Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Sono stato a Caracas e questo è quello che ho visto…

di Maurizio Messina*

Nei giorni 11 – 12 – 13 maggio si è tenuto a Caracas un evento internazionale organizzato dalle istituzioni del Governo Bolivariano sul tema dell’Assemblea Nazionale Costituente.  Erano presenti 74 delegati in rappresentanza di 36 paesi, di cui 7 europei (Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Russia). La gran parte erano paesi latinoamericani e del Caribe, ma era presente anche l’India. Per l’Italia l’invito è stato rivolto a Rifondazione Comunista, che ho rappresentato in quel contesto.

L’iniziativa aveva lo scopo di far conoscere a soggetti internazionali la situazione del paese da vicino, smontando le bugie diffuse dai media mondiali legati a multinazionali o a potenti famiglie, e in seconda istanza illustrare il processo di Assemblea Costituente appena iniziato.

La prima cosa che salta all’occhio è che Caracas è una città normale, non in stato d’assedio, come si può pensare leggendo giornali e guardando TV occidentali. Per le strade la gente vive la vita normalmente: va al lavoro, aspetta il bus, passeggia, fa acquisti, i centri commerciali il sabato pomeriggio sono affollati come nelle nostre città. Si notano in centro folti presìdi di poliziotti disarmati e non in stato di allerta, dislocati nei punti strategici dove generalmente si presenta l’opposizione di piazza.

Le violenze e le manifestazioni dell’opposizione. Di seguito alcune riflessioni. I focolai di violenza sono limitati a 4 – 5 quartieri nella città, mentre nel 2014 i focolai contemporanei erano una quindicina, quindi l’estensione della protesta stavolta pare più limitata. Anche l’intensità della violenza è minore del 2014, nonostante le tragiche morti. La partecipazione alle violenze è limitata a piccoli gruppi di giovani e giovanissimi, di orientamento fascista, che hanno la gestione della piazza, come abbiamo potuto verificare di persona. La partecipazione di gente più moderata sta diminuendo, anche per una certa stanchezza. Tuttavia gli scontri sono destinati a continuare perché la cabina di regia internazionale ha bisogno di tenere alto il livello del conflitto con lo Stato per poter proseguire con la campagna mediatica di bugie. Gli scontri generano comunque un indubbio disagio, specie quando riescono a bloccare le arterie centrali della città ed impediscono alla gente di andare a lavorare, oltre a provocare danni materiali (in quasi ogni manifestazione viene bruciato un bus) ed alle strutture pubbliche (ospedali, ambulatori, scuole, asili, ecc….) e private oggetto di devastazione Ma si teme una crescita del livello di scontro, di cui già si sono viste le avvisaglie con l’assalto ad una caserma dell’esercito, rimasto per ora a livello dimostrativo, e con l’utilizzo di armi non proprio leggere, come esplosivo, bazooka e così via. Per non parlare dei cecchini appostati sui tetti.

E’ probabile che nella prossima fase l’opposizione violenta faccia un salto di qualità, con l’utilizzo di armi più sofisticate e/o la scelta di obiettivi di livello: in rete circolano già istigazioni agli assassini mirati di personalità politiche nel paese o fuori e suggeriscono di ricorrere al sicariato internazionale. L’esperienza dei sicari nella vicina Colombia per eliminare fisicamente i comunisti e i militanti di sinistra in genere è conosciuta.

Questo potrebbe portare ad una la reazione dura da parte dell’esercito e della polizia (che fronteggiano la piazza disarmati e finora hanno tenuto un basso profilo) che porterebbe ad una degenerazione dello scontro fra Stato ed opposizione preludio alla tanto desiderata (dall’opposizione) guerra civile che spalancherebbe la porta ad un intervento straniero (USA? Coalizione stati latinoamericani fedeli agli USA? Le due cose insieme?). Di certo sarebbe una tragedia dagli esiti imprevedibili, ma un bagno di sangue garantito. Di certo, anche se questa strategia ha preso avvio sotto la presidenza Obama, con l’arrivo di Trump non ci sarà da aspettarsi di meglio, anzi.  Molti morti sono stati casuali, avvenuti lontano dagli scontri: qualcuno è stato colpito da cecchini per caso, 9 sono rimasti uccisi folgorati durante un saccheggio di un negozio di elettrodomestici a causa della caduta di un cavo dell’alta tensione, qualcuno ucciso dai Vigili Urbani (che sono stati incriminati).

