Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

Impeachment: dal Watergate al Russiagate — L’Indro

lindro.it -Impeachment: dal Watergate al Russiagate. Donald Trump potrebbe essere il quarto Presidente ad essere messo in stato di accusa. Come funziona il procedimento e quanto rischia Trump?

Intralcio alla giustizia, è questa l’imputazione che potrebbe mettere in stato di accusa il Presidente americano Donald Trump.
Tre fatti si sono susseguiti nell’arco di una settimana che hanno portato a dare concretezza all0ipotesi di impeachment per intralcio alla giustizia del Presidente Donald Trump.

Prima il licenziamento del direttore dell’Fbi, James Comey, che, come ha confermato lo stesso Trump, dopo una smentita della Casa Bianca, è legato  all’indagine su Flynn e sui suoi rapporti con la Russia. Poi la rivelazione del ‘Washington Post‘ che il Presidente avrebbe fornito al Ministro degli Esteri russo informazioni top secret trasmesse agli Usa da un Paese alleato (forse Israele).

Anche qui, dopo la smentita iniziale della Casa Bianca, Trump ha ammesso, sottolineando che è suo «assoluto diritto». E qui c’è da dire che ieri Trump è stato in qualche modo smentito niente di meno che dal Presidente russo Vladimir Putin il quale con una serie di battute ha di fatto sostenuto che nessuna rivelazione è arrivata al Cremlino.

Infine, sempre ieri, il ‘New York Timesha pubblicato un memorandum di Comey che riporta i contenuti di una conversazione con Trump, il quale gli avrebbe chiesto di «lasciar cadere» l’inchiesta su Flynn.

Nella storia americana due presidenti sono stato oggetto di impeachment: Andrew Johnson (1868) e Bill Clinton (1998). L’impeachment di Richard Nixon per il caso Watergate fu approvato in Commissione, ma il Presidente si dimise prima che l’aula della Camera potesse votare.

La Costituzione americana recita che il Congresso può avviare l’impeachment per «tradimento, corruzione o altri crimini e delitti». Una formula abbastanza ampia, ma nella storia americana si è fatto ricorso alla procedura solo raramente. Secondo la Costituzione statunitense, una maggioranza semplice alla Camera potrebbe votare l’impeachment. Servirà, però, poi la conferma con un voto dei due terzi del Senato.

L’impeachment deve essere votato dalla maggioranza della Camera dei Rappresentanti, ovvero 218 su 435 membri. Al momento i repubblicani hanno 238 seggi, i democratici 193, 4 posti sono vacanti. Il che vuol dire che i democratici dovrebbero convincere 25 repubblicani a mettere sotto accusa Trump.

Il secondo passaggio è il processo in Senato, che sarebbe presieduto, dal Chief of Justice, il Presidente della Corte Suprema, John G. Roberts, jr. In ultimo il Senato dovrebbe votare se condannare o assolvere Trump. Due terzi dei senatori dovrebbero votare a favore della condanna.

Andrew Johnson, all’indomani della Guerra Civile, si scontrò con i repubblicani, che spingevano perchè gli Stati meridionali pagassero un prezzo più salato per unirsi all’Unione; alla fine lui destituì il Segretario alla Guerra, Edwins Stanton, senza il permesso del Congresso e questa fu la buccia di banana. Al processo in Senato, Johnson evitò la rimozione, anche se per un voto appena.

Bill Clinton è stato il secondo Presidente a subire l’impeachment per il caso Lewinski (il sexgate). Tra i capi d’accusa, oltre alla falsa testimonianza, anche l’ostruzione alla giustizia. E in Senato, votarono per la sua assoluzione tutti i 45 senatori democratici, più i repubblicani necessari a salvarlo.

Nè Clinton, nè Jonhson, dunque, furono rimossi, perchè se la Camera votò a maggioranza semplice per l’impeachment, la mozione non ottenne il voto favorevole dei due terzi del Senato. Sia nel caso di Nixon sia nel caso di Clinton uno dei reati contestati ai presidenti era quello di ‘intralcio alla giustizia’, lo stesso che si comincia a ipotizzare per Trump.

Nixon sull’orlo dell’accusa di impeachment e destinato probabilmente a essere defenestrato, scelse di dimettersi prima. Nel 1974, infatti, in pieno scandalo Watergate, la procedura di impeachment era ad un passo dall’essere approvata alla Camera (il procedimento non era ancora iniziato al Senato) e Nixon si dimise prima.

Trump, impeachment all’orizzonte non lontano

Per l’impeachment praticamente qualsiasi violazione può essere considerata di gravità sufficiente per procedere. Per una procedura d’impeachment servono diversi mesi.

La Costituzione Usa offre un’altra possibilità più rapida per rimuovere il Presidente. È il 25esimo emendamento, ratificato nel 1967 per risolvere le dolorose questioni di passaggio dei poteri che si aprirono con l’assassinio di John Kennedy, nel 1963.

L’emendamento afferma che «il vicepresidente e la maggioranza dei principali funzionari dei dipartimenti esecutivi», in sostanza i membri del gabinetto, possono dichiarare il Presidente  «incapace di assolvere i poteri e i doveri del suo ufficio», nel qual caso «il vicepresidente dovrebbe immediatamente assumere i poteri e i doveri dell’Ufficio come Presidente pro tempore».

Il Presidente potrebbe opporsi, e in quel caso il Congresso dovrebbe poi votare la conferma della rimozione con una maggioranza dei due terzi di Camera e Senato.

La domanda a questo punto è: quanto rischia effettivamente Trump di essere messo sotto accusa?

Al momento anche se molti congressisti e senatori repubblicani lo criticano, -anche calibri 90 quali il senatore ex candidato alla Presidenza John McCain-, ma è improbabile che un numero così alto, come quello richiesto dalla proceduta, si schieri contro il tycoon.

Alla Camera dei Rappresentanti i democratici dovrebbero convincere 25 congressisti repubblicani a mettere sotto accusa Trump. Se ci riuscissero, poi, al passaggio in Senato, due terzi dei senatori dovrebbero votare a favore della condanna, che è una soglia decisamente alta (nei giorni scorsi nessuno dei due partiti è riuscito a superare la soglia dei 60 voti, necessaria per evitare il filibustering, l’ostruzionismo).

Considerato che il Congresso è dominato dai repubblicani, servirebbe una rivolta di massa del partito contro il Presidente, come avvenne nel caso di Nixon, che lasciò proprio per l’impraticabilità politica della sua permanenza alla Casa Bianca.

Per far scattare la seconda procedura, il 25esimo emendamento, servirebbe che il vicepresidente Mike Pence e la maggioranza dei principali funzionari dei dipartimenti esecutivi decida per l’ammutinamento è uno scenario che nessun analista sta prendendo in minima considerazione, per quanto lo sbandamento dello staff sia oramai sotto gli occhi di tutti e i retroscenisti americani stiano versando fiumi d’inchiostro sugli scontri tra gli uomini del Presidente.

Sorgente: Impeachment: dal Watergate al Russiagate — L’Indro

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

adv