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Tutti pronti (a parole) a tagliare le tasse – La Stampa

lastampa.it – Tutti pronti (a parole) a tagliare le tasse. Sull’onda di Trump, parte la corsa a promettere riforme fiscali. Nel Def c’è l’impegno a intervenire sul reddito. I candidati alle primarie del Pd si dividono sulla patrimoniale. Ecco come i partiti mettono a punto le loro ricette –

amedeo la mattina

La battaglia elettorale prossima ventura sarà combattuta soprattutto su due argomenti: immigrazione e tasse. Sul fisco c’è una tendenza mondiale alla riduzione. Trump l’aveva promesso e in questi giorni ha annunciato (ancora è un annuncio) l’introduzione della flat tax al 15% per le aziende.

In Francia il rush finale del ballottaggio è giocato tra Macron, che promette una sforbiciata della tassazione sulle imprese dal 33,3 al 25% e dei contributi sociali, e Le Pen che intende privilegiare una riduzione delle imposte sulle persone fisiche nelle fasce basse.

E in Italia? Mercoledì alla Camera la maggioranza ha dato via libera al Def con una serie di raccomandazioni: a cominciare dall’impegno del governo a rivedere al ribasso l’Irpef. Impegni tanto generici quanto cavalcati da tutte le forze politiche da molti anni a questa parte. La rivoluzione fiscale è rimasta scritta nel contratto con gli italiani che Berlusconi firmò in tv nel 2001.

Si è arrivati al bonus degli 80 euro che Renzi definisce «la più grande redistribuzione del reddito mai fatta in Italia. L’ha ripetuto l’altra sera su Sky durante il confronto sulle primarie. Emiliano ha bocciato la politica del governo Renzi tutta basata sui bonus: «Si è rivelata fallimentare».

Orlando ha fatto un distinguo: «Bene gli 80 euro, ma è stato un errore chiederli indietro ad alcune fasce di contribuenti». I due sfidanti spingono sulla web tax e non escludono una sorta di patrimoniale: un contributo a chi guadagna cifre importanti. Renzi è invece contrario all’una e all’altra ipotesi.

PD – PIÙ SOLDI ALLE FAMIGLIE CON TRE SOGLIE IRPEF

Renzi pensa all’abbattimento delle tasse con tre sole aliquote Irpef. Il suo governo e l’attuale esecutivo hanno aiutato le imprese, ma oggi la vera questione è mettere più soldi in tasca alle famiglie. L’operazione degli 80 euro va ampliata tenendo conto del numero dei figli. Patrimoniale? No. Renzi sostiene che la vera patrimoniale è fare pagare le tasse a chi non le paga, cioè agli evasori.

Ad una forma di patrimoniale pensa invece lo sfidante alle primarie Orlando, che parla in particolare di contributo di solidarietà dell’1% per chi ha ricchezze e redditi elevati. In particolare, sostiene il ministro della Giustizia, tutto quello che si ottiene dalla lotta all’evasione fiscale non deve essere destinata alla riduzione del debito pubblico ma ad abbassare Irpef dei redditi più bassi.

Anche Emiliano insiste sul recupero della tassazione sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari. Propone la web tax sulle multinazionali che operano in rete e la riduzione dell’aliquota più bassa Irpef dal 23 al 20%.

M5S – DAI GRILLINI POCO SU IRPEF MA ABOLIZIONE DELL’IRAP

Per il M5S la priorità è l’Irap, l’imposta sulle attività produttive. In tema di tasse i grillini hanno le idee chiare per quanto riguarda le imprese, meno sull’Irpef. Nel senso che non esiste ancora un disegno organico ma è in corso un ragionamento su scaglioni e aliquote. L’idea è di andare a sgravare i redditi medio-bassi, concentrandosi in particolare sui medi, quelli fino ai 55 mila euro – la stragrande maggioranza degli italiani – e che comprendono due scaglioni, il 27% e il 38%. Un salto che è troppo netto, e che, secondo il M5S, avrebbe bisogno di maggiore progressività.

