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Case Aler, liti e veleni dietro gli sgomberi: licenziato ispettore – milano.corriere.it

milano.corriere.it – Case Aler, liti e veleni dietro gli sgomberi: licenziato ispettore. L’accusa: «Ha malmenato un’inquilina». È lo stesso che aveva denunciato il manager della security finito nel mirino perché aveva ridotto gli abusivi negli alloggi popolari

Se ne discuterà martedì in Comune, in commissione antimafia. Ma in quella sede istituzionale, probabilmente, non verranno raccontati i dettagli di questa storia.

Che nulla ha a che fare con la criminalità, ma svela invece un incrocio di tensioni politiche (e giudiziarie) sul tema che la giunta Sala ha messo al centro del proprio programma: la sicurezza delle case popolari.

È una storia che inizia a febbraio: una lettera anonima porta allo spostamento del dirigente della security di Metropolitana milanese (la partecipata a cui è affidata l’edilizia pubblica del Comune).  Il Corriere può oggi dar conto della seconda parte della vicenda: l’ispettore che ha accusato il suo «capo», testimone chiave dell’inchiesta, è stato licenziato da Mm perché ha picchiato un’inquilina delle case popolari durante una lite.

Lettere anonime

Per raccontare questi mesi di vendette e veleni bisogna prima definire il contesto: a fine 2014 la giunta Pisapia «divorzia» dall’Aler e decide di gestire all’interno le proprie 28 mila case popolari. Le affida a Mm, con un mandato prioritario: il contrasto delle occupazioni. La società seleziona un dirigente della sicurezza (ex poliziotto) e gli affida la squadra degli ispettori. Risultato: in un paio d’anni, le nuove occupazioni sono quasi azzerate (non arrivano a 20, contro le 170 dell’anno prima); in più, vengono recuperati 400 alloggi in mano ad abusivi «storici».

E qui si arriva al punto di rottura: perché le forze politiche, di entrambi gli schieramenti, dalle case popolari pescano voti e consenso. E dunque una gestione della sicurezza soltanto «tecnica» (senza compromessi su chi e quando sgomberare) può turbare equilibri politici.

Lo scorso febbraio, dunque, una lettera anonima rimbalza tra consiglieri comunali di maggioranza e opposizione. Accusa il direttore della sicurezza Mm di essersi appropriato di una cucina e di una Tv prese da appartamenti sgomberati. La vicenda diventa pubblica. Scatta un’indagine, ancora in corso, per chiarire se ci sia stato un reato o se, al contrario, l’accusa sia una diffamazione per silurare un dirigente scomodo. Mm sposta il manager (è segno di fiducia, poteva essere sospeso). Destra e sinistra si trovano d’accordo sull’allontanamento. Ma cosa è davvero accaduto?

In quei giorni di febbraio un ispettore, che proprio dal dirigente aveva ricevuto alcuni richiami disciplinari, va alla Polizia locale e firma una denuncia che ricalca le accuse anonime. L’inchiesta sul manager parte dunque dall’interno.

La donna picchiata

Qualche tempo dopo, però, da via Rizzoli qualcuno chiama la polizia. La Volante arriva e trova proprio l’ispettore che ha denunciato il suo capo: l’uomo, che per motivi personali frequenta quello stabile popolare (gestito dalla «sua» azienda), ha avuto una lite con un’inquilina. È una donna nordafricana, e ai poliziotti racconta: «Si è presentando col tesserino Mm. Poi mi ha aggredito». La signora va in ospedale, i medici le danno qualche giorno di prognosi, il referto finisce agli atti della sua querela.

La settimana scorsa, in consiglio comunale, il centrodestra attacca la maggioranza perché Mm avrebbe allontanato per ritorsione l’ispettore che ha denunciato il suo capo (se ne riparlerà in commissione). In realtà la denuncia non c’entra niente: il «super-testimone» è stato licenziato perché ha picchiato l’inquilina delle case popolari, tra l’altro «abusando» della sua qualifica. Il fatto potrebbe avere un peso nell’inchiesta contro il dirigente della security.

L’altro allontanamento

Nelle scorse settimane però Mm ha firmato anche un altro licenziamento: il vecchio responsabile della sicurezza, che a fine 2014 s’era sentito «scavalcato» dall’assunzione del manager, iniziò a mettersi in ferie e malattia, tanto da accumulare quasi 400 giorni d’assenza in due anni. Così è stato licenziato. Molti lo consideravano «vicino» all’ex ispettore che oggi accusa il suo capo.

Sorgente: Case Aler, liti e veleni dietro gli sgomberi: licenziato ispettore – Corriere.it

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