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All’indomani dell’incontro con Prodi, Renzi sente puzza di bruciato. I suoi: il leader è Matteo, ma senza i cespugli – huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – All’indomani dell’incontro con Prodi, Renzi sente puzza di bruciato. I suoi: il leader è Matteo, ma senza i cespugliMa quale coalizione!

ll segretario Dem punta sul listone Pd alla Camera e alleanza con Pisapia al Senato. E il primo luglio non sarà alla piazza del centrosinistra. Angela Mauro

“Ma quale coalizione? Se la legge elettorale resta questa, ragioniamo piuttosto in termini di listone del Pd alla Camera e alleanza con chi ci sta al Senato…”, sbotta un renzianissimo.

All’indomani del faccia a faccia del disgelo con Romano Prodi, Matteo Renzi sente puzza di bruciato.

Non è che alla fine di questa giostra, il leader candidato premier non è più il segretario del Pd? E’ la domanda che gira tra i suoi, a mezza bocca perché oggi è facile non lasciarla esplodere in quanto le elezioni sono ancora lontane. Ma i dubbi e i timori sono sufficienti a provocare un irrigidimento delle posizioni.

Nella cerchia renziana c’è nervosismo rispetto alle voci di chi indicano in Paolo Gentiloni il possibile nuovo leader del centrosinistra (oggi un editoriale su Repubblica). La considerano fantascienza.

E’ per questo che stamattina Renzi si ripresenta davanti alle telecamere della sua rassegna stampa ‘Orenove’ per tirare la corda sulle alleanze.

“Niente di nuovo nel fronte della sinistra unita: tre posizioni diverse. Questo è il punto chiave nella questione delle alleanze”, dice commentando le posizioni dei partiti della sinistra sulla manovrina, approvata ieri con i voti del Pd e il no di Sinistra italiana, mentre Mdp non ha partecipato al voto.

“Prima ci mettiamo d’accordo su cosa fare. E poi ragioniamo di alleanze”, sottolinea. “Non si può stare settimane a ragionare di alleanze in astratto per riempire i giornali”, aggiunge.

Ecco: dopo l’incontro con il padre dell’Ulivo, Renzi non si sposta di un millimetro. Obiettivo: “Isolare chi vuole rompere”, spiegano i suoi, “prendere solo chi si vuole alleare al Pd come forza trainante”. Con il suo segretario candidato premier, s’intende.

E’ chiaro che tutta la pressione si scaglia su Mdp, la forza nata dalla scissione del Pd che ora si è raccolta intorno a Giuliano Pisapia e lo stesso Prodi, quale padre ispiratore di un nuovo tentativo di centrosinistra.

“Il problema non è cosa faremo con Mdp – ci dice il capogruppo alla Camera Ettore Rosato – ma cosa sta succedendo ora: lasciamo stare le divisioni sulla manovrina. Loro non hanno votato né il ddl sul processo penale, una norma particolarmente voluta dal ministro Orlando, né il decreto sul terremoto…”.

Gli effetti dello stress renziano già si vedono. Mdp deve ancora decidere chi mandare sul palco della manifestazione di domenica prossima al Teatro Brancaccio, dove in pratica si raccoglierà la sinistra del no al referendum costituzionale, la sinistra alternativa al Pd, dai promotori Anna Falcone e Tomaso Montanari ai rappresentanti di Sinistra Italiana, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e tante realtà di sinistra.

E’ stato invitato anche Pisapia, ma lui non ci sarà e forse nemmeno il suo Campo Progressista.

Questa piattaforma punta a muoversi in autonomia dal Pd ed Mdp, pur confermando la presenza, comincia a starci scomoda. Fino a ieri all’assemblea di domenica doveva parlare Roberto Speranza. Adesso non si sa: una nuova riunione farà il punto domani, probabile che alla fine parli Enrico Rossi.

Domenica ci sarà anche Massimo D’Alema che non interverrà dal palco ma parlando a La7 l’ex premier ha già reso noto che vorrebbe candidarsi: “Se i pugliesi me lo chiedessero in massa, non potrei sottrarmi a questa responsabilità”.

Ma se D’Alema fa il pendolo tra Pisapia e il Brancaccio, se i bersaniani di Mdp sono sotto pressione, Renzi non è da meno. Dalla sua ha il tempo: mancano otto mesi alle prossime politiche. Ma l’attivismo prodiano continua a metterlo in allerta, pur considerando l’incontro di ieri “prezioso”.

Al Nazareno escludono che ci saranno renziani alla manifestazione lanciata da Pisapia per il primo luglio in piazza Santi Apostoli. Eppure lì si chiederà di costruire un nuovo centrosinistra, che è un po’ il succo del ragionamento del professore bolognese.

Ma Renzi per ora non cede a questa formula, attento a mantenere la posizione per non perdere la leadership. Le primarie?

“Sono l’ultimo passo, prima bisogna vedere se c’è un programma comune, se c’è una coalizione… e poi siamo sicuri che tutti ne rispetterebbero l’esito? Perché tanto le vincerebbe Matteo…”, dice uno della cerchia stretta del segretario Pd.

Sorgente: All’indomani dell’incontro con Prodi, Renzi sente puzza di bruciato. I suoi: il leader è Matteo, ma senza i cespugli

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