Ma per adesso è una discussione in itinere, anche perché insistere sul taglio all’Irpef rischierebbe di oscurare la proposta regina del M5S: il reddito di cittadinanza. Diverso il discorso sull’Irap. Il progetto sarebbe di recuperare il vecchio sogno di Silvio Berlusconi, di abolizione totale. Ma per adesso c’è la proposta del deputato Mattia Fantinati: abolizione per le microimprese, che hanno fino a 10 dipendenti.

FORZA ITALIA – ALL’INIZIO DUE ALIQUOTE POI FLAT TAX AL 22%  Anche Berlusconi come Salvini pensa alla flat tax, ma non del 15%. Troppo bassa. Forza Italia pensa ad una percentuale di tassazione Irpef in una sola aliquota del 20-22%. Brunetta è convinto che alla fine sarà possibile mettersi d’accordo con la Lega. Il passaggio alla flat tax non potrà avvenire subito: l’arco temporale è almeno una legislatura perché bisogna prima di tutto creare le disponibilità finanziarie per un’operazione così radicale. E questo è possibile farlo attaccando il debito pubblico, con privatizzazioni e liberalizzazioni, e attraverso una politica rigorosa di spending review.

Mano a mano che si liberano risorse è possibile far partire la tanto attesa riforma del fisco in Italia. Partendo dalla riduzione a due aliquote Irpef, per arrivare alla sola aliquota del 20-22%. L’obiettivo di legislatura, precisa Brunetta, è quello di portare la pressione fiscale complessiva, tra tasse e contributi, al di sotto del 40%.

LEGA – TASSAZIONE SECCA AL 15%. OPERAZIONE SU EQUITALIA

Il cavallo di battaglia di Salvini è la flat tax al 15% sia per le aziende sia per le persone fisiche. In questo la Lega è in sintonia con il presidente americano Trump, che però limita la flat tax alle sole imprese. I leghisti hanno anticipato questa proposta fiscale in tempi non sospetti. Da tempo ne parla Armando Siri, consigliere di Salvini, che spiega come sarebbe possibile compensare i buchi nelle casse dello Stato di una riduzione così imponente.

Si tratterebbe di fare un’operazione di «saldo e stralcio» di tutte le posizioni di Equitalia. L’introduzione di una tassazione al 15% non verrebbe fatta subito, ma gradualmente.

E non sarebbe, secondo il Carroccio, in contrasto con la progressività prevista dalla nostra Costituzione. Sarebbe vantaggiosa per il cittadino «strozzato dalle tasse». Sarebbe inoltre uno stimolo enorme alla domanda e ai consumi. Porterebbe ad aumentare il Pil, a fare emergere il sommerso e ad attrarre investitori stranieri.

ARTICOLO 1 – COLPIRE LE GRANDI RICCHEZZE E SANARE L’EVASIONE FISCALE

I Democratici e Progressisti di Articolo 1 evitano di parlare di patrimoniale, di tassazione delle grandi ricchezze. Anche se tra di loro c’è chi non la esclude, preferendo però definirla un contributo di solidarietà da parte di chi ha di più.

Su una cosa però sono tutti d’accordo: in Italia c’è troppa evasione fiscale, soprattutto dell’Iva che arriverebbe fino a 40 miliardi di euro. Ecco, per gli ex Pd deve essere aggredita questa montagna di risorse sottratte allo Stato e alla collettività per iniziare a ridurre effettivamente l’Irpef. Partendo dagli scaglioni più bassi per salire fino al ceto medio impoverito in questi anni.

Un’operazione graduale che tenga sempre d’occhio il debito pubblico. Non è con i regali alle imprese, dalla riduzione dell’Ires ai super-ammortamenti, che si crea lavoro e maggiore benessere. Non è togliendo l’Imu sulle prime case ai ricchi che si redistribuisce ricchezza. La via maestra sono gli investimenti e un’effettiva progressività della tassazione: chi ha di più deve pagare di più.

La sfida per cambiare la legge elettorale

Sorgente: Tutti pronti (a parole) a tagliare le tasse – La Stampa

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