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Un mare di parole – m@cwalt – un colpo di remo

uncolpodiremo – Un mare di parole – di m@cwalt

Sommersi in un mare di parole

Se le autorevoli indicazioni scritte e verbali dei grandi filosofi del Pianeta non sono ancora riuscite a coinvolgere i potenti della Terra quale possibilità abbiamo noi “gente comune” di essere ascoltati, anche quando scegliamo, quando possiamo, i nostri “carnefici” col voto politico e amministrativo nei nostri “piccoli Paesi”.

Sono secoli che proviamo ad influenzare quei “potenti”. Anni distinti che tentiamo di indirizzare i nostri rappresentanti ad unire gli sforzi individuali e comuni nella risoluzione di grandi e gravi problematiche sociali, politiche ed esistenziali che ci coinvolgono tutti.

Una migliore distribuzione della ricchezza, una maggiore rappresentanza politica, un migliore tenore di vita, “un piatto di riso per tutti” e poi lavoro distribuito e sicuro per i giovani, una scuola e una sanità pubblica e gratuita; la possibilità di esercitare non solo il libero arbitrio ma anche una migliore comunicazione tra le persone e la scomparsa della grande endemica povertà che su questa piccola-grande Terra ancora subiscono milioni di individui.

E sembra tutto vano, le migliori parole sono trasformate in un risibile chiacchierio momentaneo, una melodia divenuta distonica.

Cibo, casa e lavoro, lo sforzo storico di ogni generazione che si è susseguita su questa “palla rotolante nello Spazio. Un miliardo di persone non ha la corrente elettrica, non ha il pane per sé e per i propri figli, non ha la libertà di scegliere e spesso non ha la possibilità non solo di vivere ma neanche quella di morire.

Assistiamo impotenti ad un cicalio continuo che ormai ci insegue un po’ da pertutto. Suoni e fragori che si sono trasformati negli anni. Se una volta riconoscevi una sensibile diversità in chi parlava da solo, oggi non puoi meravigliarti di questo perchè ti accorgi che un cavo sottile gli esce dall’orecchio e raggiunge un telefono più o meno nascosto. E quell’individuo bercia, smanaccia, impreca come un attore sul palcoscenico del Teatro del Mondo.

E così ovunque uno si trovi è raggiungibile, è indiividuabile, é controllato. Certo tutto questo può aver migliorato le relazioni sociali ed economiche ma allo stesso tempo si aggiunge a quel cicalio continuo di parole spese per poco conto e che spesso arrivano come disturbo di una quieta pubblica non ancora meglio specificata.

Un brusio, un rumore dove si scambiano info e suoni, urla e segreti, risate e pianti, e così conosciamo anche “gli affari” personali di quanti circordano le nostre quotidiane attività e niente fanno per mantenere quello spreco di parole e di posture in un ambito strettamente privato.

Le radio e le televisioni sono accese continuamente. Il suono di uno struscio continuo di persone, di automezzi, di appareccchi elettrici, di parole e affermazioni si insinuano fragorosamente nei rumori e nella musica che fa da sottofondo, da “colonna sonora” della nostra vita.

Una “canzone” che purtroppo appare incoerente e ininfluente nelle scelte e nei grandi momenti della Storia che si svolge davanti alle nostre … piccole e rumorose esistenze.

m@cwalt

Sorgente: Un mare di parole – m@cwalt – un colpo di remo

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