidì il 41-bis, come da papello di Riina: “Allora il governo ha deciso di allentare il 41-bis… Nel ’93 le cose migliorarono tutto di un colpo”. Tutto ciò perché le stragi di fine luglio e il black out a Palazzo Chigi avevano seminato il terrore del golpe: “Quella notte si sono spaventati, un colpo di Stato! Ciampi è andato subito a Palazzo Chigi assieme ai suoi vertici: fanno il colpo di Stato! Loro non volevano nemmeno resistere. Avevano deciso già… Il 41-bis è stato modificato e 300 di loro… (i 334 mafiosi fatti uscire dal 41-bis dal ministro Conso, ndr)”.

Graviano sostiene di aver persino messo incinta la moglie in “isolamento”. Il 28 marzo i pm di Palermo sono corsi a interrogarlo. E il boss non ha chiuso la porta: parlerà, ma solo “quando sarò in condizioni di salute”, ora precarie proprio a causa del 41-bis. Sempreché faccia in tempo, perché – avverte – “ho una patologia che mi porterà a perdere la memoria, tra 5 o 10 anni”. E così, dopo averla confermata, Graviano dimostra pure che la trattativa prosegue tuttoggi. E che la politica continuerà a essere uno sporco gioco mafioso finché non si scoperchieranno le radici criminali della Seconda Repubblica, isolando e mettendo in galera chi aiutò Cosa Nostra a ricattare lo Stato, anziché farci le leggi elettorali, le riforme costituzionali e i governi.

Ci avevano raccontato che l’inchiesta Consip è una montatura dei pm di Napoli e del Ros deviato. Invece un testimone al di sopra di ogni sospetto, l’Ad di Consip Luigi Marroni, nominato da Renzi e confermato da Gentiloni, ha ribadito ai pm di Roma quanto aveva dichiarato a quelli di Napoli e al Noe: babbo Renzi e il fido Russo lo ricattarono per pilotare appalti verso l’amico Romeo e gli amici dell’amico Verdini; e le soffiate su indagini e cimici le fecero il ministro Lotti e i generali Del Sette e Saltalamacchia. Parole che, se riscontrate, dimostrerebbero come anche attorno a Renzi graviti un comitato di malaffari. In un paese serio scatterebbe la rimozione di Marroni o del trio Lotti-Del Sette-Saltalamacchia. Invece restano tutti ai loro posti. L’altroieri Lotti ha convocato, non si sa a che titolo (è ministro dello Sport), i consiglieri Rai di maggioranza per ordinare la nomina a Dg del direttore del Tg1 Mario Orfeo al posto del renzianissimo-ma-non-abbastanza Campo Dall’Orto. Per cinque anni il Minzolini di Renzi ha impedito che le notizie di cui sopra, e anche molte altre, giungessero all’orecchio dei cittadini. Non era facile e ora va premiato. Tra poco si vota e non si può rischiare che gli elettori scoprano chi tira i fili dei burattini che ci governano.

Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2017

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