A livello politico la destra internazionale sta lavorando molto bene nell’isolamento del Venezuela, prova ne sia la vergognosa sessione dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) del 3 aprile che con una presidenza usurpata (toccava alla Bolivia ed è stata occupata dal Messico), con una votazione invalida per non aver raggiunto la maggioranza richiesta dalla regola, ha condannato il Paese, dando origine cronometricamente alla fase più acuta degli scontri di piazza. Un altro golpe bianco favorito da una non più nutrita presenza di paesi progressisti, a cui il Venezuela ha reagito uscendo dalla OEA stessa. Per non parlare delle condanne fotocopia dei paesi UE che recitando a copione accusano senza uno straccio di prova il Venezuela di repressione violenta delle dimostrazioni pacifiche, di governo dittatoriale, di stato illiberale e così via. Di fatto i paesi amici del processo bolivariano si sono assottigliati: Brasile, Argentina, Messico, Colombia, Canada sono vassalli degli USA.

La crisi economica è reale ed è ammessa dal governo, ma è indotta. I generi di prima necessità scarseggiano nei quartieri popolari (ma sono ben presenti nei centri commerciali a prezzi occidentali e quindi inaccessibili a una parte della popolazione) ed anche i medicinali scarseggiano. Al mercato nero però si trova tutto, a prezzi carissimi. Eppure il PIL, che negli ultimi 2 anni si è leggermente ridotto e nel 2015 si è attestato ai livelli del 2011, è comunque di molto superiore a quello degli ultimi decenni. Il tasso di disoccupazione è del 6%, il consumo di alimenti è rimasto costante negli ultimi 4 anni, superiore a quello degli anni passati, come ci ha illustrato l’economista Pascualina Cursio, ed il tasso di mortalità per denutrizione è in discesa da anni.

I meccanismi di guerra economica sono iniziati nel 2004 ed hanno avuto un picco nel 2013. Venezuela è oggetto di un processo di riduzione di beni programmato e selettivo. Selettivo perché i beni di prima necessità da far sparire dal mercato sono stati scelti con cura, in modo da provocare la reazione popolare, programmato perché c’è una cabina di regia dietro a questo processo. Frutta e verdura sono presenti nel mercato perché prodotti da piccoli contadini. Mais, latte e caffè sono prodotti da grandi imprese nazionali e multinazionali e per questo scarseggiano.  Infine c’è il Bloqueo financiero internacional, che strangola il paese. Le istituzioni internazionali che erogano crediti, come il FMI, impongono tassi molto sfavorevoli e di molto superiori a quelli praticati agli altri paesi.

Da destra, il conflitto è pilotato verso una soluzione simile a quella del Cile 1973, con il golpe strisciante in atto. E’ vero che durante le presidenze di Chavez e Maduro sono state consegnati 1.600.000 appartamenti a famiglie bisognose e sono stati incrementati i salari minimi, che la sanità e l’istruzione (fino all’Università) sono gratuite, etc. ma con la pancia vuota si fa presto a cambiare opinione: l’esempio del Cile di Allende è ancora fresco e da manuale, mi pare che la destra fascista voglia percorrere la stessa strategia, anche se i militari sono fedeli alle istituzioni.

Se il Venezuela tiene ed arriva alle elezioni del 2018 in piedi ci sono probabilità che le elezioni in altri Paesi vadano bene (Brasile, Paraguay, Honduras il prossimo novembre) e quindi si rimetta in moto la lunga marcia di liberazione dal neoliberismo. Se invece l’esperienza chavista si arresta, si mette a rischio il modello progressista in America Latina per come lo abbiamo conosciuto dall’inizio secolo ad oggi ed anche gli altri paesi che resistono sono destinati all’isolamento ed alla caduta sotto l’offensiva della destra mondiale.

A livello mediatico infine si gioca buona parte della partita. I media internazionali senza eccezioni sono tutti schierati nella condanna senza appello del Venezuela che viene dipinto come ormai avviato alla dittatura, mentre la popolazione, guidata da un manipolo di eroi sprezzanti dei rischi che corrono sfidando la polizia “pacificamente”, starebbe per insorgere e viene repressa. E’ la cosa più ignobile che si sia mai vista e sentita. Perché anche i media considerati progressisti hanno fatto il salto della barricata e sono passati dalla parte della destra mondiale, riprendendo e diramando informazioni false o ampiamente manipolate in maniera acritica o addirittura compiacente. In rete circolano filmati e foto clamorosamente falsi, ma diffusi ampiamente.

In Italia tutti i giornali, da quelli berlusconiani a Repubblica, fino al Fatto Quotidiano, e le TV con la RAI in testa e senza eccezioni sono schierate con la destra. Quando si parla di Venezuela (non molto frequentemente per la verità) si diffondono solo menzogne. Anche al Manifesto qualcuno comincia a vacillare sotto i colpi dei mainstream.

