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YEMEN. Tra colera e caos politico – nena-news.it

foto – Donna vicina a suo figli infettato dal colera, Hodeidah. (Foto: Reuters)

nena-news.it – Le autorità houthi nella capitale Sana’a hanno dichiarato ieri lo stato d’emergenza per l’epidemia di colera che ha causato, in poco più di due settimane, già 124 morti nel Paese. A sud, intanto, si annuncia un Consiglio secessionista  – di Roberto Prinzi

Roma, 16 maggio 2017, Nena News – Si fa sempre più drammatica la situazione umanitaria in Yemen: ieri le autorità houthi della capitale Sana’a hanno dichiarato lo stato d’emergenza per l’epidemia di colera che sta colpendo il Paese e che in poco più di due settimane (dal 27 aprile al 13 maggio) ha ucciso 124 persone.

In una nota, il ministero della salute dei ribelli sciiti ha fatto sapere che “il numero dei decessi ha superato i tassi normali e il sistema sanitario è incapace di contenere questo disastro”. Una preoccupazione condivisa anche dall’Onu: il colera, infatti, riguarda 14 delle 21 province yemenite e ha infettato almeno 11.100 persone.

Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Jamie McGoldrick, ha provato a tranquillizzare la stampa affermando che i farmaci stanno arrivando, ma ha esortato i paesi donatori a mantenere la promessa fatta lo scorso mese a Ginevra dando 1 miliardo di dollari in aiuti.

L’epidemia (la seconda in meno di un anno) è resa ancora più grave dal fatto che nel Paese si combatte ancora e che i servizi sanitari sono collassati: l’Organizzazione mondiale della Sanità ha infatti dichiarato che meno del 45% degli ospedali yemeniti è funzionante e che l’afflusso dei medicinali è crollato del 70%.

A peggiorare il quadro vi sono altri due elementi da tenere in considerazione: due terzi degli yemeniti non ha accesso all’acqua potabile e le condizioni igieniche sono drammatiche.

A finire sul banco degli imputati è soprattutto l’Arabia saudita che, a capo di una coalizione di stati sunniti, sta bombardando lo Yemen dal marzo del 2015 imponendo un duro blocco aereo che impedisce l’arrivo regolare di aiuti umanitari (sui cui ritardi, però, pesa anche la scarsità di carburante).

Senza poi dimenticare che i raid della coalizione – se non benedetti sicuramente non denunciati dall’Occidente – hanno preso di mira anche cliniche gestite da ong internazionali (in particolar modo Medici senza Frontiere).

Il dramma umanitario giunge nel pieno caos politico che sta investendo il blocco anti-houthi. Venerdì il governo di Aden ha respinto con forza la formazione di un nuovo concilio secessionista al sud annunciato la settimana passata da alcuni capi tribali e da diverse figure politiche e militari.

Aidarus al-Zubaidi – ex governatore di Aden recentemente licenziato dal presidente yemenita in esilio ‘Abd Rabbuh Mansour Hadi per le sue simpatie sudiste e la sua vicinanza agli Emirati Arabi Uniti – aveva annunciato infatti giovedì scorso la nascita di una “leadership nazionale e politica” che, sotto la sua presidenza, rappresenterà e amministrerà il sud del Paese.

Si fa dunque concreta la possibilità di una secessione meridionale che, almeno in parte, riporterebbe indietro le lancette dell’orologio a prima del 22 maggio del 1990 quando lo Yemen, diviso in due entità una al nord e una a sud, è stato ufficialmente riunificato.

Un’unione da sempre osteggiata da gran parte della popolazione meridionale che ha denunciato nel corso degli anni di essere stata marginalizzata dal governo centrale. Inoltre, sebbene Hadi provenga dal sud, ha lavorato come vice presidente dell’ex presidente Saleh per 18 anni (ora suo nemico perché quest’ultimo si è schierato per mero opportunismo con gli houthi) ed è pertanto considerato da molte fazioni separatiste come il prodotto della comunità internazionale e un burattino nelle mani dei sauditi.

Il Consiglio di Transizione del Sud sarà formato da 26 membri. Tra questi, vi saranno anche i governatori di cinque province meridionali e due ex ministri del governo anti-houthi (uno dei quali è Hani Bek Brick che ricoprirà la carica di vice-presidente).

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Il piano di al-Zubaidi ha indispettito non poco l’Arabia saudita: Riyadh, infatti, considera la mossa dell’ex governatore come un colpo alla legittimità del loro uomo (Hadi) nonché un assist ai “nemici” shiiti houthi (si legga anche Iran). E a poco sarà servito il viaggio di riparazione del leader meridionale nella monarchia wahhabita immediatamente dopo l’annuncio della nuova entità.

YEMEN. Aria di secessione

I secessionisti appaiono per ora isolati: il Consiglio di Cooperazione del Golfo ha espresso venerdì piena condanna per qualunque tentativo di separare il sud del Paese. Una posizione condivisa il giorno successivo anche dalla Lega araba che si è detta “disturbata” dalla mossa di al-Zubaidi. In una nota, il Segretario generale Ahmed Abul-Gheit ha detto che “aprire un nuovo fronte crea ancora più divisioni e prolunga il conflitto”.

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Se dovesse andare in porto la secessione, nei fatti, lo Yemen sarebbe diviso in tre distinte entità: l’alleanza houthi-Saleh al nord, Hadi ad Aden (sostenuto da Riyad) e il nuovo Consiglio che strizza l’occhio agli Emirati Arabi Uniti. Musica per le orecchie di al-Qa’eda che ormai controlla ampie porzioni della regione sud-orientale dell’Hadhamawt. Nena News

 

  • YEMEN. Aria di secessione

 

Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir

Sorgente: YEMEN. Tra colera e caos politico

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