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Bindi: “Il Pd si fermi su questa legge o non sarà più il mio partito. E prima del voto le riforme” – Repubblica.it

repubblica.it – Bindi: “Il Pd si fermi su questa legge o non sarà più il mio partito. E prima del voto le riforme”.

La presidente dell’Antimafia attacca Renzi: “Sta inseguendo solo la sua convenienza non quella del Paese” di GIOVANNA CASADIO

ROMA. “Tutto quello per cui noi democratici abbiamo combattuto sin dagli anni Novanta, viene smantellato: questa legge elettorale proporzionale è solo un patto di convenienze. Ed è la fine del Pd”. Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, che del Pd è stata tra i fondatori, non ci gira intorno: “Se il Pd sarà quello che rischia di diventare, non mi ci riconoscerei”.

Presidente Bindi, cosa non le piace delle scelte politiche di questi giorni?
“Mi provoca sofferenza vedere che dopo tutto quello che è successo – il No al referendum costituzionale, la bocciatura da parte della Consulta dell’Italicum che non avevo votato – si procede all’insegna dell’improvvisazione e del tatticismo. Non sono servite le lezioni venute dai cittadini, dalle istituzioni, dagli organismi internazionali “.

Pessimista?
“Difficilmente il futuro sarà migliore se questi restano i metodi e gli attori in campo. Non mi piace che si torni al proporzionale con un Parlamento in gran parte di nominati”.

È un ritorno alla Prima Repubblica?
“Questo è uno slogan. Il proporzionale allora ci regalò la decadenza ma anche anni di lavoro serio. Ora in questo sistema tripolare non ci possiamo permettere un proporzionale perché si consegna l’Italia all’ingovernabilità o ad alleanze innaturali”.

Teme un Renzi-Berlusconi?
“Mi pare sia l’unico scenario possibile. Sono convinta che i 5Stelle siano terrorizzati dall’idea di andare al governo e accettando l’accordo sul proporzionale, lo dimostrano. Questa è la loro convenienza. La convenienza di Berlusconi è di sedersi di nuovo al tavolo e non rimanere schiacciato sotto la Lega. Incomprensibile è la scelta del Pd”.

Una legge elettorale ci vuole e il Pd la fa con chi ci sta, non crede?
“Certo, ma per fare una buona legge elettorale non per anticipare le elezioni di 5 mesi. Questa mi pare la convenienza del leader del Pd, Renzi. Di certo non quella del partito né del paese”..

Non condivide l’accelerazione verso elezioni anticipate?
“No. La corsa affannosa di queste ultime ore impedisce di fare una buona legge elettorale. Se invece si ritorna serenamente alla convinzione che si vota nel 2018, si può costruire un accordo serio. Una buona legge elettorale è quella in cui i cittadini possano scegliere sia chi va in Parlamento sia chi governerà il paese.

Con questa legge, anche dopo le ultime modifiche, non si consente né l’una né l’altra cosa. Viene smantellato ciò per cui noi democratici abbiamo lottato negli ultimi 25 anni. La legge elettorale proporzionale sarà il timbro della mutazione genetica del partito, in atto da tempo”.

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Votare è la democrazia. Cosa cambia tra andare al più presto alle urne o aspettare la fine della legislatura?
“In questi sei mesi si devono ultimare alcune riforme: lo Ius soli, il testamento biologico, il processo penale. Per il contributo dato dalla Commissione Antimafia, penso anche alla riforma della gestione dei beni confiscati alle mafie: 25 miliardi di patrimonio in larga parte non utilizzato. E non possiamo dimenticare i richiami del governatore di Bankitalia: il nostro debito pubblico e la nostra disoccupazione. La manovra deve farla questo governo”.

Anche lei, come Prodi, è acquartierata in una tenda fuori dal Pd?
“Io ho ancora la tessera del partito. Ho votato Andrea Orlando al congresso. Ma se il Pd sarà quello che rischia di diventare… sarà tutto più difficile”.

Lascerà il Pd per andare a fondare il nuovo Ulivo con Bersani e Pisapia?
“Né lascio né vado. La legge elettorale è lo spartiacque della mutazione del Pd. Mutazione segnalata d’altra parte anche dall’annuncio di Pisapia disponibile a guidare una forza politica alternativa al Pd non è più asse portante del centrosinistra. Non c’è una voce favorevole al nuovo corso tra i fondatori dem, da Prodi, a Veltroni, a Bersani.

Un partito che rinuncia all’alternativa tra sinistra e destra, a fare da argine ai populismi che manda in soffitta la democrazia dell’alternanza, non appartiene neppure a me. Ma il Pd è ancora in tempo per una buona legge, almeno con un premio di maggioranza”.

Si sente tradita da Renzi?
“È tradita l’Italia: è una rinuncia al futuro”.

Lei ora si auto rottama. Non si ricandiderà. Non si riconosce più in questa politica?
“Ho già detto che ritenevo sufficienti i miei quasi 30 anni in Parlamento e non mi sarei ricandidata. Ci sono mille modi per partecipare alla vita politica. C’è bisogno di formazione alla politica. In fatto di rottamazione però, mi pare che gli interlocutori scomodi che Renzi voleva eliminare sono ancora tutti qui. Grazie a Dio”.

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Sorgente: Bindi: “Il Pd si fermi su questa legge o non sarà più il mio partito. E prima del voto le riforme” – Repubblica.it

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