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“Chiedo scusa perché non ho previsto il pericolo dall’interno della piazza” – lastampa.it/torino

foto – Tappeto di cocci. Come si presentava piazza San Carlo dopo il fuggi fuggi generale scoppiato a causa del panico alla finale di Champions League

lastampa.it/torino – “Chiedo scusa perché non ho previsto il pericolo dall’interno della piazza”Il prefetto Saccone: i piani di maxi-emergenza sono scattati. Adesso faremo esercitazioni coinvolgendo la città – giuseppe bottero

Cambiano le regole per gli eventi  -di grazia longo

torino  – «Un conto sono gli accertamenti che dovrà fare la procura, altro è la verifica di ciò che non è andato per il verso giusto. Io sono il responsabile generale dell’ordine e della sicurezza pubblica e quindi rientro tra le persone che devono chiedere scusa.
Però guardando al futuro, e imparando da questa lezione così dura. In questo momento non si sa che cosa abbia innescato il panico, perché alla base c’è un “non fatto” che rende il tutto ancora più difficile da prevedere e da gestire».
Renato Saccone, prefetto di Torino, ha il volto di chi, nell’ultima settimana, ha dormito pochissimo, inseguito dalle immagini di piazza San Carlo.
«Lo confesso, appena arrivato lì ho pensato al cinema Statuto». Al rogo che, trentaquattro anni fa, ha ferito la città per sempre. L’impatto di quello che è successo sabato – nonostante non si contino morti – è destinato ad essere molto simile. «Il 3 giugno è uno spartiacque.
C’è un prima e un dopo. Per Torino, ma anche per l’Italia. E lo dimostra la direttiva che ha appena inviato il capo della polizia Gabrielli».
Prefetto Saccone, partiamo dal prima. Chi ha sbagliato?

«Il compito di stabilire le eventuali responsabilità tocca alla magistratura. Noi, seguendo lo standard sulla tutela di un luogo aperto che si è affinato sempre più negli ultimi mesi, avevamo messo in campo un’attenta attività preparatoria, un passaggio in comitato tecnico, un sopralluogo della commissione di vigilanza con una serie di prescrizioni ulteriori rispetto al passato, un piano di emergenza, uno sanitario validato. Tutto questo, seppure nel rispetto delle norme tecniche, si è rivelato assolutamente insufficiente».

Chi era in piazza quella sera racconta di una gestione dell’emergenza non adeguata. Perché?

«In verità non c’è stato molto di estemporaneo. Sono scattati i piani di maxi-emergenza, di servizio di soccorso sanitario, con dodici ospedali allertati e con l’insieme dei soccorsi attivato. Il punto è un altro. Piazza San Carlo non è solo un salotto, ma il luogo dove ci sono stati eventi da quarantamila persone: noi abbiamo adottato tutte le misure che servono a proteggerla dall’attacco esterno, come se fosse un fortino. Però non abbiamo previsto che dall’interno si potesse creare una situazione così pericolosa».

La piazza era un tappeto di bottiglie, la maggior parte dei tifosi si è ferita così. Come è possibile che gli abusivi non siano stati fermati?

«C’era un pubblico compatto, omogeneo, giovane, abituato agli eventi. Questo non ha fatto scattare il ragionamento sul vetro, che tendenzialmente, viene collegato alla possibilità di scontri, o di fazioni, quando le bottiglie diventano un possibile strumento offensivo. Questo ragionamento non regge più».

Allora cosa bisogna fare?

«Come indicato dal ministro Marco Minniti e previsto dalla direttiva Gabrielli, bisogna andare oltre nel coordinamento, attraverso una grande collaborazione con Comune, Protezione civile, organizzatori degli eventi. Questo presuppone un maggiore impiego di steward, con una visione degli spazi più riquadrata».

Dunque non vedremo più piazza San Carlo piena di gente?

«Bisogna valutare luogo per luogo, evento per evento. L’essenziale è che ciascun settore conosca la propria via di fuga. Questo significa anche una grande cura sulle comunicazioni, prima e durante l’evento».

A Torino le comunicazioni sono mancate?

«Veramente una prescrizione della Commissione, rispettata, prevedeva un microfono con capacità di amplificazione per dare comunicazioni. È stato usato per poco tempo, poi è stato travolto, dunque le comunicazioni vanno necessariamente potenziate».

Dopo il 3 giugno, gli eventi in piazza continueranno? A Torino tra poco ci sarà la festa San Giovanni, con migliaia di persone in strada per i fuochi d’artificio…

«Io sono dell’idea che Torino non possa fare a meno della piazza. Oggi però dobbiamo ripensare quali eventi siano compatibili con quei luoghi e come organizzarli».

Qual è la prima mossa?

«Ho adottato un provvedimento che questo fine settimana, al Salone dell’Auto al parco del Valentino, vieta la vendita e l’uso delle bottiglie in vetro con controlli mirati».

Come si possono coinvolgere i cittadini?

«Abbiamo sempre fatto esercitazioni virtuali, forse è il caso di immaginarle coinvolgendo la gente. Mi piacerebbe che tutta la città partecipasse a questa riflessione. Lo dico per guardare al futuro. Noi dobbiamo mettere in campo tutta la nostra migliore scienza e organizzazione».

Sorgente: “Chiedo scusa perché non ho previsto il pericolo dall’interno della piazza” – La Stampa

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