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Sul dossier Alitalia decide il tribunale di Civitavecchia: un solo giudice per 300 fallimenti – Corriere.it

corriere.it – Sul dossier Alitalia decide il tribunale di Civitavecchia: un solo giudice per 300 fallimenti. È il foro competente per lo stato di insolvenza della compagnia aerea: sul trattamento di fine rapporto dei 12.500 dipendenti deciderà il magistrato 36enne Giuseppe Bianchi –  di Fabio Savelli

Benedetti Tlc srl, in liquidazione. Udienza «verifica stato passivo»: 28 giugno. Giudice delegato nella procedura di fallimento: Giuseppe Bianchi. Gradinoro 2 srl, in liquidazione. Udienza «verifica stato passivo»: 12 luglio.

Giudice delegato: Giuseppe Bianchi. Music Line 2009 srl. Udienza «verifica stato passivo»: ancora 28 giugno. Ittica srl e De Paolis srl. Entrambe fallite. Il giudice delegato: sempre lui, Giuseppe Bianchi, nell’udienza fissata ancora il prossimo 28 giugno.

Basta andare sul portale del tribunale di Civitavecchia, foro competente per la procedura concorsuale di Alitalia, per accorgersi che Giuseppe Bianchi è l’unico magistrato della sezione fallimentare di Civitavecchia.

Su di lui gravano da mesi centinaia di faldoni tra concordati di società finite in amministrazione straordinaria e fallimenti veri e propri.

A conti fatti: circa 300. Al netto dei contenziosi civili perché Bianchi, 36 anni, si occupa anche di controversie in ambito civilistico. Qui le cause in corso sarebbero 700. Giuseppe Bianchi ora è atteso dalla procedura concorsuale più complessa degli ultimi anni: quella di Alitalia.

Con migliaia di «insinuazioni al passivo» — le richieste dei creditori della compagnia — che stanno cominciando ad arrivare sulla sua scrivania. Soltanto i dipendenti di Alitalia sono 12.500.

Per ottenere il trattamento di fine rapporto da una società in stato di insolvenza tutti gli addetti di Alitalia dovranno inoltrare la pratica al tribunale di Civitavecchia, competente perché tre anni fa Etihad spostò la sede legale a Fiumicino, immaginando l’aeroporto romano come quartier generale della compagnia.

Sul tavolo di Bianchi stanno quindi per planare almeno 12.500 richieste di riconoscimento crediti nei confronti della compagnia insolvente. Si tratta di una stima al ribasso. Perché i creditori di Alitalia sono molti, molti, di più. Le società di manutenzione degli aeromobili. Quelle di leasing, per la fornitura di velivoli.

Gli scali aeroportuali che ottengono il pagamento dei diritti di volo per consentire l’atterraggio. I fornitori di carburante, come l’Eni. Le società di gestione aeroportuale per la parte di handling (i servizi a terra) come il trasporto bagagli. Le banche, anche azioniste della compagnia in amministrazione straordinaria dal 2 maggio a seguito del decreto del governo.

E poi lo Stato. In virtù del prestito ponte da 600 milioni appena erogato. Il primo creditore, con un tasso di interesse del 9,75%.

Privilegiato, perché sarà il primo a dover essere ripagato per evitare la procedura di infrazione da parte della Ue che la attiverebbe nel caso in cui il fido non venisse rimborsato. Ipotesi che lo configurerebbe come aiuto di Stato, quindi lesivo della concorrenza. Ci sarebbero poi gli obbligazionisti, come le Generali.

Che ha prestato ad Alitalia 300 milioni di euro nel 2015 e ora rischia di non vedere nemmeno un euro. Infine i soci. Creditori chirografari. Gli ultimi, in ordine cronologico, a poter rivendicare qualcosa. Quelli che in sostanza hanno perso tutto.

Come Etihad: 660 milioni di minusvalenza nel prossimo bilancio. Come Intesa Sanpaolo e Unicredit: mezzo miliardo di euro di perdite ciascuno.

Come Poste Italiane, Atlantia — ora impegnata nell’Opa alla spagnola Abertis — e la Immsi, la holding di Roberto Colaninno. Il compito di Bianchi rischia di essere improbo anche per la complessità del trasporto aereo.

Sorgente: Sul dossier Alitalia decide il tribunale di Civitavecchia: un solo giudice per 300 fallimenti – Corriere.it

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