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“MAGLIETTE GIALLE” RESPINTE DALLE ZONE DEL [email protected]

La chiamata alle “magliette gialle” sulle zone colpite dal sisma è naufragata. E non solo per colpa delle nefaste previsioni atmosferiche. Il Pd marchigiano ha risposto con un sonoro “No” al suo, riconfermato, segretario nazionale. E lo ha fatto motivandolo con una accusa tutt’altro che lieve: “Le decisioni non si prendono su Facebok e non si prendono senza averle prima concordate con i dirigenti locali, soprattutto se si è segretario di un partito che governa la stragrande maggioranza dei Comuni devastati dal terremoto e debbono fare i conti con una ricostruzione di cui, a distanza di 7 mesi, si fatica a vederne traccia”. Un “no” che assume una valenza politica di portata enorme e suona come campanello di allarme di una insofferenza arrivata al limite.
In molti pensano e dicono (tra i “mi raccomando non me lo attribuisca”) che la ripartenza di Renzi sia peggiore di quanto ci si potesse aspettare. “Se posso dire, mi stupisce che chi l’ha appoggiato al congresso sia stupito dell’ennesima boutade da social network di Renzi. Renzi è questo, forse, chi l’ha votato non si è accorto cosa votava”. Esordisce così Francesco De Vita, 28 anni, segretario dei Giovani Democratici delle Marche entrato nell’assemblea nazionale come candidato della mozione Orlando. Che a Renzi manda a dire: “A questo partito serve discussione interna non proclami su Facebook”.
E se i sindaci del cratere, a partire da quello di Ussita del Pd che ha rassegnato le dimissioni, a quello di Muccia, Mario Baroni che si chiede: “Ma Renzi non era premier e dove è stato? Non ci servono le sfilate pre-campagna elettorale ma i soldi. Per non parlare delle casette fantasma, dopo l’estate tornerà l’inverno”, Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro, molto vicino a Renzi, non risponde per evitare, forse, di contraddire il “capo” partito. Mentre la deputata pesarese, Alessia Morani, alla nostra chiamata per sapere cosa farà domenica, risponde di inviarle un sms che resta inevaso. Così come non si riesce a sapere cosa faranno i parlamentari, i consiglieri regionali, i responsabili dei circoli del Pd del resto d’Italia ai quali Renzi ha rivolto la chiamata alle “magliette gialle” né tantomeno se lo stesso segretario sbarcherà nelle Marche o nel versante umbro o laziale del cratere.
I vertici del Pd marchigiano dicono di non averne idea. Una cosa è certa: tutti sperano vivamente che l’iniziativa venga annullata per evitare un bagno di insulti che peserebbe, inevitabilmente, sui dirigenti locali, viste le reazioni in Rete delle popolazioni terremotate pronte ad accogliere le magliette gialle con i prodotti tipici, “pomodori e uova”, o a “usare la pala” per cacciarli.
Che l’aria sia tesa lo dimostra anche il post su Facebook del segretario regionale Francesco Comi che, dopo aver letto il Fatto Quotidiano, forse per salvare la faccia, ci accusa di aver inventato la sua invocazione ai dirigenti via sms: “Profilo basso, magari domenica andremo in qualche piccolo Comune ma senza magliette gialle, ripeto, profilo basso” e termina con un’esclamazione che è un calcio più alla grammatica che alla libertà d’informazione: “Mha… libertà di stampa”. A cui seguono commenti beceri del tipo: “Poveracci, al Falso Quotidiano non sanno più che inventarsi”.
di Sandra Amurri | 20 maggio 2017

Publié par Giacomo Salerno sur vendredi 19 mai 2017

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