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Amministrative, senza il terzo incomodo M5S, Renzi rivaluta il centrosinistra ma non si fida: chi comanda nel movimento di Pisapia?

Dato positivo per il Pd, da stasera il segretario si interessa al voto locale: comincia con i complimenti ai sindaci Pd di Imola e Bari, sarà in campo per i ballottaggi

Intorno al tardo pomeriggio, Matteo Renzi ha cominciato davvero a interessarsi delle amministrative 2017. Rassicurato dagli ultimi sondaggi che davano i candidati del Pd proiettati verso i ballottaggi contro gli avversari di centrodestra e senza M5s, il segretario Dem si è lasciato andare su Facebook con un post che non parla direttamente della giornata di voto locale, ma che potenzialmente fa di più. Renzi parla dei concerti dei Guns ‘n Roses a Imola e di Iggy Pop a Bari ed esalta l’operato dei sindaci delle due città, due sindaci Pd: Daniele Manca e Antonio Decaro. Il voto locale 2017 lo fa ben sperare, lo porta a rivalutare le coalizioni di centrosinistra ma attenti, fa notare ai suoi: è un dato locale. Il nazionale è pieno di incognite.

“Allora, non ho fatto in tempo a citare il sindaco di Imola Daniele Manca che mi è stato fatto notare che trattavasi di grave offesa istituzionale verso un altro primo cittadino, il mio fraterno amico Antonio Decaro, sindaco di Bari che ieri ha ospitato Iggy Pop in un altro evento perfettamente riuscito – scrive Renzi su Facebook – Cito anche questo concerto per ribadire il solito concetto: noi gli eventi dobbiamo farli. Bene, ma farli. Non dobbiamo darla vinta alla paura. Bravo Antonio, bravissime le forze dell’ordine e viva la musica. Da Bari e Imola è tutto, la linea passa a Firenze: Dario, sei pronto per i Radiohead mercoledì?”.

I suoi spiegano che questo post è più di una dichiarazione di interesse per le amministrative 2017. E’ un elogio ai sindaci che “operano bene” e insieme una critica implicita a chi è scivolato proprio su eventi di piazza, come è successo alla sindaca di Torino Chiara Appendino alla finale di Champions. Insomma, chi opera bene è del Pd, chi è scivolato è del M5s, è il senso del post di Renzi.

Le amministrative del 2016 lo hanno fatto penare, con le due pesanti sconfitte a Roma e Torino da parte del M5s, proprio mentre era premier a Palazzo Chigi. Un’onta che Renzi cercò di lavare buttandosi nella campagna referendaria finita male a dicembre. Quest’anno il voto nelle città, benché circoscritto a pochi capoluoghi di regione, esclude i candidati cinquestelle dai ballottaggi del 25 giugno e riconduce tutto ad una dinamica classica centrodestra-centrosinistra.

Vero è che in molte città il Pd sostiene candidati civici, vero è che a Palermo il Partito Democratico non ha potuto nemmeno presentare il simbolo per poter appoggiare l’uscente e vincente al primo turno Leoluca Orlando. Insomma il ‘partito’ in quanto tale continua a non stare in buona salute ma la crisi a cinquestelle fa esultare il segretario del Pd. Della serie: ‘i populisti possono essere battuti’, come dimostra anche l’esempio francese – dove Le Pen raccoglie poco alle legislative contro En Marche del nuovo presidente Macron – e anche anglosassone – dove l’Ukip è praticamente sparito.

Al Nazareno il tonfo a cinquestelle, l’uscita di scena del ‘terzo incomodo’, rafforza lo scenario della coalizione larga, da spezzoni di centro alla sinistra di Pisapia.

Sono gli stessi scenari che il segretario del Pd ha cominciato ad accarezzare dopo il fallimento delle trattative sulla legge elettorale la settimana scorsa. Riconducono alla formula classica di centrosinistra: coalizione con il movimento di Giuliano Pisapia, soprattutto al Senato se si andasse a votare con il Consultellum. Ma al Nazareno, dove segue i risultati con Matteo Orfini e altri della cerchia stretta, Renzi frena i ragionamenti che portano in questa direzione: attenzione, quello di stasera è un dato locale.

“Dati incoraggianti – dice Lorenzo Guerini – Andiamo al ballottaggio in molti comuni capoluogo, spesso in prima posizione. Merito dei candidati sindaco che abbiamo sostenuto e del lavoro del Pd e del centrosinistra. Bene nelle grandi città, benissimo la vittoria al primo turno di Orlando a Palermo. Adesso avanti con l’impegno per il secondo turno”.

Per il ballottaggio, Renzi sta valutando di scendere in campo in prima persona, facendo qualche comizio nelle città al fianco dei candidati Pd. Un altro suo fedelissimo, il senatore Andrea Marcucci, pure parla di centrosinistra: “Si sta profilando un disastro a 5 Stelle. Le amministrazioni a guida M5S hanno lasciato un segno negli italiani. Ora è più chiaro perché abbiano affossato una legge elettorale con i collegi. Bene il Pd ed il centrosinistra, praticamente ovunque al ballottaggio”.

Ma la strada è lunga. E benché da stasera Renzi ha deciso di volersi interessare a queste amministrative, ciò non significa che vuole farne un test nazionale. Anche perché quando ne parla con i suoi, la domanda più gettonata e ancora senza risposta è: ma poi chi comanderà nel movimento di Pisapia? L’ex sindaco di Milano, con cui Renzi continua ad avere un buon rapporto, oppure gli ex Pd come Bersani, Speranza, D’Alema? Perché con la seconda ipotesi, l’idea di coalizione vacilla, almeno per Renzi. “Si guardi Roberto Speranza da Vespa stasera: sembra che il problema sia il Pd”, fanno notare dal Nazareno.

“Se il Pd è solo Renzi e si isola, i risultati sono quelli che vediamo, cioè non regge”, dice in effetti Speranza a ‘Porta a Porta’. “In tre su quattro capoluoghi di Regione, dove c’è un’alleanza classica di centrosinistra, il candidato del centrosinistra va avanti. E per me è un dato positivo. Nell’unico comune, Catanzaro, in cui si è fatta scelta diversa e noi sosteniamo un candidato civico diverso da quello del Pd, il Pd secondo gli exit poll sarebbe fuori dal ballottaggio. Insomma, dove si fa un’alleanza vera di centrosinistra il dato è positivo, dove si arriva a una rottura i cittadini scelgono”.

Ma Renzi ancora non trae conclusioni. Il fallimento del patto a quattro sulla legge elettorale ancora brucia. “E ora i tempi sono lunghi”, dicono i suoi, sebbene la tentazione del voto a settembre non sia mai tramontata e i dati delle amministrative solleticano la tentazione di battere il ferro quando è caldo. Unica nota stonata per Renzi, la vittoria a Rignano del ‘nemico’ Daniele Lorenzini, sindaco uscente, anche lui grande accusatore sul caso Consip, avversario del padre Tiziano. La piccola comunità lo ha premiato.

Sorgente: Amministrative, senza il terzo incomodo M5S, Renzi rivaluta il centrosinistra ma non si fida: chi comanda nel movimento di Pisapia?

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