L’Assemblea Nazionale Costituente. Per fronteggiare la situazione e ridare voce al popolo il governo ed il Presidente Maduro hanno deciso di convocare l’Assemblea Nazionale Costituente, aperta a tutto il popolo, per rimettere mano alla Costituzione e adeguarla alle mutate esigenze che il Paese sta vivendo. L’Assemblea sarà composta di membri eletti da tutta la popolazione e fra i settori popolari che costituiscono il paese: operai, contadini, giovani e studenti, Indigeni, pescatori, …… . Verranno consultati i consigli comunali, sindacati, organizzazioni delle donne, ambientalisti, mondo della cultura, Clap, ecc…. I membri della ANC saranno eletti da tutto il popolo per votazione diretta, universale e segreta. L’ANC sarà sovrana e delibererà in merito alla costituzione venezuelana. Come si vede è cosa ben diversa dalle primarie di partito, come erroneamente sono state bollate.

Il processo è già partito, come ci hanno illustrato Elias Jaua, Presidente della Commissione Presidenziale, Adan Chavez, Segretario della Commissione ed il Presidente Maduro. La convocazione della Costituente è perfettamente legale, infatti, l’art. 348 della Costituzione recita testualmente: “L’iniziativa di convocazione dell’Assemblea Nazionale Costituente può essere presa dal Presidente della Repubblica in Consiglio dei Ministri; dall’Assemblea Nazionale, mediante accordo dei due terzi dei suoi membri; dai Consigli Municipali in consiglio comunale, mediante il voto dei due terzi degli stessi; o dal quindici percento degli elettori iscritti ed elettrici iscritte nel Registro Civile ed Elettorale.”  

La convocazione dell’ANC è avvenuta mediante il Decreto Presidenziale n° 2380, approvato nel Consiglio dei Ministri il giorno 1 maggio 2017.   Il Presidente, con il Decreto n° 2381 ha anche designato la Commissione Presidenziale che ha iniziato un ampio processo di consultazioni nei settori sociali, economici, politici, culturali e religiosi del paese per definire le basi di lavoro e l’agenda delle attività del processo costituente.

Con la Costituente il governo si propone comunque di:

  • Varare un nuovo modello di economia produttiva, mista e diversificata,
  • Ampliare le competenze della Giustizia per sradicare l’impunità dei delitti, combattere il crimine organizzato, la corruzione, il contrabbando, il narcotraffico, il terrorismo,
  • Riconoscere dei nuovi soggetti del potere popolare, come le Comuni e i Consigli Comunali,
  • Rafforzare la difesa della sovranità della nazione e la protezione contro l’interventismo straniero,
  • Rafforzare l’identità nazionale e il carattere pluri-culturale del paese,
  • Garantire il diritto al futuro dei giovani, e all’uso libero e cosciente delle tecnologie, al lavoro degno, la protezione delle madri giovani, l’accesso alla prima casa,
  • Sviluppare la protezione della biodiversità e la cultura ecologica nella società.

La destra, almeno quella fascista, che controlla la maggioranza del Parlamento, dopo una prima fase di dubbi ha deciso di non partecipare al processo costituente e chiede le elezioni presidenziali. Non si capisce bene a che titolo, visto che il Venezuela, come tutti i paesi latino-americani e non solo, è una repubblica presidenziale e quindi il Presidente può esercitare il suo mandato a prescindere dalla composizione del Parlamento, come avviene per esempio, a parti invertite fra destra e sinistra, anche in Argentina, com’è avvenuto in passato anche negli USA di Clinton, senza che nessuno si scandalizzasse o mettesse in discussione la presidenza.
Per ottenere la pace nel Paese serve ripensare quindi il modello istituzionale, in modo da poter garantire l’esercizio legittimo delle funzioni dei poteri pubblici, mentre l’attuale costituzione non contiene meccanismi sufficienti per difendersi dalla situazione di guerra economica attuale. Ma non sarà elaborata una “nuova Costituzione” ma rivisitata quella attuale e resa più funzionale alle mutate necessità del Paese.
Ci sono rischi che la destra, che ha deciso il boicottaggio attivo, possa inficiare il processo costituente, sicuramente in parlamento, con l’ostruzionismo e in piazza, impedendo fisicamente che si tengano le riunioni consultive.
Dal successo della Costituente dipenderà molto la tenuta dell’esperienza bolivariana. E’ la maniera pacifica e partecipativa, secondo il modello chavista, contrapposta alla violenza della destra fascista.

 

* (Sinistra X Roma Municipio 9) di ritorno dal Venezuela

Sorgente: lantidiplomatico.it

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *