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La plastica assedia i paradisi del Pacifico – Le Scienze

Detriti di plastica sulla East Beach, nell’Isola di Henderson (Credit: Tara Pound/RSPB Centre for Conservation Science)

lescienze.it – La plastica assedia i paradisi del Pacifico. Sulle spiagge di Henderson, la più grande delle remote Isole Pitcairn, nell’Oceano Pacifico, si accumulano detriti di plastica con una densità maggiore di qualunque altra regione del mondo.

Il fenomeno, dovuto alla convergenza delle correnti oceaniche, dimostra che l’inquinamento da plastica può raggiungere anche gli angoli più remoti del pianeta, miancciandone la preziosa biodiversità(red)

L’arcipelago delle Isole Pitcairn, nell’Oceano Pacifico meridionale, è famoso soprattutto per essere stato la patria degli ammutinati del Bounty, che vi si stabilirono nel 1790. Ancora oggi fa parte dei territori britannici d’oltremare ed è uno dei luoghi più remoti del pianeta: Henderson, la sua isola più grande, è disabitata e si trova a più di 5000 chilometri dal primo centro urbano.

Si potrebbe quindi pensare che si tratti di un luogo incontaminato, e per molti aspetti è così: Henderson è stata dichiarata Patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO, ed è considerata un paradiso per gli ornitologi.

Ora però le sue spiagge sono minacciate da 37,7 milioni di detriti di plastica, che hanno raggiunto una densità mai riscontrata in altre parti del mondo: 671 pezzi per metro quadrato.

Lo rivela un nuovo studio apparso sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” a firma di Jennifer Lavers, dell’Università della Tasmania a Battey Point, in Australia, e di Alexander Bond, della Royal Society for the Protection of Birds a Sandy, nel Regno Unito.

La scoperta è di una recente spedizione scientifica, che ha effettuato un accurato campionamento dei frammenti di plastica galleggianti che si accumulano in questa zona per effetto di un vortice di correnti oceaniche.

“Quello che è successo sull’Isola di Henderson mostra che non c’è scampo dall’inquinamento da plastica, neppure nei luoghi più remoti dell’oceano”, ha sottolineato Lavers. “Campionando cinque siti, abbiamo stimato la presenza di 17 tonnellate di detriti depositate sull’isola, con più di 3500 pezzi che arrivavano ogni giorno su un’unica spiaggia”.

Lavers e colleghi avvertono che si tratta di una stima per difetto: il campionamento è stato fatto su frammenti di dimensioni non inferiori ai 2 millimetri, arrivando a una profondità massima di 10 centimetri e solo lungo le spiagge, tralasciando quindi i tratti di scogliera.

Secondo gli autori, è solo la punta di un iceberg. Ogni anno nel mondo viene prodotta una quantità impressionante di plastica che non viene poi riciclata: 300 milioni di tonnellate, secondo alcune stime.

E molti dei frammenti di plastica che galleggiano e sono molto resistenti, finiscono più o meno intenzionalmente in mare, diffondendosi in tutti gli oceani. Qui rimangono per decenni, riducendosi in pezzi sempre più piccoli per effetto della radiazione solare e dell’abrasione fisica, con un impatto enorme e di lunga durata sugli ecosistemi.

“I detriti plastici rappresentano un pericolo per molte specie marine, che rischiano di ingerirli o di rimanere impigliati”, ha aggiunto Lavers. “Inoltre, formano una barriera fisica che impedisce ad animali marini come le tartarughe di raggiungere le spiagge, e infine fanno diminuire la biodiversità degli invertebrati che vivono sulla battigia”.

Si calcola che le specie marine a rischio per l’ingestione di detriti plastici siano oltre 200. Tra queste, il 55 per cento circa degli uccelli marini, tra cui due specie caratteristiche dell’isola di Henderson.

Sorgente: La plastica assedia i paradisi del Pacifico – Le Scienze

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