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Russiagate, indagherà un ex capo Fbi Mueller sarà «procuratore speciale» Ma Trump rischia l’impeachment?

Al vertice del Bureau per 12 anni con Bush e Obama, avrà ampi poteri nell’indagine sulle interferenze del Cremlino nelle elezioni Usa e sulle presunte collusioni con lo staff del presidente. Trump rischia l’impeachment: «Nessun politico trattato peggio di me»

di Giuseppe Sarcina

Con una decisione a sorpresa il ministero della Giustizia americano ha affidato a Robert Mueller, ex direttore dell’Fbi fino al 2013, l’incarico di coordinare tutte le indagini sul dossier russo, compresi i rapporti tra lo staff di Donald Trump e i funzionari del Cremlino. Mueller è una figura rispettata sia dai repubblicani che dai democratici. Fu nominato nel 2001 da George W.Bush e poi confermato da Barack Obama. Con questa scelta il vice ministro Rod Rosenstein cerca di placare, almeno in parte, le devastanti polemiche che stanno investendo la Casa Bianca e l’intera amministrazione.

I poteri di Mueller e le tensioni sui mercati

Il mandato di Mueller è molto ampio: di fatto avrà poteri simili a quelli del «procuratore speciale» chiesto nelle ultime settimane dal partito democratico e anche da alcuni parlamentari repubblicani. L’annuncio del ministero della Giustizia ha chiuso un’altra giornata intensa. La Borsa di Wall Street ha tradotto le tensioni politiche in un ribasso dell’1,76%, il risultato peggiore degli ultimi otto mesi. Nella mattinata alcuni deputati democratici e un repubblicano, Justin Amash, hanno chiesto pubblicamente che il presidente sia posto sotto accusa per aver intralciato le indagini sul dossier russo, coordinate dal direttore dell’Fbi, James Comey.
Per il senatore repubblicano John McCain, «siamo difronte a qualcosa che ha la gravità e l’ampiezza del Watergate».

Usa, Trump e il Russiagate: cosa rischia il presidente. L’impeachment è possibile?
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La procedura
La difesa di Trump

Trump, da parte su, non ha perso tempo e ha fatto rilasciare dalla Casa Bianca una nota ufficiale per rassicurare l’opinione pubblica: le indagini sul Russiagate, si legge nel comunicato diffuso subito dopo la decisione del dipartimento della Giustizia di affidare il caso all’ex capo dell’Fbi, Robert Mueller, «dimostreranno che non c’è stata nessuna collusione tra la mia campagna e alcuna entità straniera» . Trump, malgrado le polemiche sempre più fragorose, ha fretta di chiudere il capitolo del Russiagate: «Non vedo l’ora – si legge ancora – che questa vicenda si chiuda velocemente. Nel frattempo – aggiunge – non smetterò mai di combattere per la gente e per le questioni che più interessano il futuro del nostro paese».

Un altro caso: è il turno di Flynn

I problemi per Trump non finiscono qui: il New York Times apre un altro fronte con un’inchiesta su Michael Flynn. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale del neo presidente – per sole tre settimane – aveva avvertito lo staff di Donald Trump che era indagato per il suo lavoro di lobbista per la Turchia durante la campagna elettorale. E lo ha fatto settimane prima dell’insediamento del tycoon alla Casa Bianca. Nonostante questo il presidente lo nominò consigliere per la sicurezza nazionale, dandogli così accesso alle informazioni più segrete degli 007 americani. Il New York Times spiega che Flynn parlò della sua situazione a un esponente del transition team, Donald McGahn, oggi consulente legale della Casa Bianca.

La testimonianza

Nel frattempo si muove anche la Commissione Intelligence del Senato che sta indagando sul dossier russo. Mercoledì ha invitato formalmente Comey a testimoniare in una seduta a porte chiuse e in una pubblica. La Commissione, inoltre, ha sollecitato il reggente ad interim del Federal Bureau, Andrew McCabe, a consegnare l’originale del «memo» scritto dal suo capo all’indomani dell’incontro con Trump, il 14 febbraio scorso. In quell’occasione, secondo la ricostruzione pubblicata dal New York Times, il presidente avrebbe cercato di convincere il direttore dell’Fbi a «lasciare perdere» le indagini sui collegamenti tra Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, e funzionari russi. «The Donald» mercoledì ha detto: «Nessun politico nella storia, e lo affermo con grande sicurezza, è stato trattato peggio di me».

I sospetti

In realtà «gli interessi particolari» di Washington continuano ad appoggiare il presidente. E il grosso del partito repubblicano, sia pure stordito, per il momento resta coperto e si allinea alla dichiarazione dello Speaker della Camera dei rappresentanti, Paul Ryan: «Certo, abbiamo ancora fiducia in Trump». Molti di loro, però, coltivano i peggiori sospetti sui rapporti tra la Casa Bianca e Vladimir Putin.

Trump-Russia, possibile l’impeachment? La vicenda del memo dell’ex capo Fbi in 10 punti
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Che cosa è successo
Figure di spicco

I repubblicani, a cominciare dalle figure di spicco, esitano per tre motivi. Primo: Trump è tuttora sostenuto dalla filiera dei generali, che va da James Mattis, segretario alla Difesa, a Herbert Raymond McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale. Secondo: il partito spera di portare a casa la riforma della sanità e il taglio delle tasse prima delle elezioni di mid-term del 2018. Terzo e non ultimo: Trump controlla, «terrorizza» nota un deputato, i leader repubblicani, Paul Ryan (Camera) e Mitch McConnell, (Senato). Ma è un quadro chiaramente provvisorio: dipende, a questo punto da che cosa emergerà dalle indagini di Mueller, il predecessore di Comey.

Sorgente: Corriere della Sera

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